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sabato 28 aprile 2012

I corsi di scrittura servono?

Da questa domanda dalle cento pistole parte la riflessione di Silvia Truzzi su Il Fatto Quotidiano di stamattina, 28 aprile 2012, pagina 14.

Col titolo Pago dunque scrivo - Il business della creatività, la giornalista ha impacchettato la sua opinione sul fenomeno corsi di scrittura alludendo, senza troppe velature, alla loro sostanziale inutilità per chi li frequenta, opportunamente bilanciata dal guadagno di chi li promuove.

Il messaggio generale è che la scrittura sta da tutt'altra parte rispetto a quella dei tanti percorsi formativi che dovrebbero insegnare la narrativa, questo sia che li faccia Alessandro Baricco alla scuola Holden, sia che li faccia Pinco Pallino alla scuola tinsegnohascrivere.

Ed è sicuramente una tesi fondamentale a tutto il discorso spiegato nell'articolo: se i letterati potessero davvero insegnare a scrivere, allora nessun non-letterato (mi sento un po' Godel, adesso...) dovrebbe permettersi di usare la scrittura, neanche i laureati in legge come la Truzzi.

Invece, poiché io penso che le due cose non c'entrino assolutamente nulla e che, come si diceva al mio paese nel diciassettesimo secolo a la pruova se vede lo mellone, trovo che la giornalista, nonostante la formazione legale, sia più che un fior di scrittrice, direi un bouquet intero.

Avvocati, pm, giudici, persino i notai, sanno ben giocherellare con la retorica.

Ma non c'è niente di più noioso della retorica per chi la retorica la sa (e pure questa frase lo è).

domenica 27 marzo 2011

Incipit e dintorni

Nella foto puoi vedere l'inizio de Le avventure di Pinocchio, storia di un burattino di Carlo Collodi.

È interessante perché allude sia al classico incipit delle fiabe con il c'era una volta, sia all'incipit vero e proprio di una famosa filastrocca.

In questo modo, Collodi "comanda" già al lettore (anzi, si rivolge espressamente ai piccoli) la disposizione giusta con la quale leggere il suo romanzo.

Quasi ogni scrittore è pronto a sostenere come l'incipit sia la parte più delicata da scrivere perché è il momento che cattura l'attenzione.

In realtà ci sono fattori precedenti all'incipit che chiamano qualcuno spingendolo ad aprire le prime pagine di un libro, come la copertina, il titolo, la presentazione in quarta.

Uno scrittore è un artista, e un artista è una persona che sa fare delle scelte ascoltando le proprie emozioni.

Ma qui nasce l'equivoco: se l'artista sceglie, vuol dire che ha davanti un ventaglio di scelte.

Così, se lo scrittore deve scegliere l'incipit del suo racconto o romanzo, lo farà sulla base di una serie di modelli di incipit che in qualche modo sono finiti nella sua mente e memoria.

Se le circostanze della nostra vita non ci hanno permesso di incamerare questi modelli, è cosa buona e giusta incamerarli in maniera volontaria e razionale, per poi lasciare il campo all'emozione e operare la scelta.

Perciò, prima di chiederti quale incipit scrivere, domandati quali tipi di incipit sarebbe possibile adottare?

mercoledì 1 settembre 2010

Romanzo o racconto? Questo è il problema

E aggiungerei alla domanda del titolo, cos'è allora una novella? E un romanzo breve?

I nomi, si sa, non sempre corrispondono alle cose e a volte le sovrastano, altre volte ancora sono il tempo e la storia a cambiarne funzione e significato.

Così l'esatto senso in cui intendere parole come romanzo, racconto, novella, romanzo breve può sfuggire o confondersi.

Tuttavia, per chi si avvicina alla scrittura è fondamentale avere ben chiare alcune differenze basilari.

Il romanzo deriva il suo nome dalla prima letteratura medioevale francese, ma quel romanzo lì si può dire che scompaia a partire dal mille, e chi voleva cimentarsi in una narrazione estesa all'epoca preferiva il poema.

Perciò, il romanzo moderno non c'entra nulla con quello delle origini, e per vederne l'alba dobbiamo aspettare almeno Cervantes e Rabelais.

Ciò che dilaga, invece, proprio a partire dal basso medioevo è la novella, tipologia dominata da un genio del quarto secolo, Giovanni Boccaccio.

Una narrazione più breve, spesso a effetto, connotata da morale, anche se una morale non sempre buonista, per fortuna.

I termini racconto e romanzo breve invece sono più recenti: il primo è utilizzato anche in senso generico come sinonimo di narrazione, per questo ha assunto tardi una sua autonomia, il secondo che in apparenza sembra una contraddizione in termini invece ha una sua profonda ragione strutturale.

Ma veniamo alla "ciccia" del post.

La vera domanda è: quali sono le differenze?