Minnie ha un moto d'impaziemza. Ha già risposto tre volte: «Sì, mamma» alla mamma che sta ricamando dietro lo schienale della grande poltrona...
Minnie mordicchia il cannello d'avorio della penna, è talmente china sul quaderno che le si vedono solo i capelli argentei e la punta del nasino tra due spioventi.
Il fuoco brontola piano, la lampada ad olio scandisce lenta i secondi, la mamma sospira, Sulla tela incerata del ricamo – un grande collo per Minnie – l'ago inciampa ad ogni punto. Fuori, i platani di boulevard Berthier sgrondano di pioggia, e i trams del viale esterno cigolano musicali sulle rotaie.
Così comincia L'ingenua libertina di Colette, una delle maggiori scrittrici e artiste del primo Novecento.
Ma non ti parlerò del modo in cui usa l'inquadratura, prima a tutto campo nel soggiorno, poi con la zoomata sulla bocca della ragazza, né del passaggio dalla vista all'udito, dall'immagine della piccola al brontolio del fuoco e i sospiri della donna, passando per l'inciampo dell'ago, la pioggia e la musica dei trasporti pubblici.
Mi interessa Colette per due motivi:
- com'è diventata una scrittrice
- com'è diventata un artista
Colette è riuscita a vivere queste due dimensioni espressive perché amava la sua arte e le restò fedele, come una sposa.
