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domenica 12 ottobre 2014

Racconto allungato vs. racconto concentrato

Nel mondo degli appassionati di scrittura si sente spesso parlare di una regola, da impartire a tutti i principianti e molto difficile da far rispettare, per chi insegna.

Poiché il narratore inesperto tende a dire i fatti da raccontare, a riferire gli avvenimenti, lo si esorta invece a scrivere in modo da mostrarli, da farli vedere e percepire al lettore, in modo che questi possa da solo - come guardando un film - completare il puzzle della storia nella sua mente.

La regola, o il consiglio se vogliamo, è sostanzialmente giusta, perché è vero che chi muove i primi passi quasi sempre commette l'errore di non scrivere descrivendo con i sensi ma di riferire ciò che avviene, ed è altrettanto vero che qualsiasi brano, reso più specifico grazie all'uso di un linguaggio che mostra le cose, diventa più potente.

domenica 12 gennaio 2014

Dal capitale umano a quello narrativo


 Che Il capitale umano sia il più bel film di Paolo Virzì si fa presto a riconoscerlo.

La bravura di Virzì, sin da La bella vita, è sempre stata quella di far detonare la natura tutta italiana del commediante con le mostruosità della nostra società civile.

Immagino che Virzì, leggendo Il capitale umano di Amidon Stephen, abbia tirato un sospiro di sollievo, trovando una storia che si adattava perfettamente all'immaginaria Brianza e alla molto realistica Italia degli ultimi tre o quattro anni.

Il film però fa centro nell'attenzione dello spettatore grazie soprattutto alla sua struttura, senza la quale potrebbe sembrare un semplice affresco di caratteri, magistralmente incarnati da un cast in stato di grazia assoluto.

Il 50 % dell'efficacia comunicativa del film sta nella sua struttura in capitoli.

Ed è per questo che ne parlo qui, dove di solito scrivo di narrativa.

Il film è una lezione di scrittura, sia in termini compositivi che di stesura.

martedì 17 settembre 2013

Una vita per scrivere

Se io ti dicessi che hai a disposizione sempre davanti a te la formula magica per estrarre dalle cose ordinarie qualcosa di straordinario?

I dettagli della vita quotidiana sono una miniera d'oro che aspetta solo di essere estratto per andare a impreziosire la tua scrittura.

Tutto ciò che devi fare è prestare attenzione, come se mettessi la tua vita su un vetrino da infilare sotto al microscopio, e poi raccontare che cosa vedi.

Ecco qualche spunto per cominciare.

domenica 12 maggio 2013

Il gusto di scrivere

Che gusto ha l'atto di scrivere?

In che modo le esperienze sensoriali legate al gusto, ai sapori e al cibo possono arricchire la nostra esperienza di scrittori, narratori e inventori di storie?

Se è vero che la cucina è un perfetto connubio di tecnica ed estro, e la degustazione un viaggio nei sensi alla ricerca del sapore, come può uno scrittore "cucinare" un buon racconto con cui "nutrire" i suoi lettori?

Da queste tre domande e da tutte le altre che saremo capaci di elaborare, parte il laboratorio di scrittura Il gusto di scrivere, che ho l'onore di tenere sabato e domenica 1 e 2 giugno a Sant'Antonino di Torrazza Coste (PV).

Esercitazioni guidate, lavoro individuale e di gruppo, dalla generazione di idee all'orchestrazione della trama fino alla tecnica di editing, ci impegneranno dalle 16 del sabato alle 17 della domenica, per stare insieme, condividere la passione per le storie da narrare e la voglia di scoprirsi semplici, sensibili, creativi e capaci di gustare il cibo, la scrittura e la vita.

L'evento nell'evento è la cena del sabato, nella quale si celebreranno la collina e i suoi abitanti, e dove mangiare e chiacchierare sarà esperienza di piacere e materiale di lavoro per la scrittura del giorno seguente.

Il laboratorio è frutto di un'iniziativa privata dettata da puro amore per la scrittura, e per questo non prevede alcun costo in denaro per i partecipanti, ma l'impegno alla partecipazione attiva del laboratorio e dei momenti di condivisione quotidiana di pranzo e cena.

Il programma dei lavori di scrittura in sintesi:
  • dalle 16 alle 19 del sabato: dall'ingrediente al piatto, esercitazioni guidate all'elaborazione creativa di materiali per la costruzione di una storia, a partire dal contatto diretto col cibo
  • dalle 9.30 alle 12.30 della domenica: il menù perfetto, percorso creativo per la costruzione di una trama collettiva a partire dalle suggestioni della cena-evento del sabato sera
  • dalle 14.30 alle 17 della domenica: la presentazione è tutto, tecniche-espresso di editing e revisione per pagine impeccabili
Ancora pochissimi posti disponibili, per prenotarti scrivi nella pagina contatti.




mercoledì 30 gennaio 2013

Scrivere in seconda persona: tre vantaggi incredibili

Prima persona, terza persona...

Il novantanove per cento e oltre di tutta la letteratura mondiale è scritta con questi due unici punti di vista.

Quando però ci capita tra le mani un racconto in seconda persona, in cui la voce narrante ci si rivolge con il tu, avvertiamo qualcosa di strano, di anticonvenzionale, al limite dell'accettabile, ma incredibilmente efficace per dare un tocco davvero nuovo a una storia.

Scegliere il punto di vista è essenziale per dare al lettore una precisa prospettiva dalla quale assistere alla storia narrata.

Anche la seconda persona permette di fare questo, ma il modo specifico in cui lo fa la rende una soluzione originale, da provare almeno una volta nel tuo percorso di scrittura.

venerdì 14 settembre 2012

Il tuo personaggio in due parole

Dopo aver parlato di come scrivere la tua storia in due righe, vediamo se ci riesce di dare qualche dritta su come creare in maniera espressa il tuo personaggio.

La creazione del personaggio ha la sua fase più delicata proprio all'inizio, quando bisogna gettare le basi della sua esistenza e dargli un'impronta tale da renderlo originale e inconfondibile.

Tutti sanno che un personaggio è tale se svolge una funzione precisa nel racconto, cioè - come si dice per semplificare - ha un obiettivo da raggiungere.

A volte la storia racconta del modo in cui i personaggi raggiungono i loro scopi, intesi come lavori da svolgere, missioni da completare, cose di cui entrare in possesso.

Un personaggio deve ucciderne un altro, un detective deve scoprire il colpevole, un avventuriero deve raggiungere una terra lontana, una fanciulla deve conquistare il cuore di qualcuno.

Altre volte, però, il personaggio muove i suoi primi passi nella storia con uno scopo e poi le circostanze iniziano a dirottarlo altrove, anche se per lungo tempo egli continua a pensare di dover raggiungere il primo obiettivo illustrato.

Quindi, dire che un personaggio ha un obiettivo può essere ovvio e nello stesso tempo fuorviante.

Altrettanto vero che del personaggio bisogna conoscere com'è dentro e com'è fuori, e sembra che il suo destino si giochi sulla quantità e la qualità dei dettagli che lo scrittore riesce ad assegnargli.

Anche in questo caso, ci sono scrittori che preparano lunghe relazioni e raccolte dati sui loro personaggi, creando la loro biografia pregressa, e quindi il loro carattere, in modo da renderli vivi.

Altri scrittori invece si lanciano a capofitto nel dipingere i propri eroi, rimpinzandoli di tutti i dettagli che vengono loro in mente.

Con la tecnica del personaggio in due parole, invece, tu costruirai l'indispensabile per far sì che il tuo personaggio prenda vita, affinché le sue caratteristiche ti aiutino a sviluppare meglio l'intera storia, ma con un risparmio di tempo ed energie notevole, rispetto alle altre metodologie.

martedì 1 maggio 2012

La tua storia in due righe

Due righe forse ti sembrano pochine per racchiudere lo splendido romanzo o l'avvincente racconto che vorresti scrivere.

Ma che cosa penseresti se ti dicessi che quelle stesse due righe sono più che sufficienti a permetterti di costruirli, il tuo romanzo o il tuo racconto, in barba a tutti i complicatissimi metodi per strutturare una storia, compresi quelli che insegno io nei miei corsi?

Il nocciolo è semplice: se riesci a condensare in sole due frasi la storia che potresti raccontare in trecento pagine, allora sei in grado di usare questo metodo per scrivere tutta la tua storia senza intoppi.

Magia?

Nient'affatto: si tratta solo di definire gli elementi essenziali della tua storia, distribuendoli nelle due frasi, e poi espanderle in unità più voluminose, dalle frasi ai paragrafi, dai paragrafi ai capitoli, dai capitoli al romanzo.

È una versione zip del metodo che insegno in Tutto sulla trama: provalo subito, perché è di immediata applicazione.

Quali sono gli elementi essenziali della storia che vuoi raccontare?

giovedì 5 aprile 2012

Scriviamo una storia: dal "Fu così che" al "Da quel momento"

Siamo nell'atto finale della tua storia, con i tre passi conclusivi che ti permetteranno di disegnare la risoluzione.

È quella zona narrativa nella quale le storie poliziesche e di mistero vedono annodarsi i propri fili verso la soluzione del caso, con l'investigatore che s'incammina decisamente verso il successo.

mercoledì 29 febbraio 2012

Il mensile di Iltuowritingcoach: Febbraio 2012

Il nuovo corso
Prima di riepilogarti tutti gli argomenti che abbiamo toccato in questo mese, ti annuncio la novità della sezione corsi: da marzo, tutti i percorsi formativi sulla scrittura sono a download immediato.

La possibilità di avere subito tutti i files video e le dispense nel proprio computer mi era stata richiesta da molte persone via mail, così le ho accontentate.

Da oggi puoi scegliere uno dei videocorsi e salvare sul tuo pc tutto il materiale per visionarlo secondo i tuoi tempi e le tue modalità.

Il download immediato naturalmente m'impedisce di effettuare una supervisione continuativa, il che ha comportato anche un notevole calo dei prezzi, ma tu potrai sempre richiedere questo servizio in aggiunta.

E ora, andiamo a vedere di che cosa abbiamo parlato a Febbraio.

Artisti o scrittori?
E perché non entrambi?

Anzi, senza dubbio la scrittura è la più complicata delle forme artistiche, perché la materia che il suo artefice manipola, le parole, è essa stessa l'opera.

Leggi questo post per approfondire la questione.

Storie da scrivere
Continua la nuova serie Scriviamo una storia con il secondo e il terzo post.

A tutti e tre gli articoli puoi accedere comodamente da questa pagina, che trovi anche nella barra superiore.

Naufraghi della narrativa
C'è una forma di racconto - fantasticato o realmente praticato - che contiene solo pregi: è misterioso, va subito al dunque ed è brevissimo.

Sto parlando dei messaggi in bottiglia, che evocano scenari d'avventura, vibrano di drammaticità e condensano in un solo foglietto eventi che è proprio il caso di definire burrascosi.

Ecco il mio post "in bottiglia" per te, raccoglilo!

La legge del più forte
Brutto constatarla.

Gli artisti di www.cocacolla.it (non so neanche se sia ancora attivo, il dominio) hanno ricevuto lo sfratto dalla Coca Cola per presunto plagio del marchio.

È una roba che non sta in piedi, anzi, è la prova della creatività di questo gruppo.

Se vuoi sostenerli, ti spiego qui come fare.

Scriviamo una storia: dal "Finché un giorno" al "E per questo"

Il punto di svolta di ogni storia coincide con un forte cambiamento nella condizione presentata nel primo atto o nella prima parte.

In una storia sull'amore di due persone, il punto in questione può consistere nel loro incontro, oppure nel loro rendersi conto del reciproco interesse.

Così, in Romeo e Giulietta di Shakespeare, l'incontro dei due durante il ballo in maschera è il nostro Finché un giorno...

Nei miei corsi insisto sempre molto sul conflitto, ed è chiaro che il punto di svolta di cui stiamo parlando è anche quello che stabilisce il conflitto della storia.

giovedì 9 febbraio 2012

Scriviamo una storia: dal "C'era una volta" al "Ogni giorno che passava"

Molti libri sulla scrittura riportano la famosa struttura in tre atti: una storia, per avere la giusta organizzazione e il ritmo adatto, dovrebbe suddividersi in tre parti progressive.

Con le nostre sette mosse, ricalcheremo in qualche modo questa struttura tripartita.

I primi due passi citati nel post precedente, C'era una volta e Ogni giorno che passava, coprono per intero la sezione costituente il primo atto di una storia.

In questa sezione iniziale, lo scrittore persegue uno scopo ben preciso: dire al lettore tutto ciò che egli ha bisogno di sapere per comprendere il prosieguo della storia.

È fondamentale, e se il lettore, nel finale di un libro, si confonde, molto probabilmente è perché nelle prime due parti qualcosa non ha funzionato nel modo giusto.

lunedì 30 gennaio 2012

Scriviamo una storia: sette mosse facili

Le storie non sono complicate, anzi, la maggior parte di esse è inaspettatamente semplice.

Semplice, però, non vuol dire facile.

La semplicità è molto difficile da raggiungere.

Molto spesso, ci facciamo bloccare dal desiderio di aggiungere maggiore complessità alla nostra scrittura.

Pensiamo che un più alto grado di complicazione renderà migliore il nostro testo.

In realtà, il testo non migliora, s'intorbidisce.

Come Browning fa dire ad Andrea del Sarto, less is more, meno è meglio, e noi dovremmo adottare questo motto.

Cominciamo allora da queste sette mosse facili.

Per oggi t'invito solo a leggerle e a renderti consapevole della loro importanza.

In queste sette mosse si racchiude tutta la narrativa.

  • C'era una volta
  • Ogni giorno che passava
  • Finché un giorno
  • E per questo
  • Fu così che
  • Alla fine
  • Da quel momento
Non c'è nessuna storia al mondo che non possa essere suddivisa in queste sette parti, così come non c'è alcuna trama che tu non possa inventare con esse.

Di sicuro le riconosci e nei prossimi post le vedremo una per una.

Per adesso, cerca solo di capire che, pur conoscendole, finora hai pensato che dovessero essere molto più complicate di ciò che in realtà sono.

mercoledì 28 dicembre 2011

Il 2011 di Iltuowritingcoach

Dove eravamo rimasti?
Ho aperto il 2011 con un post di buoni propositi per l'anno che iniziava.

Ora che l'anno in questione si chiude, vediamo insieme i migliori articoli, con l'augurio di un 2012 ancor più ricco di storie e buona scrittura.

Una selva di personaggi
A partire dal lavoro di Daniel Kehlmann, una riflessione sul numero di personaggi in una storia.

Se è vero che il lettore ha piacere a identificarsi in un personaggio, che cosa succede quando il romanzo racconta le storie parallele e intrecciate di una serie di personaggi differenti?

Scoprilo in questo articolo.

Arriva il cattivo
La necessità di rappresentare il male, in una storia, è legata a filo doppio all'esaltazione della sua controparte, il bene, quasi sempre identificato con il protagonista.

In una piccola rassegna, che puoi leggere qui, ecco come il ruolo del cattivo viene risolto nelle storie degli autori più popolari della letteratura moderna.

Chi ben comincia...
Come si fa un buon incipit?

Come hanno fatto Collodi, Dickens, Conrad e tanti altri scrittori a risolvere questo delicatissimo punto del loro lavoro?

C'è una logica precisa a dettare le loro scelte?

Scoprila adesso cliccando qui.

Chi è di scena?
C'è diversità di opinioni e definizioni su che cosa sia esattamente una scena.

In questo articolo, la definisco una sequenza di eventi legata a un tempo preciso, con la funzione di sviluppare una storia.

Le implicazioni di questa definizione sono tutte tecniche: leggi il post per scoprire non solo com'è fatta una scena ma anche come costruirla mattone dopo mattone.

Il brivido della scrittura
Nell'ultima decade, i generi letterari legati alla suspense, al brivido, alla paura e al mistero hanno avuto un vero e proprio boom.

Ma come si fa un racconto noir/mistery/giallo, insomma... come si fa a far rabbrividire il lettore?

Dieci passi concreti per raggiungere questo risultato li trovi qui.

Mi piace Cacucci
Mi diverte da morire leggere le storie di Pino Cacucci, perché è uno scrittore che non nasconde neanche un po' il suo sapiente artigianato e si compiace della sua riconoscibilità.

Nelle sue storie sai che troverai qualcuno che la fa grossa ed è costretto a scappare, a volte senza ritorno, altre volte con un colpo di fortuna ribaltando il suo destino, più raramente finendo in tragedia.

Tutto raccontato sempre con il più semplice dei linguaggi.

Se ti piace scrivere e intrattenere, fallo entrare nel novero di coloro che possono insegnarti qualcosa, a partire da questo post.

Sbatti il fatto in prima pagina
Se riesci ad acchiappare il lettore nella tua prima pagina, è molto probabile che la sua fiducia lo faccia arrivare a leggere tutto il testo: questo il senso dell'articolo di luglio.

Come se volesse dimostrare a sé stesso di non essersi sbagliato, pur se il testo, man mano che procede, lo delude.

Quando ho letto la prima pagina di Sabato, addio di Marco Archetti, ho subito pensato che questo giovane scrittore la sapesse lunga, in fatto di trucchetti per affascinare il lettore, ed era un pensiero lusinghiero.

A giudicare dalle mail che ho ricevuto da tanti lettori, ci avevo visto giusto: chi mi ha scritto ha condiviso con me la stessa opinione allargandola con ulteriori riflessioni.

Chi è mancato invece è stato proprio Archetti che probabilmente si sente una penna troppo grande per rispondere alla mail che gli ho mandato.

Per aspera ad astra, ma a volte accade anche il contrario, sai?

S come Starnone
Non c'è niente da fare, io adoro la svolta auto-romanziera di Domenico Starnone, a partire da Via Gemito.

Per questo, ho salutato tutti i lettori, prima delle vacanze estive, in un post con questa meravigliosa definizione di buon libro conservata in Labilità.

Da scolpire nella mente.

Un libro dentro l'altro
Ad accompagnare la mia estate c'era il bellissimo Storie di libri, amati, misteriosi, maledetti, tutto dedicato al libro come protagonista e non solo come contenitore di storie, di cui parlo qui.

Non solo una sorprendente rassegna dei migliori racconti con i libri al centro della storia, ma anche un vero e proprio campionario di stratagemmi narrativi dagli effetti spiazzanti.

Da studiare.

Pubblicare o non pubblicare, questo è il problema
La pubblicazione tradizionale del tuo libro passa ancora per le mani di un editore, al quale bisognerà pur comunicare che hai realizzato un libro.

Non trascurare questa fase: una buona lettera di presentazione all'editore è un ingrediente nient'affatto secondario del percorso verso la pubblicazione, e qui trovi come realizzarla.

Scrivere con l'anima
Un esercizio di creatività che può avere effetti interessanti a lungo termine.

A volte basta fingere di essere due persone per sdoppiare e staccare da sé la nostra parte creativa, liberandola da pastoie e inadeguatezze quotidiane.

Ecco una guida per evocare lo scrittore fantasma che celi nella tua anima e dare finalmente alla luce il tuo racconto.

La nuova serie
Da novembre 2011 ho iniziato una serie di post intitolata La scrittura simbolica, di cui puoi leggere per ora:


Prossimamente, il seguito.

giovedì 21 luglio 2011

Scrivere un libro... su che cosa?

La grande idea
Tutti la vorremmo.

Svegliarci con l'illuminazione e vedere già, davanti agli occhi della mente, una storia da scrivere già bella e formata.

O anche solo una buona idea di partenza.

Una di quelle che puoi scrivere in breve, su un foglietto al volo, senza addentrarsi nei dettagli, solo i concetti chiave, i personaggi più importanti, qualche fatto saliente.

Sveglia!
Qual è la realtà?

Fogli bianchi che aspettano, appunti che non trovano una quadratura, mezzi racconti abortiti dopo una pagina incerta.

Non solo la grande idea per scrivere un libro, ma anche uno straccio di pensiero per iniziare, a volte, latita.

Spesso è proprio il desiderio eccessivo di riuscire e la troppa concentrazione a saturare la creatività.

Bisogna ricorrere a procedure capaci di accompagnare la mente bloccata oltre l'ostacolo: come in Tutto sulla trama, il percorso guidato in dieci passi per comporre una storia completa e solida, con la procedura integrale per scrivere il tuo libro scena per scena.

A volte però è proprio l'idea di partenza che fatica ad arrivare, e non puoi sviluppare alcuna trama senza uno straccio d'idea da cui partire.

Per uscire dall'inghippo, c'è bisogno di aggirare il controllo della mente.

venerdì 22 aprile 2011

La descrizione che crea l'atmosfera

Hai appena finito di leggere un romanzo, e ti senti addosso un senso di malinconia o collera, oppure al contrario la lettura ha acceso il tuo entusiasmo ed elettrizzato i tuoi pensieri?

Se tu lo facessi sapere all'autore ne sarebbe certamente felice, perché è questo che i romanzieri fanno: influenzare l'umore del lettore creando atmosfere.

Innanzitutto, un chiarimento: l'atmosfera è una qualità che il testo - in quanto messaggio - suggerisce a chi lo legge, mentre l'umore è la reazione a questa qualità.

Ma come fa lo scrittore a dare alle sue pagine le qualità giuste per provocare in chi legge determinate reazioni?

domenica 10 aprile 2011

Costruire la trama: due domande fondamentali

Ti viene un'idea fantastica per un racconto o un romanzo, una di quelle illuminazioni che non ti fanno stare più nella pelle, e il pensiero di tornare a casa e metterti a sviluppare quell'idea per trasformarla nella tua nuova storia schizza al primo posto, conti i minuti che ti separano dal momento in cui siederai a scrivere per darle forma di narrazione ed estrarne una trama efficace.

Come continua, questa situazione?

Man mano che sviluppi l'idea di partenza però alcune nuvole si affacciano nel cielo del tuo entusiasmo: quella situazione è inverosimile, quel personaggio fa quella cosa ma non se ne capisce il motivo, la tua storia comincia a rivelare dei "buchi" e tu non riesci in nessun modo a colmarli, perché quando ci provi ti trovi a cambiare tutto ciò che avevi pensato, così ti stanchi e quella meravigliosa idea di partenza se ne torna nell'Olimpo dei romanzi mai nati.

Se a questo punto tu pensassi di non essere capace di strutturare una trama non mi stupirei.

Ma sarebbe un pensiero scorretto.

Se non ti è riuscito di costruire in modo preciso il tuo racconto e di colmare le "voragini" determinate dalle contraddizioni,dalle oscurità, dai punti interrogativi che una nuova idea di storia sempre presenta, è perché non conosci o non hai usato le due domande fondamentali per strutturare la trama.

giovedì 3 febbraio 2011

L'io narrante tra prima, seconda e terza persona

Mi chiamo Eva, che vuol dire vita, secondo un libro che mia madre consultò per scegliermi il nome.
(Isabel Allende, Evaluna, 1987 Feltrinelli)



Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo "Se una notte d'inverno un viaggiatore" di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell'indistinto.
(Italo Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore, 1979 Mondadori)


Vadinho, il primo marito di dona Flor, morì a Carnevale, una domenica mattina, mentre ballava un samba vestito da baiana in Largo 2 Luglio, non lontano da casa sua.
(Jorge Amado, Dona Flor e i suoi due mariti, 1966 Garzanti)

Questi tre incipit (a proposito di incipit, una risorsa fondamentale è http://www.incipitario.com/ che permette ricerche veloci e mirate) sono un ottimo esempio di come la scelta della persona verbale produca effetti diversi nel lettore.

La Allende ci "trafigge" sin dall'inizio con il suo personaggio che in prima persona si presenta.

Calvino ci spiazza, non solo perché si rivolge a ogni singolo lettore col tu ma anche per l'autoreferenzialità: l'autore del romanzo parla dello stesso libro che il lettore ha tra le mani.

Infine, Amado dipinge la scena iniziale invitandoci a guardarla dall'esterno, grazie alla terza persona.

La scelta della persona influenza direttamente la relazione tra il lettore e i personaggi.

giovedì 23 settembre 2010

Poesia: giochi di parole per iniziare

Più della prosa narrativa, la poesia moderna nasce come esperienza di scoperta: il poeta vede, sente, vive direttamente qualcosa in un modo che appare nuovo, sorprendente a lui stesso.

La scrittura in prosa si può pianificare, perché strutturare un racconto, la sua divisione in scene, la ricerca di informazioni per rendere credibile il tutto, sono operazioni concrete, divisibili in passi ed eseguibili come procedure.

Più difficile inventare una procedura o indicare i passi per qualcosa che non viene realmente fatto dal poeta, ma piuttosto accade al poeta, spesso spiazzandolo.

Difficile, se non addirittura paradossale, pianificare una sorpresa come questa.

I tre giochi che ti propongo come avvicinamento alla poesia, puntano proprio a questo: indurre il nostro sguardo a vedere in modo differente per mettere in moto la creatività.

sabato 11 settembre 2010

Sulle tracce della trama: stabilire il tema e il luogo

Sul telaio della mente
Le parole trama e testo sono metafore: derivano dal mondo delle stoffe, della tessitura, dove il testo è l’intreccio dei fili che forma la stoffa e la trama è la qualità di questo intreccio.

Anche filo e intreccio sono parole del mondo della tessitura usate come metafore nel mondo della scrittura: il filo narrativo è la serie di avvenimenti attraversati da un personaggio, l’intreccio è il modo in cui gli avvenimenti sono collegati tra loro.

Forse l’accostamento con una pratica artigianale ha fatto pensare alla scrittura come artigianato.

L’idea è buona ma può avere conseguenze non altrettanto buone.

Per coloro che prendono alla lettera le metafore di cui parlavo, la trama è qualcosa da stabilire a priori, proprio come fa una tessitrice quando imposta i rocchetti al telaio sapendo bene quale trama otterrà.

Solo che il "telaio" metaforico – ossia la nostra mente – non è fisso come il vero telaio di legno, e quindi non c’è alcuna garanzia che la trama impostata poi funzioni fino alla fine.

Per coloro invece che considerano le stesse metafore come suggestioni da cui partire, costruire la trama somiglia piuttosto a una ricerca: spesso nelle ricerche si inizia cercando qualcosa e se ne trovano altre, inaspettate e sorprendenti.

Quindi, c’è chi scrive costruendo prima la trama perché ha bisogno di sapere – come Dio! – ogni minimo movimento del piccolo mondo di sua creazione.

Poi c’è chi scrive partendo con una vaga idea per il piacere di renderla precisa durante il percorso.

Chi ha ragione?

domenica 5 settembre 2010

Il passo narrativo - come acquisirlo, come rinforzarlo

Sabbie mobili
Le tue storie brevi sembrano bloccate in una dispersiva descrizione di continui retroscena?

Ti sembra che il flusso narrativo si trascini stanco e che la tua storia arranchi senza meta?

Nessuno meglio degli scrittori di sceneggiature può aiutare gli autori di narrativa a scrivere storie che si muovano nella giusta direzione, ossia in avanti.

Eliminare inutili retroscena, pensare in termini sensoriali agli avvenimenti che vuoi raccontare, strettamente aderenti al momento in cui avvengono, creare una storia o una scena che prosegua con il giusto ritmo verso la sua risoluzione è un'abilità che il narratore può e, a mio parere, deve "rubare" al suo collega sceneggiatore.

Vediamo come.

Ciak, si (ri)scrive
  1. Scegli una scena da una storia breve o da uno dei tuoi racconti, che ti sembra si stia trascinando a fatica senza che tu riesca a dargli la spinta risolutiva. Si tratta di quelle scene che nel tuo progetto avevi orientato sul versante dell'azione o alle quali avevi comunque assegnato la funzione di portare avanti la storia.
  2. Riscrivi la scena come un testo teatrale o come una sceneggiatura cinematografica. In altri termini, racconta la storia usando esclusivamente dialoghi e brevissime descrizioni - solo quelle veramente necessarie, come le didascalie dei testi teatrali - delle azioni, dei personaggi e dell'ambiente. Non stare a preoccuparti della correttezza del testo dal punto di vista teatrale o cinematografico: stai riscrivendo come se fosse una sceneggiatura, ma il tuo obiettivo non è scrivere una sceneggiatura bensì pensare alla scena con una particolare attenzione ai cinque sensi.
  3. Sii essenziale. Pensa in modo strategico a come i personaggi potrebbero rivelarsi attraverso le azioni fisiche e il dialogo. Invece di dire al lettore che tipo è quel personaggio, scriverne secondo le regole del teatro e del cinema, ossia usando solo dialogo e didascalie, ti costringerà a trovare un modo per illustrare il personaggio attraverso i suoi comportamenti, e ciò farà inevitabilmente andare avanti la storia.
  4. Ora riscrivi la scena attraverso la voce narrante stabilita per il tuo racconto, evitando lunghe descrizioni e aggiungendo, oltre a riportare ciò che fanno e dicono i personaggi, solo quei dettagli venuti fuori durante la riscrittura in forma di sceneggiatura: i fatti ora saranno raccontati con il discorso indiretto, ma si tratterà solo delle informazioni necessarie a far procedere la narrazione, in più la voce narrante descriverà ciò che accade in un modo visivo, e al lettore sembrerà di assistere alla vita dei personaggi e non di ascoltare la voce di un narratore.
  5. Prenditi qualche giorno di distacco dalla scena e torna a rileggerla dopo aver fatto passare un po' di tempo: noterai senz'altro come è cambiato il passo narrativo.