Un titolo da pazzi, lo so.
Se davvero fosse così facile, io per primo non sarei qui, dato che chi viene a leggere questi post lo fa proprio perché ha riscontrato che scrivere una storia non è affatto una passeggiata.
Ma io prendo l'impegno di aiutarti a scrivere molto seriamente, e stavolta mi sento di azzardare che con quello che ti indicherò in questo post tu riuscirai a portare a termine ciò che di solito ti affatica da morire e che di rado vede la luce: creare un racconto.
Parlo ovviamente di un racconto breve, perché la forma del romanzo non si addice all'adesso, ma ha bisogno di sedimentare.
Ma una storia breve sì, quella mi sento di dirti che in una giornata ce la possiamo fare a sfornarla.
Ti sembra troppo poco?
Hai ragione, sto usando un trucchetto persuasivo, di quelli che usano i comunicatori.
Perché una giornata è fatta di ventiquattr'ore, e io intendo questo: scrivere una storia breve in ventiquattr'ore.
Ma so che difficilmente rinunceresti a interromperle per rifocillarti e dormire il giusto, e anch'io non rinuncerei a queste necessità.
Ventiquattr'ore per scriverla, dunque, poi se ce la metti tutta a ridurre per un giorno e mezzo/due tutte le altre distrazioni, in un massimo di settandadue ore ci siamo.
Lo so, settantadue ore non sono proprio un adesso, ma mettile a confronto con i tuoi tanti mai delle tue tante storie nel cassetto che non sono arrivate alle ultime pagine.
Perciò, se hai questo tempo a disposizione, se hai almeno un'ideuzza di base - a proposito, prova a vedere se la trovi leggendo qui - e se soprattutto hai l'occorrente per scrivere, possiamo cominciare.
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mercoledì 29 luglio 2015
Dai, scriviamo una storia adesso!
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lunedì 14 luglio 2014
Come scrivere un racconto che ipnotizza
Non so se credi all'ipnosi o la ritieni una totale presa per i fondelli, dove sedicenti possessori di fluido recitano - male - l'atto di condizionare finte cavie - amici di vecchia data - che diventano automi nelle loro mani.
Non voglio entrare nel merito della questione, ma di una cosa sono sicuro: la suggestione esiste, ci condiziona, e soprattutto la usiamo costantemente.
Cerchiamo tutti di influenzarci a vicenda per far andare le cose come ci piace che vadano.
Ci sono poi ambiti nei quali la suggestione è pane quotidiano, come l'intrattenimento, la comunicazione e ovviamente la scrittura.
Come nell'ipnosi, nella quale dopo il fatidico a me gli occhi tutto diventa possibile, anche per ipnotizzare il lettore con il tuo racconto tutto dipende dall'inizio.
Che cosa devi fare, dunque, per calamitare gli occhi e la mente di chi legge con le prime pagine della tua storia?
Non voglio entrare nel merito della questione, ma di una cosa sono sicuro: la suggestione esiste, ci condiziona, e soprattutto la usiamo costantemente.
Cerchiamo tutti di influenzarci a vicenda per far andare le cose come ci piace che vadano.
Ci sono poi ambiti nei quali la suggestione è pane quotidiano, come l'intrattenimento, la comunicazione e ovviamente la scrittura.
Come nell'ipnosi, nella quale dopo il fatidico a me gli occhi tutto diventa possibile, anche per ipnotizzare il lettore con il tuo racconto tutto dipende dall'inizio.
Che cosa devi fare, dunque, per calamitare gli occhi e la mente di chi legge con le prime pagine della tua storia?
sabato 28 dicembre 2013
La prima pagina del tuo racconto
Chi scrive storie lo sa: la prima pagina è difficile ed è forse la parte che si cambia maggiormente prima di decidersi a chiudere un racconto.
Nei manuali di scrittura o sui blog potrai trovare centinaia di testi che ti consigliano o addirittura ti prescrivono i passi da compiere per avere una prima pagina che funziona.
Io stesso avevo pubblicato tempo fa un post sul tema, prendendo a esempio la prima pagina di un romanzo.
Senza fornire una vera e propria ricetta per ottenere una grande prima pagina, possiamo però convenire su tre punti che, opportunamente curati, renderanno sicuramente l'inizio del tuo racconto più interessante e avvincente.
Nei manuali di scrittura o sui blog potrai trovare centinaia di testi che ti consigliano o addirittura ti prescrivono i passi da compiere per avere una prima pagina che funziona.
Io stesso avevo pubblicato tempo fa un post sul tema, prendendo a esempio la prima pagina di un romanzo.
Senza fornire una vera e propria ricetta per ottenere una grande prima pagina, possiamo però convenire su tre punti che, opportunamente curati, renderanno sicuramente l'inizio del tuo racconto più interessante e avvincente.
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giovedì 3 gennaio 2013
Sei parole per un racconto
Leggenda vuole che Hemingway abbia scritto il romanzo più breve nella storia della letteratura, con sole sei parole: vendesi scarpe per bambino, mai indossate.
Lasciamo ai filologi contemporanei la dimostrazione della paternità, resta il fatto che una storia in sei parole può essere un bel modo per far pratica con la scrittura, senza l'onere di un romanzo.
Già quando la leggi, senti la tua capacità creativa e narrativa ravvivarsi, grazie al meccanismo del dico-non dico, con una manciata di vocaboli che evocano una storia mai scritta del tutto eppure perfettamente comprensibile.
Infine, le storie in poche parole - delle quali avevo già parlato qui - funzionano anche come incipit fulminante per storie di maggior lunghezza.
Come realizzarle?
Lasciamo ai filologi contemporanei la dimostrazione della paternità, resta il fatto che una storia in sei parole può essere un bel modo per far pratica con la scrittura, senza l'onere di un romanzo.
Già quando la leggi, senti la tua capacità creativa e narrativa ravvivarsi, grazie al meccanismo del dico-non dico, con una manciata di vocaboli che evocano una storia mai scritta del tutto eppure perfettamente comprensibile.
Infine, le storie in poche parole - delle quali avevo già parlato qui - funzionano anche come incipit fulminante per storie di maggior lunghezza.
Come realizzarle?
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lunedì 30 luglio 2012
Il mensile di Iltuowritingcoach: luglio 2012
A furia di sbagliare...
Si conclude la serie Sbagliando s'impara... a scrivere con gli ultimi tre post, costruiti sugli errori più comuni che gli aspiranti scrittori a volte commettono senza volerlo e che, opportunamente evitati, ti permettono di scrivere racconti e romanzi più intriganti e avvincenti.
Questo mese abbiamo parlato di:
Si conclude la serie Sbagliando s'impara... a scrivere con gli ultimi tre post, costruiti sugli errori più comuni che gli aspiranti scrittori a volte commettono senza volerlo e che, opportunamente evitati, ti permettono di scrivere racconti e romanzi più intriganti e avvincenti.
Questo mese abbiamo parlato di:
Gli sbagli si possono correggere, non c'è problema, ma se puoi evitarli - anche grazie a questi post - tanto meglio!
Quel piccolo particolare che fa la differenza
Quando ti sembra di aver trovato una storia vincente, sappi che sei solo all'inizio di un affascinante percorso: far emergere l'anima di quella storia.
Per il lettore, l'anima si nasconde nelle pieghe di una descrizione, nei sentimenti dei personaggi, nello spiazzamento che gli eventi nella trama producono.
Ma per te che scrivi, far emergere tutto questo vuol dire andare a fondo nella tua storia, distinguerla da tutte le altre storie simili, grazie a un'arma potentissima: i dettagli.
Solo prendendoti cura dei dettagli, solo assumendoti la responsabilità di scegliere che cosa raccontare, da quale angolo di visuale, con quale emozione di fondo, allora il racconto che realizzerai sarà davvero il tuo racconto, con la tua anima.
Storie eterne
Alcune trame battono incessantemente su pochi, significativi temi che da sempre interessano l'uomo.
Ma forse, il tema che angoscia e nello stesso tempo attira con forza incredibile le persone, da quando abbiamo fatto i nostri primi passi sulla terra, è la morte, anzi, che cosa succederà dopo la morte.
È un tema affascinante perché non si tratta di raccontare la realtà distorcendola, modificandola, vestendola con la nostra estetica.
Perché noi non sappiamo nulla di quanto accadrà dopo.
Per questo, tutte le storie nelle quali si narra di anime che dall'aldilà si confrontano con questo mistero ci risucchiano in un vortice.
Non a caso, il tema del viaggio nell'oltretomba, il desiderio di capire che cosa c'è oltre, hanno fatto la loro comparsa sin dai primordi della letteratura, e continuano a essere indagati, anche dal cinema, come ti racconto in questo post dal quale capirai quant'è importante centrare il tema del tuo racconto o del tuo romanzo.
Citare è meglio che leggere?
La citazione è da sempre uno strumento retorico potentissimo, capace di rinforzare, corroborare, validare i nostri discorsi.
L'ha detto lui, e più il lui è autorevole, più bisogna crederci.
Naturalmente, non c'è nessuno che possa conoscere a memoria tutto il patrimonio letterario dal quale è possibile estrarre citazioni.
Questo permette ad alcuni furbi di citare male frasi e pensieri di grandi scrittori o di opere sublimi, riempendosi la bocca di quella che pare sapienza ma è solo insolenza.
In questo post, le citazioni più sbagliate che ci sono in circolazione e che cosa veramente c'è dietro.
mercoledì 4 luglio 2012
Sbagliando s'impara... a scrivere: incipit vincenti?
A differenza degli altri post della serie, stavolta non voglio parlarti di errori e di come riparare, bensì elencarti alcune tipologie di incipit prodotte dai partecipanti ai miei corsi, che ho trovato particolarmente interessanti e che spero possano farti riflettere, lasciando però a te l'onere di giudicare.
Se l'incipit è capace di infondere subito energia, brio, emozioni forti, addirittura shockare il lettore, allora si tratta di un inizio col piede giusto.
A volte iniziamo a leggere cose del genere:
Marta era all'ultima strofa della canzone che si stava portando nelle orecchie sin dall'uscita del bar, e sulla nota finale voltò l'angolo per imboccare la sua via, ma si trovò faccia a faccia con due occhi accesi, sotto i quali spiccava il bianco delle zanne. Quel mostro saltò su due zampe prima di volare su di lei.
Va bene, il solito inizio di fuoco, sembra anche un racconto di genere, adesso andiamo a vedere se il mostro s'è pappato la Marta.
Se l'incipit è capace di infondere subito energia, brio, emozioni forti, addirittura shockare il lettore, allora si tratta di un inizio col piede giusto.
A volte iniziamo a leggere cose del genere:
Marta era all'ultima strofa della canzone che si stava portando nelle orecchie sin dall'uscita del bar, e sulla nota finale voltò l'angolo per imboccare la sua via, ma si trovò faccia a faccia con due occhi accesi, sotto i quali spiccava il bianco delle zanne. Quel mostro saltò su due zampe prima di volare su di lei.
Va bene, il solito inizio di fuoco, sembra anche un racconto di genere, adesso andiamo a vedere se il mostro s'è pappato la Marta.
martedì 24 aprile 2012
Il finale perfetto: cinque modi per realizzarlo
Che cosa fai quando sfogli i titoli in libreria, per scegliere quale libro acquistare e immergerti in un'entusiasmante lettura?
Credo che nove persone su dieci, facciano quello che anch'io non manco di fare: leggere l'incipit o la prima pagina, come ho raccontato qui.
Eppure non è difficile intuire che anche l'explicit, ossia il finale, deve avere pari importanza rispetto alle frasi iniziali.
Sono in fondo i due pilastri sui quali si regge l'intero arco narrativo e non possiamo toglierne o sminuirne uno, altrimenti l'arco si fa sbilenco.
Ovviamente, quando scegliamo un libro mai letto non ci sogniamo neanche di andare a spulciare il finale, all'idea terrificante di scoprire come va a finire prima ancora di aver capito come andava a iniziare.
E per lo stesso motivo chiunque ami le storie - scritte o filmate - potrebbe commettere nefandezze nei confronti di chi osa rivelargli il finale (che in parte è ciò che faccio io in questo post, ah ah!).
Come si fa a costruire un buon finale?
Quali caratteristiche deve avere per lasciare il segno?
Quante possibilità abbiamo di scrivere una frase di chiusura efficace?
Credo che nove persone su dieci, facciano quello che anch'io non manco di fare: leggere l'incipit o la prima pagina, come ho raccontato qui.
Eppure non è difficile intuire che anche l'explicit, ossia il finale, deve avere pari importanza rispetto alle frasi iniziali.
Sono in fondo i due pilastri sui quali si regge l'intero arco narrativo e non possiamo toglierne o sminuirne uno, altrimenti l'arco si fa sbilenco.
Ovviamente, quando scegliamo un libro mai letto non ci sogniamo neanche di andare a spulciare il finale, all'idea terrificante di scoprire come va a finire prima ancora di aver capito come andava a iniziare.
E per lo stesso motivo chiunque ami le storie - scritte o filmate - potrebbe commettere nefandezze nei confronti di chi osa rivelargli il finale (che in parte è ciò che faccio io in questo post, ah ah!).
Come si fa a costruire un buon finale?
Quali caratteristiche deve avere per lasciare il segno?
Quante possibilità abbiamo di scrivere una frase di chiusura efficace?
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lunedì 4 luglio 2011
Una prima pagina da manuale
Marco Archetti ha da poco pubblicato con Feltrinelli il suo quinto lavoro, Sabato,addio e io, dopo aver buttato un occhio alla prima pagina, ho deciso che avrebbe accompagnato il mio viaggio di questi giorni.
Perché ho preso questa decisione?
Perché Archetti ha scritto una prima pagina da manuale e, quando l'ho letta, ho immediatamente pensato a questo post.
Perché da manuale?
Perché il congegno architettato dallo scrittore "risucchia" il lettore lanciandogli ogni esca possibile in poco più
di venti righe iniziali.
Perché ho preso questa decisione?
Perché Archetti ha scritto una prima pagina da manuale e, quando l'ho letta, ho immediatamente pensato a questo post.
Perché da manuale?
Perché il congegno architettato dallo scrittore "risucchia" il lettore lanciandogli ogni esca possibile in poco più
di venti righe iniziali.
domenica 27 marzo 2011
Incipit e dintorni
Nella foto puoi vedere l'inizio de Le avventure di Pinocchio, storia di un burattino di Carlo Collodi.È interessante perché allude sia al classico incipit delle fiabe con il c'era una volta, sia all'incipit vero e proprio di una famosa filastrocca.
In questo modo, Collodi "comanda" già al lettore (anzi, si rivolge espressamente ai piccoli) la disposizione giusta con la quale leggere il suo romanzo.
Quasi ogni scrittore è pronto a sostenere come l'incipit sia la parte più delicata da scrivere perché è il momento che cattura l'attenzione.
In realtà ci sono fattori precedenti all'incipit che chiamano qualcuno spingendolo ad aprire le prime pagine di un libro, come la copertina, il titolo, la presentazione in quarta.
Uno scrittore è un artista, e un artista è una persona che sa fare delle scelte ascoltando le proprie emozioni.
Ma qui nasce l'equivoco: se l'artista sceglie, vuol dire che ha davanti un ventaglio di scelte.
Così, se lo scrittore deve scegliere l'incipit del suo racconto o romanzo, lo farà sulla base di una serie di modelli di incipit che in qualche modo sono finiti nella sua mente e memoria.
Se le circostanze della nostra vita non ci hanno permesso di incamerare questi modelli, è cosa buona e giusta incamerarli in maniera volontaria e razionale, per poi lasciare il campo all'emozione e operare la scelta.
Perciò, prima di chiederti quale incipit scrivere, domandati quali tipi di incipit sarebbe possibile adottare?
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