Egli cita, volendo anche nel senso di Cheeta, la scimmia del Tarzan hollywoodiano, perché a volte le citazioni sono usate con lo stesso sproposito con il quale le utilizzerebbero forse i primati.
Stamattina mi arriva via mail la proposta di inserire un widget nei miei blog che pubblichi automaticamente aforismi e citazioni in linea con i temi che tratto, così i miei lettori saranno piacevolmente stimolati da frasi celebri e autorevoli che terranno vivo il loro interesse.
L'idea che una macchina, identificando l'uguaglianza delle parole, possa citare mi lascia in sospeso tra il sorriso amaro e lo sconcerto raggelante.
Sebbene la citazione in letteratura narrativa sia usata solo come compendio alla narrazione, ne parlo qui - e non nell'altro mio blog - perché citare è nella sua essenza un'operazione letteraria, non informativa.
La vera citazione dovrebbe sempre nascere spontaneamente da un'associazione di idee nella mente di colui che cita, cioè estrapola dal suo bagaglio di memorie di lettura estratti che in qualche modo hanno a che fare con un tema di cui si sta occupando nel momento stesso in cui cita.
Invece, la citazione diventa presto una sorta di gettone per far scattare l'ammirazione altrui, un distintivo di conoscitore, una patente di dotto che impressiona senza tuttavia lasciar vedere dietro che cosa c'è realmente, un po' come fa un flash.
Se usata con parsimonia e consapevolezza, la citazione nei testi informativi è in grado di arricchirli e portarli ad altro livello, e io stesso ne ho più volte consigliato l'utilizzo.
Se però è usata senza la conoscenza della materia citata finisce per essere una moina puerile che rivela soltanto il complesso d'inferiorità di chi la fa.
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domenica 3 maggio 2015
Io cito, tu citi, egli cita ma non sta attento agli errori!
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lunedì 6 giugno 2011
Perché raccontare storie?
Il saggio parla perché ha qualcosa da dire, il pazzo perché deve dire qualcosa.
Questa frase non è di Platone ma qualcuno in passato si divertì ad attribuirgliela.
A noi interessa il suo senso, e non la paternità certa.
Trasposta al nostro mondo di narratori, la frase spinge a chiedersi: perché raccontare storie?
La risposta è scritta dentro di te, se solo pensi alle storie che conosci.
Le storie attaccate alla tua carne e alle tue ossa, quelle che ti porti dietro da quando le hai sentite, sono quelle che t'insegnano qualcosa.
È la prima ragione per la quale gli uomini inventano storie.
Questa frase non è di Platone ma qualcuno in passato si divertì ad attribuirgliela.
A noi interessa il suo senso, e non la paternità certa.
Trasposta al nostro mondo di narratori, la frase spinge a chiedersi: perché raccontare storie?
La risposta è scritta dentro di te, se solo pensi alle storie che conosci.
Le storie attaccate alla tua carne e alle tue ossa, quelle che ti porti dietro da quando le hai sentite, sono quelle che t'insegnano qualcosa.
È la prima ragione per la quale gli uomini inventano storie.
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