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sabato 5 marzo 2011

Tre pagine al giorno: fai come Colette

«Minnie... Tesoro, hai finito il tema? Minnie, ti rovinerai gli occhi!»
Minnie ha un moto d'impaziemza. Ha già risposto tre volte: «Sì, mamma» alla mamma che sta ricamando dietro lo schienale della grande poltrona...
Minnie mordicchia il cannello d'avorio della penna, è talmente china sul quaderno che le si vedono solo i capelli argentei e la punta del nasino tra due spioventi.
Il fuoco brontola piano, la lampada ad olio scandisce lenta i secondi, la mamma sospira, Sulla tela incerata del ricamo – un grande collo per Minnie – l'ago inciampa ad ogni punto. Fuori, i platani di boulevard Berthier sgrondano di pioggia, e i trams del viale esterno cigolano musicali sulle rotaie.

Così comincia L'ingenua libertina di Colette, una delle maggiori scrittrici e artiste del primo Novecento.

Ma non ti parlerò del modo in cui usa l'inquadratura, prima a tutto campo nel soggiorno, poi con la zoomata sulla bocca della ragazza, né del passaggio dalla vista all'udito, dall'immagine della piccola al brontolio del fuoco e i sospiri della donna, passando per l'inciampo dell'ago, la pioggia e la musica dei trasporti pubblici.

Mi interessa Colette per due motivi:
  • com'è diventata una scrittrice
  • com'è diventata un artista
Anche se possono coincidere, le due cose nel suo caso non sono identiche.

Colette è riuscita a vivere queste due dimensioni espressive perché amava la sua arte e le restò fedele, come una sposa.