Non so se credi all'ipnosi o la ritieni una totale presa per i fondelli, dove sedicenti possessori di fluido recitano - male - l'atto di condizionare finte cavie - amici di vecchia data - che diventano automi nelle loro mani.
Non voglio entrare nel merito della questione, ma di una cosa sono sicuro: la suggestione esiste, ci condiziona, e soprattutto la usiamo costantemente.
Cerchiamo tutti di influenzarci a vicenda per far andare le cose come ci piace che vadano.
Ci sono poi ambiti nei quali la suggestione è pane quotidiano, come l'intrattenimento, la comunicazione e ovviamente la scrittura.
Come nell'ipnosi, nella quale dopo il fatidico a me gli occhi tutto diventa possibile, anche per ipnotizzare il lettore con il tuo racconto tutto dipende dall'inizio.
Che cosa devi fare, dunque, per calamitare gli occhi e la mente di chi legge con le prime pagine della tua storia?
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lunedì 14 luglio 2014
martedì 8 luglio 2014
Scrivere un dialogo: non sono solo parole...
Quando due o più personaggi di una storia parlano tra loro, che cosa succede esattamente?
Si può pensare, con semplicità, che stiano solo parlando.
Ed è vero, ma per il lettore che li osserva, anzi, li ascolta, le cose sono leggermente diverse.
Dai loro scambi il lettore vive un'esperienza particolare.
Ho da poco finito di revisionare dei racconti per una raccolta di esordienti, e con sorpresa - o senza, dovrei dire - ho constatato che il maggior numero di punti deboli erano nei dialoghi.
E che il dialogo sia un banco di prova tremendo lo dimostra la leggenda per la quale l'editor della casa editrice, di solito, per scremare la miriade di manoscritti che gli arriva, ne prende alcuni a caso e li giudica esclusivamente da una pagina di dialogo.
La domanda è: quali scarterà e quali conserverà, e soprattutto perché?
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venerdì 25 aprile 2014
Verità da scrivere per una scrittura vera
Quanto è vera la scrittura narrativa?
Che cosa intendiamo per verità di un racconto o di un romanzo?
E come fa uno scrittore a mettere verità nel suo lavoro?
Che cosa intendiamo per verità di un racconto o di un romanzo?
E come fa uno scrittore a mettere verità nel suo lavoro?
domenica 12 gennaio 2014
Dal capitale umano a quello narrativo
Che Il capitale umano sia il più bel film di Paolo Virzì si fa presto a riconoscerlo.
La bravura di Virzì, sin da La bella vita, è sempre stata quella di far detonare la natura tutta italiana del commediante con le mostruosità della nostra società civile.
Immagino che Virzì, leggendo Il capitale umano di Amidon Stephen, abbia tirato un sospiro di sollievo, trovando una storia che si adattava perfettamente all'immaginaria Brianza e alla molto realistica Italia degli ultimi tre o quattro anni.
Il film però fa centro nell'attenzione dello spettatore grazie soprattutto alla sua struttura, senza la quale potrebbe sembrare un semplice affresco di caratteri, magistralmente incarnati da un cast in stato di grazia assoluto.
Il 50 % dell'efficacia comunicativa del film sta nella sua struttura in capitoli.
Ed è per questo che ne parlo qui, dove di solito scrivo di narrativa.
Il film è una lezione di scrittura, sia in termini compositivi che di stesura.
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martedì 31 dicembre 2013
Grazie 2013!
159 post.
Ai quali però vanno aggiunti gli oltre settecento degli altri miei blog, e pagine di racconto, romanzo, saggio, materiali per i corsi, persino letterine per le festività che mi è capitato di dover buttar giù su richiesta.
Il 1 gennaio 2013 non avrei saputo immaginare neanche un terzo di tutto ciò che quest'anno ho effettivamente scritto.
Non avrei mai pensato alle occasioni, ai pretesti, alle necessità, agli stimoli che mi hanno portato a scrivere tutto ciò che ho scritto in questi dodici mesi.
Per non parlare del mio scenario sul futuro di quattro o cinque anni fa, quando ho iniziato l'avventura dei blog.
Forse la fregatura, per chi scrive, è avere sempre questo sguardo verso il domani.
Ai quali però vanno aggiunti gli oltre settecento degli altri miei blog, e pagine di racconto, romanzo, saggio, materiali per i corsi, persino letterine per le festività che mi è capitato di dover buttar giù su richiesta.
Il 1 gennaio 2013 non avrei saputo immaginare neanche un terzo di tutto ciò che quest'anno ho effettivamente scritto.
Non avrei mai pensato alle occasioni, ai pretesti, alle necessità, agli stimoli che mi hanno portato a scrivere tutto ciò che ho scritto in questi dodici mesi.
Per non parlare del mio scenario sul futuro di quattro o cinque anni fa, quando ho iniziato l'avventura dei blog.
Forse la fregatura, per chi scrive, è avere sempre questo sguardo verso il domani.
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sabato 28 dicembre 2013
La prima pagina del tuo racconto
Chi scrive storie lo sa: la prima pagina è difficile ed è forse la parte che si cambia maggiormente prima di decidersi a chiudere un racconto.
Nei manuali di scrittura o sui blog potrai trovare centinaia di testi che ti consigliano o addirittura ti prescrivono i passi da compiere per avere una prima pagina che funziona.
Io stesso avevo pubblicato tempo fa un post sul tema, prendendo a esempio la prima pagina di un romanzo.
Senza fornire una vera e propria ricetta per ottenere una grande prima pagina, possiamo però convenire su tre punti che, opportunamente curati, renderanno sicuramente l'inizio del tuo racconto più interessante e avvincente.
Nei manuali di scrittura o sui blog potrai trovare centinaia di testi che ti consigliano o addirittura ti prescrivono i passi da compiere per avere una prima pagina che funziona.
Io stesso avevo pubblicato tempo fa un post sul tema, prendendo a esempio la prima pagina di un romanzo.
Senza fornire una vera e propria ricetta per ottenere una grande prima pagina, possiamo però convenire su tre punti che, opportunamente curati, renderanno sicuramente l'inizio del tuo racconto più interessante e avvincente.
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martedì 24 dicembre 2013
Malati di storie
Per alcune persone, raccontare e ascoltare storie è una vera malattia.
E questa malattia accompagna il genere umano sin dagli albori.
Dalla voce, ai segni rupestri, dalle tavolette al teatro, dai manoscritti ai tabelloni dei cantastorie, dalle prime stampe ai fumetti, dal grande schermo agli e-reader, passando per la tv e la rete, abbiamo visto cambiare il supporto, modificarsi la tecnologia, trasformarsi il mezzo di trasmissione di questo male benigno - perdonatemi l'ossimoro - ma la costante, la storia, la voglia di narrare e lasciarsi trasportare da chi narra, sembra immutabile.
Naturalmente, migliore è la storia, più potente è la malattia con le sue recidive: è proprio quando hai letto un grande libro che la tua sete di storie aumenta, è nel momento in cui hai appena finito di scrivere un racconto che ti prende la smania di iniziare un romanzo.
La malattia delle storie attacca la mente, producendo stati di alterazione più vividi e più a lungo termine di qualsiasi acido.
Diventiamo vulnerabili, ogni minima suggestione si trasforma in immagini fantasmatiche, e la vita che ci scorre davanti si mostra come un film del quale siamo ora spettatori e ora protagonisti.
E questa malattia accompagna il genere umano sin dagli albori.
Dalla voce, ai segni rupestri, dalle tavolette al teatro, dai manoscritti ai tabelloni dei cantastorie, dalle prime stampe ai fumetti, dal grande schermo agli e-reader, passando per la tv e la rete, abbiamo visto cambiare il supporto, modificarsi la tecnologia, trasformarsi il mezzo di trasmissione di questo male benigno - perdonatemi l'ossimoro - ma la costante, la storia, la voglia di narrare e lasciarsi trasportare da chi narra, sembra immutabile.
Naturalmente, migliore è la storia, più potente è la malattia con le sue recidive: è proprio quando hai letto un grande libro che la tua sete di storie aumenta, è nel momento in cui hai appena finito di scrivere un racconto che ti prende la smania di iniziare un romanzo.
La malattia delle storie attacca la mente, producendo stati di alterazione più vividi e più a lungo termine di qualsiasi acido.
Diventiamo vulnerabili, ogni minima suggestione si trasforma in immagini fantasmatiche, e la vita che ci scorre davanti si mostra come un film del quale siamo ora spettatori e ora protagonisti.
domenica 24 novembre 2013
Torna "Il gusto di scrivere": seconda edizione, 21 e 22 dicembre 2013
Tra scrivere un racconto e preparare un piatto ci sono molte più affinità di quante tu possa pensare.
Da questi pensieri è nato già dall'estate appena passata il laboratorio di scrittura Il gusto di scrivere che - dopo la prima edizione dell'1 e 2 giugno, ho il piacere immenso di replicare a Voghera (PV) grazie alla collaborazione fondamentale degli amici di CulturAma.
Le sensazioni che scaturiscono dal sapore e dal profumo degli ingredienti infatti sono capaci di stimolare la nostra inventiva, e aiutare il processo di scrittura, narrazione e creazione di racconti.
Uno scrittore che voglia guidare l'esperienza dei suoi lettori, così come un chef fa attraverso l'orchestrazione di un menù, deve conoscere le strategie giuste per favorire la "degustazione" delle sue storie, e aggiungere quel pizzico di inventiva personale in grado di mettere la firma alle sue creazioni.
Uno scrittore che voglia guidare l'esperienza dei suoi lettori, così come un chef fa attraverso l'orchestrazione di un menù, deve conoscere le strategie giuste per favorire la "degustazione" delle sue storie, e aggiungere quel pizzico di inventiva personale in grado di mettere la firma alle sue creazioni.
Da questi pensieri è nato già dall'estate appena passata il laboratorio di scrittura Il gusto di scrivere che - dopo la prima edizione dell'1 e 2 giugno, ho il piacere immenso di replicare a Voghera (PV) grazie alla collaborazione fondamentale degli amici di CulturAma.
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domenica 21 luglio 2013
Personaggi che viaggiano
Che cos'è un viaggio, per te che scrivi?
Significa semplicemente approdare in un'altra destinazione?
Oppure è un processo che, grazie a nuove e sorprendenti esperienze, arricchisce la tua persona?
Può essere un'occasione per trasformarti?
Per raggiungere un punto di svolta, imparare qualcosa di nuovo, crescere?
Sono domande che ti permettono di capire qualcosa in più, non solo su di te, ma anche sui personaggi del tuo racconto o del tuo romanzo.
Ho già parlato recentemente della trama del viaggio in questo post, ma il viaggio in sé è un elemento fondamentale per far emergere i personaggi, per questo il viaggio spesso si trova anche nella trama di minaccia o in quella di ricerca.
venerdì 12 luglio 2013
È facile scegliere la trama: chi cerca trova?
Ἀρχόμενος σέο Φοῖβε παλαιγενέων κλέα φωτῶν
μνήσομαι οἳ Πόντοιο κατὰ στόμα καὶ διὰ πέτρας
Κυανέας βασιλῆος ἐφημοσύνῃ Πελίαο
χρύσειον μετὰ κῶας ἐύζυγον ἤλασαν Ἀργώ
Questo è l'inizio de Le Argonautiche, di Apollonio Rodio, e racconta il mitico viaggio degli eroi guidati da Giasone, sull'altrettanto mitica nave Argo, alla ricerca del Vello d'oro, la pelle di un ariete magico che trasportò il giovane Frisso - scampato al sacrificio al quale suo padre l'aveva destinato - in Colchide.
Mitologia greca, insomma, e forse la storia epica più antica del mondo ellenico, sebbene la versione di Apollonio Rodio sia solo del terzo secolo a.C., ben oltre la classicità.
Un altro glorioso mito greco basato sulla ricerca è quello di Perseo che per salvare Andromaca deve procurarsi la testa della Gorgone.
Fine del pistolotto filologico, quello che ci interessa è la trama, basata appunto sulla ricerca di qualcosa.
Quante storie già conosci che sfruttano questo motore per svilupparsi?
μνήσομαι οἳ Πόντοιο κατὰ στόμα καὶ διὰ πέτρας
Κυανέας βασιλῆος ἐφημοσύνῃ Πελίαο
χρύσειον μετὰ κῶας ἐύζυγον ἤλασαν Ἀργώ
Questo è l'inizio de Le Argonautiche, di Apollonio Rodio, e racconta il mitico viaggio degli eroi guidati da Giasone, sull'altrettanto mitica nave Argo, alla ricerca del Vello d'oro, la pelle di un ariete magico che trasportò il giovane Frisso - scampato al sacrificio al quale suo padre l'aveva destinato - in Colchide.
Mitologia greca, insomma, e forse la storia epica più antica del mondo ellenico, sebbene la versione di Apollonio Rodio sia solo del terzo secolo a.C., ben oltre la classicità.
Un altro glorioso mito greco basato sulla ricerca è quello di Perseo che per salvare Andromaca deve procurarsi la testa della Gorgone.
Fine del pistolotto filologico, quello che ci interessa è la trama, basata appunto sulla ricerca di qualcosa.
Quante storie già conosci che sfruttano questo motore per svilupparsi?
giovedì 20 giugno 2013
Qui o si fa narrativa o si muore...
Non prenderla come una minaccia, né tantomeno come un invito di stampo garibaldino.
Poiché uno degli atavici problemi dello scrittore è l'arcinoto - e trito - blocco del medesimo, mi sembra interessante e divertente presentarti una cosuccia scovata in rete, e se la conosci già magari ti piacerà rifletterci ancora.
A tutti capita di avere giornate storte o fasi di secca creativa, persino momenti di monumentale pigrizia, immotivata e sacrosanta.
Ovviamente, chi scrive sa che questi stop - inspiegabili o cercati -si pagano con il rimando, la procrastinazione, e così il proprio diventa un romanzo senza fine, quando non è addirittura senza inizio perché non ci siamo mai presi la briga di iniziare a stenderlo, dopo averlo strutturato.
Qual è la vera soluzione?
Poiché uno degli atavici problemi dello scrittore è l'arcinoto - e trito - blocco del medesimo, mi sembra interessante e divertente presentarti una cosuccia scovata in rete, e se la conosci già magari ti piacerà rifletterci ancora.
A tutti capita di avere giornate storte o fasi di secca creativa, persino momenti di monumentale pigrizia, immotivata e sacrosanta.
Ovviamente, chi scrive sa che questi stop - inspiegabili o cercati -si pagano con il rimando, la procrastinazione, e così il proprio diventa un romanzo senza fine, quando non è addirittura senza inizio perché non ci siamo mai presi la briga di iniziare a stenderlo, dopo averlo strutturato.
Qual è la vera soluzione?
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sabato 25 maggio 2013
Ma che storia è?
La domanda era in un verso di un noto brano di Vasco Rossi, ma questo non è un quiz sui testi delle canzoni.
Il quesito però è tanto ovvio quanto diffuso e importante, quando si tratta di racconti.
Sia che tu veda un film, o legga un romanzo o stia scrivendo una storia, appena ne parli a qualcuno senti subito chiederti ma che storia è?
La parola storia è talmente ab-usata che non facciamo neanche più caso al suo significato.
Quando ci si dimentica da dove si è partiti, è salutare fare qualche passo indietro e ripartire dall'ABC.
Provando a trasformarmi in dizionario, direi che una storia è una narrazione di fatti reali o immaginari, in prosa, in versi, in audio, in video, a fumetti e quant'altro, fatta per interessare, divertire e magari istruire chi ascolta, legge o guarda.
A questo punto capisci che la domanda ma che storia è coinvolge in pieno queste tre caratteristiche: interessare, divertire, istruire.
Ma non dimenticare l'oggetto di questi tre verbi: chi ascolta, legge o guarda.
Non sei tu che scrivi a provare interesse, divertimento e a imparare qualcosa in più, per quanto scrivere fornisca sicuramente qualche forma di queste tre cose.
Le storie che funzionano producono questi effetti in chi sta dall'altra parte, cioè il lettore.
Come puoi ottenere questo risultato?
Andando incontro ai desideri di chi legge.
Le storie di maggior successo, a guardarle attentamente, condividono alcune caratteristiche capaci di incontrare questi desideri.
Il lettore vuole sentirsi catapultato nella storia perché, in quanto essere umano, ha tre spinte ben precise che quasi sempre i buoni racconti soddisfano.
Se tu riesci a scrivere una storia che accoglie una di queste spinte, come hanno fatto grandi racconti sin dall'alba dei tempi, allora il lettore sarà interessato, si divertirà e imparerà.
Il quesito però è tanto ovvio quanto diffuso e importante, quando si tratta di racconti.
Sia che tu veda un film, o legga un romanzo o stia scrivendo una storia, appena ne parli a qualcuno senti subito chiederti ma che storia è?
La parola storia è talmente ab-usata che non facciamo neanche più caso al suo significato.
Quando ci si dimentica da dove si è partiti, è salutare fare qualche passo indietro e ripartire dall'ABC.
Provando a trasformarmi in dizionario, direi che una storia è una narrazione di fatti reali o immaginari, in prosa, in versi, in audio, in video, a fumetti e quant'altro, fatta per interessare, divertire e magari istruire chi ascolta, legge o guarda.
A questo punto capisci che la domanda ma che storia è coinvolge in pieno queste tre caratteristiche: interessare, divertire, istruire.
Ma non dimenticare l'oggetto di questi tre verbi: chi ascolta, legge o guarda.
Non sei tu che scrivi a provare interesse, divertimento e a imparare qualcosa in più, per quanto scrivere fornisca sicuramente qualche forma di queste tre cose.
Le storie che funzionano producono questi effetti in chi sta dall'altra parte, cioè il lettore.
Come puoi ottenere questo risultato?
Andando incontro ai desideri di chi legge.
Le storie di maggior successo, a guardarle attentamente, condividono alcune caratteristiche capaci di incontrare questi desideri.
Il lettore vuole sentirsi catapultato nella storia perché, in quanto essere umano, ha tre spinte ben precise che quasi sempre i buoni racconti soddisfano.
Se tu riesci a scrivere una storia che accoglie una di queste spinte, come hanno fatto grandi racconti sin dall'alba dei tempi, allora il lettore sarà interessato, si divertirà e imparerà.
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domenica 17 marzo 2013
Questioni di protagonismo
Chiunque legga una storia o guardi un film ci mette ben poco a capire chi sia o chi siano i protagonisti della vicenda.
Prima ancora che lo si possa spiegare, l'emergere di un personaggio sugli altri appare come un'evidenza.
Naturalmente, anche chi ama scrivere possiede questa capacità.
Tuttavia, quando si passa dietro la scrivania e si prova a scrivere una storia, si scopre che scegliere, definire e raccontare un protagonista non è affatto semplice.
Se il protagonista non ha tutta una serie di requisiti, che la letteratura e la narrativa in genere hanno messo in luce sin da quando l'uomo narra, allora la storia non avrà un perno attorno al quale ruotare.
Prima ancora che lo si possa spiegare, l'emergere di un personaggio sugli altri appare come un'evidenza.
Naturalmente, anche chi ama scrivere possiede questa capacità.
Tuttavia, quando si passa dietro la scrivania e si prova a scrivere una storia, si scopre che scegliere, definire e raccontare un protagonista non è affatto semplice.
Se il protagonista non ha tutta una serie di requisiti, che la letteratura e la narrativa in genere hanno messo in luce sin da quando l'uomo narra, allora la storia non avrà un perno attorno al quale ruotare.
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mercoledì 30 gennaio 2013
Scrivere in seconda persona: tre vantaggi incredibili
Prima persona, terza persona...
Il novantanove per cento e oltre di tutta la letteratura mondiale è scritta con questi due unici punti di vista.
Quando però ci capita tra le mani un racconto in seconda persona, in cui la voce narrante ci si rivolge con il tu, avvertiamo qualcosa di strano, di anticonvenzionale, al limite dell'accettabile, ma incredibilmente efficace per dare un tocco davvero nuovo a una storia.
Scegliere il punto di vista è essenziale per dare al lettore una precisa prospettiva dalla quale assistere alla storia narrata.
Anche la seconda persona permette di fare questo, ma il modo specifico in cui lo fa la rende una soluzione originale, da provare almeno una volta nel tuo percorso di scrittura.
Il novantanove per cento e oltre di tutta la letteratura mondiale è scritta con questi due unici punti di vista.
Quando però ci capita tra le mani un racconto in seconda persona, in cui la voce narrante ci si rivolge con il tu, avvertiamo qualcosa di strano, di anticonvenzionale, al limite dell'accettabile, ma incredibilmente efficace per dare un tocco davvero nuovo a una storia.
Scegliere il punto di vista è essenziale per dare al lettore una precisa prospettiva dalla quale assistere alla storia narrata.
Anche la seconda persona permette di fare questo, ma il modo specifico in cui lo fa la rende una soluzione originale, da provare almeno una volta nel tuo percorso di scrittura.
domenica 23 dicembre 2012
Scrivere ciò che non hai mai scritto
Siamo usciti indenni dall'annunciata fine del mondo.
Eppure, se solo fossimo stati più attenti, il giorno prima della catastrofe preventivata, avremmo colto l'occasione dell'anno, anzi, di tutta la nostra esistenza.
Pensaci per un attimo: che cosa potresti scrivere se sapessi di avere ancora un giorno, uno soltanto, per buttar giù l'ultimo testo della tua vita?
Un pensiero che all'inizio può gettare ancor di più nello sconforto, facendoci piombare nella tremenda sensazione di non sapere davvero che cosa tracciare su quel foglio o quali tasti pigiare.
Gli scrittori sono una razza molto strana.
Prima, osservano il mondo con le lenti di chi vuole comprendere il perché e il percome del comportamento umano, al fine di strutturarlo in un racconto o in una storia.
Poi però qualcosa li frena dallo scrivere direttamente ciò che hanno visto, sentito, percepito, compreso.
A volte sono le distrazioni e gli impegni derivanti dal lavoro, dalla famiglia, o dalla semplice mancanza di tempo, qualsiasi cosa voglia dire.
Altre volte - la maggioranza - è che a pensarci meglio, essi non hanno davvero idea di che cosa scrivere con precisione.
Qualcosa li ha toccati, ma decidono comunque di aspettare che tutto si chiarisca, che la sensazione di incapacità, in contrasto con quella di aver trovato qualcosa che accende l'ispirazione, scompaia per arrivare a una storia ben definita.
Ma c'è dell'altro.
Eppure, se solo fossimo stati più attenti, il giorno prima della catastrofe preventivata, avremmo colto l'occasione dell'anno, anzi, di tutta la nostra esistenza.
Pensaci per un attimo: che cosa potresti scrivere se sapessi di avere ancora un giorno, uno soltanto, per buttar giù l'ultimo testo della tua vita?
Un pensiero che all'inizio può gettare ancor di più nello sconforto, facendoci piombare nella tremenda sensazione di non sapere davvero che cosa tracciare su quel foglio o quali tasti pigiare.
Gli scrittori sono una razza molto strana.
Prima, osservano il mondo con le lenti di chi vuole comprendere il perché e il percome del comportamento umano, al fine di strutturarlo in un racconto o in una storia.
Poi però qualcosa li frena dallo scrivere direttamente ciò che hanno visto, sentito, percepito, compreso.
A volte sono le distrazioni e gli impegni derivanti dal lavoro, dalla famiglia, o dalla semplice mancanza di tempo, qualsiasi cosa voglia dire.
Altre volte - la maggioranza - è che a pensarci meglio, essi non hanno davvero idea di che cosa scrivere con precisione.
Qualcosa li ha toccati, ma decidono comunque di aspettare che tutto si chiarisca, che la sensazione di incapacità, in contrasto con quella di aver trovato qualcosa che accende l'ispirazione, scompaia per arrivare a una storia ben definita.
Ma c'è dell'altro.
giovedì 13 dicembre 2012
Scrivi come mangi
Non c'è bisogno che lo dica io: da alcuni anni, e in questo 2012 in particolare, l'argomento culturale che ha monopolizzato l'attenzione di tutti i media - internet compreso - è il cibo.
La tv ormai fonda una buona metà dei suoi palinsesti sui programmi di cucina e le loro varianti, in edicola le riviste di gastronomia continuano a tirare da matti e anche in rete ci sono almeno tre o quattro siti e blog che spopolano.
Tra semplici contenitori di ricette e veri e propri diari di viaggi alla scoperta delle cucine del mondo, il cibo è più che mai l'argomento di principale interesse di lettori, telespettatori e navigatori.
Che cosa c'entra con la narrativa?
Semplice: scrivere di cibo può essere un ottimo sistema per caratterizzare i tuoi personaggi.
Non c'è bisogno che io ti citi alcuni dei romanzi sull'argomento arcifamosi, dai quali sono stati anche tratti succulenti film, come Il pranzo di Babette della Blixen, Dona Flor e i suoi due mariti di Amado, Come l'acqua per il cioccolato della Esquivel, per non parlare di Le relazioni culinarie di Staikos che però ho letto solo per rispetto verso il bellissimo viaggio in Grecia che avevo fatto, perché anche se contiene il meglio della cucina ellenica, come romanzo lascia parecchio affamati.
Ogni nostro evento culturale, tradizionale e istituzionale passa attraverso la tavola, dal Natale alle colazioni di lavoro, passando per la cena a lume di candela, tutti sistemi non solo per nutrirsi ma per entrare in contatto con estranei o familiari.
Il cibo scolpisce la cultura di paesi e popoli.
Descrivere dunque il cibo dei tuoi personaggi ti aiuta a definirli meglio, a disegnare il loro mondo e a far assaporare il loro ambiente al lettore.
La tv ormai fonda una buona metà dei suoi palinsesti sui programmi di cucina e le loro varianti, in edicola le riviste di gastronomia continuano a tirare da matti e anche in rete ci sono almeno tre o quattro siti e blog che spopolano.
Tra semplici contenitori di ricette e veri e propri diari di viaggi alla scoperta delle cucine del mondo, il cibo è più che mai l'argomento di principale interesse di lettori, telespettatori e navigatori.
Che cosa c'entra con la narrativa?
Semplice: scrivere di cibo può essere un ottimo sistema per caratterizzare i tuoi personaggi.
Non c'è bisogno che io ti citi alcuni dei romanzi sull'argomento arcifamosi, dai quali sono stati anche tratti succulenti film, come Il pranzo di Babette della Blixen, Dona Flor e i suoi due mariti di Amado, Come l'acqua per il cioccolato della Esquivel, per non parlare di Le relazioni culinarie di Staikos che però ho letto solo per rispetto verso il bellissimo viaggio in Grecia che avevo fatto, perché anche se contiene il meglio della cucina ellenica, come romanzo lascia parecchio affamati.
Ogni nostro evento culturale, tradizionale e istituzionale passa attraverso la tavola, dal Natale alle colazioni di lavoro, passando per la cena a lume di candela, tutti sistemi non solo per nutrirsi ma per entrare in contatto con estranei o familiari.
Il cibo scolpisce la cultura di paesi e popoli.
Descrivere dunque il cibo dei tuoi personaggi ti aiuta a definirli meglio, a disegnare il loro mondo e a far assaporare il loro ambiente al lettore.
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domenica 7 ottobre 2012
Scrivere è bello!
Detta così può sembrare una domanda semplicistica, come se ti stessi proponendo semplicemente un altro mestiere o un hobby.
Ma scrivere è qualcosa che può cambiare radicalmente il tuo modo di rapportarti alla realtà, indipendentemente dal successo che i tuoi testi avranno.
Sto parlando di ciò che la scrittura può dare a te, prima ancora che ai tuoi lettori.
Ci hai mai pensato sul serio?
La scrittura non mi ha cambiato, questo no.
Ma anzi, mi ha fatto capire meglio chi sono, chi voglio essere e dove sto andando.
Scrivere storie è qualcosa di positivo in sé.
Noi viviamo storie e pensiamo attraverso le storie.
Non c'è pensiero umano che non si inserisca in un flusso cronologico di eventi, che non si incastri in una serie di cause ed effetti che si sviluppano nel tempo, con un inizio, uno sviluppo, una svolta e un finale.
Se questo accade a qualsiasi essere umano, allora puoi capire bene come ciò possa funzionare al meglio soprattutto se ti dedichi alla scrittura di queste storie.
Ecco le mie motivazioni per cui vale la pena di cimentarsi nella scrittura.
Spero che almeno una di esse possa ispirarti per comprendere meglio quale ricchezza si cela nella tua abilità intrinseca di narrare.
domenica 23 settembre 2012
Ma come parli? Guida al dialogo realistico
Dialogando s'impara
Narrare non sempre vuol dire ricalcare la realtà così come la vediamo e la viviamo.
Nei racconti ovviamente accade una percentuale di cose strane, anomale, molto più alta e concentrata di quante ne avvengano in una vita nella media.
Ma non si tratta solo degli avvenimenti: anche il modo di pensare, sentire e comunicare dei personaggi può essere più o meno differente.
Da che cosa è data questa differenza?
Narrare non sempre vuol dire ricalcare la realtà così come la vediamo e la viviamo.
Nei racconti ovviamente accade una percentuale di cose strane, anomale, molto più alta e concentrata di quante ne avvengano in una vita nella media.
Ma non si tratta solo degli avvenimenti: anche il modo di pensare, sentire e comunicare dei personaggi può essere più o meno differente.
Da che cosa è data questa differenza?
lunedì 30 luglio 2012
Il mensile di Iltuowritingcoach: luglio 2012
A furia di sbagliare...
Si conclude la serie Sbagliando s'impara... a scrivere con gli ultimi tre post, costruiti sugli errori più comuni che gli aspiranti scrittori a volte commettono senza volerlo e che, opportunamente evitati, ti permettono di scrivere racconti e romanzi più intriganti e avvincenti.
Questo mese abbiamo parlato di:
Si conclude la serie Sbagliando s'impara... a scrivere con gli ultimi tre post, costruiti sugli errori più comuni che gli aspiranti scrittori a volte commettono senza volerlo e che, opportunamente evitati, ti permettono di scrivere racconti e romanzi più intriganti e avvincenti.
Questo mese abbiamo parlato di:
Gli sbagli si possono correggere, non c'è problema, ma se puoi evitarli - anche grazie a questi post - tanto meglio!
Quel piccolo particolare che fa la differenza
Quando ti sembra di aver trovato una storia vincente, sappi che sei solo all'inizio di un affascinante percorso: far emergere l'anima di quella storia.
Per il lettore, l'anima si nasconde nelle pieghe di una descrizione, nei sentimenti dei personaggi, nello spiazzamento che gli eventi nella trama producono.
Ma per te che scrivi, far emergere tutto questo vuol dire andare a fondo nella tua storia, distinguerla da tutte le altre storie simili, grazie a un'arma potentissima: i dettagli.
Solo prendendoti cura dei dettagli, solo assumendoti la responsabilità di scegliere che cosa raccontare, da quale angolo di visuale, con quale emozione di fondo, allora il racconto che realizzerai sarà davvero il tuo racconto, con la tua anima.
Storie eterne
Alcune trame battono incessantemente su pochi, significativi temi che da sempre interessano l'uomo.
Ma forse, il tema che angoscia e nello stesso tempo attira con forza incredibile le persone, da quando abbiamo fatto i nostri primi passi sulla terra, è la morte, anzi, che cosa succederà dopo la morte.
È un tema affascinante perché non si tratta di raccontare la realtà distorcendola, modificandola, vestendola con la nostra estetica.
Perché noi non sappiamo nulla di quanto accadrà dopo.
Per questo, tutte le storie nelle quali si narra di anime che dall'aldilà si confrontano con questo mistero ci risucchiano in un vortice.
Non a caso, il tema del viaggio nell'oltretomba, il desiderio di capire che cosa c'è oltre, hanno fatto la loro comparsa sin dai primordi della letteratura, e continuano a essere indagati, anche dal cinema, come ti racconto in questo post dal quale capirai quant'è importante centrare il tema del tuo racconto o del tuo romanzo.
Citare è meglio che leggere?
La citazione è da sempre uno strumento retorico potentissimo, capace di rinforzare, corroborare, validare i nostri discorsi.
L'ha detto lui, e più il lui è autorevole, più bisogna crederci.
Naturalmente, non c'è nessuno che possa conoscere a memoria tutto il patrimonio letterario dal quale è possibile estrarre citazioni.
Questo permette ad alcuni furbi di citare male frasi e pensieri di grandi scrittori o di opere sublimi, riempendosi la bocca di quella che pare sapienza ma è solo insolenza.
In questo post, le citazioni più sbagliate che ci sono in circolazione e che cosa veramente c'è dietro.
sabato 14 luglio 2012
Sbagliando s'impara... a scrivere: momenti di stallo
Che cosa succede dopo?
Grazie a questa semplice domanda, gli scrittori sono capaci di sviluppare le loro storie e concatenare scena dopo scena le loro trame.
Quello che non si sottolinea abbastanza è che per far succedere qualcosa dopo deve accadere qualcosa prima.
Così è facile trovare autori che hanno avuto una grande idea sull'esperienza da far vivere ai propri personaggi, ma che tuttavia si perdono in mille chiacchiere inutili prima di arrivare alla parte interessante della loro storia.
A differenza della vita reale, nei romanzi e nei racconti l'ozio e la noia non sono permessi, a meno che non servano a portare avanti la trama.
Ci sono autori, anche molto rinomati, che commettono questo errore volutamente, al solo scopo di trasformare un piacevole raccontino in un tomo di cinquecento pagine, e che se lo leggano loro!
Il pericolo più grande, dunque, è che nella scena che stai scrivendo non succeda nulla, e il lettore aspetti che accada ciò che deve accadere.
Grazie a questa semplice domanda, gli scrittori sono capaci di sviluppare le loro storie e concatenare scena dopo scena le loro trame.
Quello che non si sottolinea abbastanza è che per far succedere qualcosa dopo deve accadere qualcosa prima.
Così è facile trovare autori che hanno avuto una grande idea sull'esperienza da far vivere ai propri personaggi, ma che tuttavia si perdono in mille chiacchiere inutili prima di arrivare alla parte interessante della loro storia.
A differenza della vita reale, nei romanzi e nei racconti l'ozio e la noia non sono permessi, a meno che non servano a portare avanti la trama.
Ci sono autori, anche molto rinomati, che commettono questo errore volutamente, al solo scopo di trasformare un piacevole raccontino in un tomo di cinquecento pagine, e che se lo leggano loro!
Il pericolo più grande, dunque, è che nella scena che stai scrivendo non succeda nulla, e il lettore aspetti che accada ciò che deve accadere.
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