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domenica 12 ottobre 2014

Racconto allungato vs. racconto concentrato

Nel mondo degli appassionati di scrittura si sente spesso parlare di una regola, da impartire a tutti i principianti e molto difficile da far rispettare, per chi insegna.

Poiché il narratore inesperto tende a dire i fatti da raccontare, a riferire gli avvenimenti, lo si esorta invece a scrivere in modo da mostrarli, da farli vedere e percepire al lettore, in modo che questi possa da solo - come guardando un film - completare il puzzle della storia nella sua mente.

La regola, o il consiglio se vogliamo, è sostanzialmente giusta, perché è vero che chi muove i primi passi quasi sempre commette l'errore di non scrivere descrivendo con i sensi ma di riferire ciò che avviene, ed è altrettanto vero che qualsiasi brano, reso più specifico grazie all'uso di un linguaggio che mostra le cose, diventa più potente.

domenica 9 marzo 2014

Revisionare bene un testo

Come si fa a scrivere un racconto capace di far commuovere il lettore?

Come si fa a raccontare una storia che raggeli il sangue nelle vene, che faccia esplodere l'immaginazione di chi legge, che si levi dalle pagine come un canto?

La domanda è suggestiva, ma contiene un errore che sfugge a prima vista.

Nessuno può scrivere una cosa simile, commovente, raggelante, esplosiva o musicale.

È possibile però che qualcuno possa revisionare qualcosa del genere, se il testo che revisiona glielo permetterà.

Chiariamo subito due concetti importantissimi.

La scrittura è per almeno due terzi ri-scrittura, quindi revisione, editing, aggiustamenti, correzioni, cancellature, rifacimenti, rielaborazioni, e tanti altri ri in diverse forme.

Per fare una buona revisione narrativa, prima del talento, della sensibilità, dell'esperienza, della creatività e di tutte le altre facoltà mentali, ci vuole resistenza.

La tua mente cercherà subito di dirti che va bene così, che non è il caso di revisionare ancora, che hai già cambiato tutto ciò che c'era da cambiare.

Perché la tua mente è impregnata di insicurezza, e preferisce evitare la penosa esperienza di dover ammettere che quelle parole sono da togliere, quelle altre sono da sostituire, quelle altre ancora chissà come ti sono venute in mente.

La revisione, l'editing, è una pratica indispensabile che però lascia esausti.

Un lavoro che ti spezza le ossa, se lo fai sui testi altrui, e che può indebolire la fiducia in te se lo fai suoi tuoi testi.

Però, se riesci a non mollare, arriva il momento in cui l'editing davvero migliora quel testo, davvero lo porta a un livello superiore, davvero te lo fa immaginare già davanti a un lettore pienamente soddisfatto.

Così capisci che non puoi esimerti da questa responsabilità, se vuoi davvero commuovere, raggelare, far esplodere o incantare i lettori.

Un lavoro duro, frase per frase, a cesellarne la forma, a raccogliere la polvere e decidere quanta riutilizzarne e quanta buttarne via.

Un lavoro estremamente gratificante, che ti dimostra quanto sia vero che l'arte si estrae togliendo il superfluo e non aggiungendo materia.

Ma come puoi iniziare a farlo in modo efficace e senza troppa fatica?

sabato 8 febbraio 2014

Lo scheletro nell'armadio

A chi non è capitato?

Pensi di conoscere qualcuno, e poi bum!, questa persona ti rivela qualcosa di sé che ti fa barcollare, ti spiazza, ti fa impressione.

Quando racconto che da bambino entravo a rubare ai grandi magazzini e poi montavo una bancarella per strada e rivendevo il bottino, effettivamente mi guardano un po' strano.

Per fortuna poi ridono quando aggiungo che successivamente fui beccato e la cinquina che mi diede la guardia me la ricordo ancora.

Questa è poco più che una bambinata, ma crescendo può succedere di incappare in qualche azione fortemente contraddittoria che per qualche motivo si decide di tenere nascosta, finché però le circostanze portano a rivelarla a qualcun altro, e questo qualcun altro può uscirne piuttosto sconvolto.

Rimasi fortemente turbato quando mi raccontarono che la prima figlia di una mia parente era frutto di una relazione che la donna aveva avuto con uno straniero che poi l'aveva abbandonata, e mi sembrò all'improvviso di scorgere con cognizione tutte le differenze fisiche e caratteriali tra questa figlia e le altre che lei ebbe in seguito, differenze che fino a quel momento attribuivo alla pura casualità.

Ora, chiunque legga un romanzo in qualche modo cerca di vivere quest'esperienza di turbamento, di stupore, di spiazzamento nello scoprire la vita dei personaggi e poi nel constatare che non tutto è come sembra, che anche gli eroi di una storia possono avere degli scheletri nell'armadio, e che la rivelazione sarà shockante.

Perciò gli scrittori possono e devono sfruttare questa possibilità che è nello stesso tempo una responsabilità, il dominio del mondo interiore dei personaggi, dal quale estrarre il segreto che sconvolgerà i lettori.

Qual è la spiegazione dietro a certi comportamenti singolari, alle manie, alle preoccupazioni, ai rituali e alle paure del tuo personaggio?

Dare al tuo protagonista un segreto da portare e magari da condividere lo renderà più umano, reale ed efficace.

Come fare?

sabato 28 dicembre 2013

La prima pagina del tuo racconto

Chi scrive storie lo sa: la prima pagina è difficile ed è forse la parte che si cambia maggiormente prima di decidersi a chiudere un racconto.

Nei manuali di scrittura o sui blog potrai trovare centinaia di testi che ti consigliano o addirittura ti prescrivono i passi da compiere per avere una prima pagina che funziona.

Io stesso avevo pubblicato tempo fa un post sul tema, prendendo  a esempio la prima pagina di un romanzo.

Senza fornire una vera e propria ricetta per ottenere una grande prima pagina, possiamo però convenire su tre punti che, opportunamente curati, renderanno sicuramente l'inizio del tuo racconto più interessante e avvincente.

martedì 24 dicembre 2013

Malati di storie

Per alcune persone, raccontare e ascoltare storie è una vera malattia.

E questa malattia accompagna il genere umano sin dagli albori.

Dalla voce, ai segni rupestri, dalle tavolette al teatro, dai manoscritti ai tabelloni dei cantastorie, dalle prime stampe ai fumetti, dal grande schermo agli e-reader, passando per la tv e la rete, abbiamo visto cambiare il supporto, modificarsi la tecnologia, trasformarsi il mezzo di trasmissione di questo male benigno - perdonatemi l'ossimoro - ma la costante, la storia, la voglia di narrare e lasciarsi trasportare da chi narra, sembra immutabile.

Naturalmente, migliore è la storia, più potente è la malattia con le sue recidive: è proprio quando hai letto un grande libro che la tua sete di storie aumenta, è nel momento in cui hai appena finito di scrivere un racconto che ti prende la smania di iniziare un romanzo.

La malattia delle storie attacca la mente, producendo stati di alterazione più vividi e più a lungo termine di qualsiasi acido.

Diventiamo vulnerabili, ogni minima suggestione si trasforma in immagini fantasmatiche, e la vita che ci scorre davanti si mostra come un film del quale siamo ora spettatori e ora protagonisti.

domenica 24 novembre 2013

Torna "Il gusto di scrivere": seconda edizione, 21 e 22 dicembre 2013

Tra scrivere un racconto e preparare un piatto ci sono molte più affinità di quante tu possa pensare.

Le sensazioni che scaturiscono dal sapore e dal profumo degli ingredienti infatti sono capaci di stimolare la nostra inventiva, e aiutare il processo di scrittura, narrazione e creazione di racconti.

Uno scrittore che voglia guidare l'esperienza dei suoi lettori, così come un chef fa attraverso l'orchestrazione di un menù, deve conoscere le strategie giuste per favorire la "degustazione" delle sue storie, e aggiungere quel pizzico di inventiva personale in grado di mettere la firma alle sue creazioni.

Da questi pensieri è nato già dall'estate appena passata il laboratorio di scrittura Il gusto di scrivere che - dopo la prima edizione dell'1 e 2 giugno, ho il piacere immenso di replicare a Voghera (PV) grazie alla collaborazione fondamentale degli amici di CulturAma.

lunedì 4 novembre 2013

Come va' con i tuoi personaggi?

Anche quando hai scritto già decine di migliaia di parole per la tua prossima storia, ti può capitare di bloccarti e non riuscire a far altro che grattarti la testa o tamburellare nervosamente con le dita.

In attesa che qualcosa ti baleni in mente.

Ma non succede nulla, il vuoto.

Eppure, pensavi ormai di sapere tutto ciò che ti serve sul mondo fantastico che stai creando e soprattutto su coloro che vi abitano.

Credevi che i tuoi personaggi non avessero più alcun segreto per te.

Invece, ti accorgi che il tuo personaggio principale oppone resistenza e recalcitra piuttosto che entrare nei meandri nei quali vorresti ficcarlo.

E gli altri personaggi se ne stanno in angoli ombrosi, e tu avverti che non vogliono essere toccati.

Ti hanno messo il broncio, ti fanno una guerra silenziosa.

Peggio: ti hanno tolto la parola.

Che cosa fare?

Semplice: è tempo di ripensare al tuo rapporto con loro.

E quando dico rapporto, intendo proprio relazione, quella che potresti avere con qualsiasi essere umano reale.

Perché se i tuoi personaggi fanno i capricci in realtà è buon segno: vuol dire che hai costruito per loro una personalità che adesso pare camminare sulle proprie gambe, e ovviamente non puoi forzarli, così come non puoi costringere un partner o un amico a fare tutto ciò che vuoi.

Devi accettare che c'è qualcosa in loro, una parte del loro carattere che ancora non conoscevi, devi rinegoziare la relazione, e insieme dovrete valutare come cambiarla o se addirittura interromperla.

Più i tuoi personaggi sono dettagliati, più è probabile che questo accada.

Ecco come ridisegnare il tuo rapporto con protagonisti e gregari, e completare finalmente la tua prossima storia.

lunedì 26 agosto 2013

Personaggi che si vestono...

Ti svegli una mattina, fai due passi verso l'armadio e ne tiri fuori qualche capo da indossare.

Sembra una cosa semplicissima, eppure presuppone tutta una serie di micro pensieri, a volte automatici, altre volte ben ponderati, che contengono la risposta a moltissime domande.

Perché scegli proprio quei vestiti?

Stai cercando la comodità per goderti a pieno una mattinata di pigrizia?

Stai tentando di apparire professionale e affidabile perché vuoi far colpo al lavoro?

O magari sei una persona che non cambia mai il tipo di vestiario, indipendentemente dal contesto?

Quando descrivi i tuoi personaggi in un racconto, può capitare di soffermarti su dettagli del loro abbigliamento, o addirittura lanciarti nella descrizione piena di ciò che indossano da capo a piedi.

Ovvio che lo fai perché anche questo elemento contribuisce a dare vita a quel personaggio e a farlo sentire al lettore.

Il bello, come per ogni descrizione, è che stai già creando un umore, un'atmosfera, senza ancora aver narrato nulla.

Ecco alcune tipologie di abbigliamento per i personaggi, con i loro effetti su chi legge, per cucire addosso ai tuoi protagonisti l'abito che li renderà immediatamente riconoscibili e indimenticabili.

domenica 21 luglio 2013

Personaggi che viaggiano

Che cos'è un viaggio, per te che scrivi?

Significa semplicemente approdare in un'altra destinazione?

Oppure è un processo che, grazie a nuove e sorprendenti esperienze, arricchisce la tua persona?

Può essere un'occasione per trasformarti?

Per raggiungere un punto di svolta, imparare qualcosa di nuovo, crescere?

Sono domande che ti permettono di capire qualcosa in più, non solo su di te, ma anche sui personaggi del tuo racconto o del tuo romanzo.

Ho già parlato recentemente della trama del viaggio in questo post, ma il viaggio in sé è un elemento fondamentale per far emergere i personaggi, per questo il viaggio spesso si trova anche nella trama di minaccia o in quella di ricerca.

venerdì 12 luglio 2013

È facile scegliere la trama: chi cerca trova?

Ἀρχόμενος σέο Φοῖβε παλαιγενέων κλέα φωτῶν
μνήσομαι οἳ Πόντοιο κατὰ στόμα καὶ διὰ πέτρας
Κυανέας βασιλῆος ἐφημοσύνῃ Πελίαο
χρύσειον μετὰ κῶας ἐύζυγον ἤλασαν Ἀργώ

Questo è l'inizio de Le Argonautiche, di Apollonio Rodio, e racconta il mitico viaggio degli eroi guidati da Giasone, sull'altrettanto mitica nave Argo, alla ricerca del Vello d'oro, la pelle di un ariete magico che trasportò il giovane Frisso - scampato al sacrificio al quale suo padre l'aveva destinato - in Colchide.

Mitologia greca, insomma, e forse la storia epica più antica del mondo ellenico, sebbene la versione di Apollonio Rodio sia solo del terzo secolo a.C., ben oltre la classicità.

Un altro glorioso mito greco basato sulla ricerca è quello di Perseo che per salvare Andromaca deve procurarsi la testa della Gorgone.

Fine del pistolotto filologico, quello che ci interessa è la trama, basata appunto sulla ricerca di qualcosa.

Quante storie già conosci che sfruttano questo motore per svilupparsi?

sabato 29 giugno 2013

È facile scegliere la trama: si sa quando si parte...

Ἄνδρα μοι ἔννεπε, Μοῦσα...

Nel mezzo del cammin di nostra vita...

Il 24 maggio 1863 era domenica...

Alice cominciava a sentirsi assai stanca di sedere sul poggetto accanto a sua sorella...

C'era una volta... - Un re! - diranno subito i miei piccoli lettori.

Riconosci questi incipit?

Sono le prime parole rispettivamente di Odissea, Commedia, Viaggio al centro della terra, Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie e Le avventure di Pinocchio - Storia di un burattino.

Che cosa hanno in comune queste pietre miliari della letteratura?

Qualcosa che da sempre attrae gli esseri umani: la possibilità di viaggiare e ritrovarsi in un altro mondo, tutto da esplorare.

Ho deciso di parlare della trama del viaggio perché anch'essa come la precedente - la minaccia - è strettamente legata agli esordi del genere umano sul pianeta.

Prima di diventare stanziali, infatti, gli uomini ce ne hanno messo di tempo a convincersi, e anche quando hanno sviluppato le prime grandi civiltà, la necessità di mettersi in marcia, per terra e per mare, ha continuato ad animare i nostri spiriti, tanto che l'ultima grande epopea dell'esplorazione, cioè la conquista dell'Ovest nordamericano, non è poi così remota.

La trama del viaggio è molto usata nella letteratura per ragazzi perché quasi sempre implica l'attraversamento di paesaggi irreali, spesso magici, e comunque ben oltre i confini del noto.

L'elemento fantastico appare sin dall'inizio, prevalentemente associato alla speranza di fare scoperte mirabolanti, poi però si affacciano pericoli e ostacoli altrettanto sovrumani che mettono a rischio la vita stessa degli eroi di turno.

Molte volte, i protagonisti hanno uno scopo sin dalla partenza, altre volte si trovano catapultati in paesi inimmaginabili per puro caso e solo viaggiando riescono a capire che cosa fare per uscirne e tornare a casa.

Il completamento del viaggio quasi sempre coincide con l'apprendimento di qualche importante lezione da parte dei protagonisti, sulla vita o sulla loro stessa persona.

Come si sviluppa la trama del viaggio?

venerdì 28 giugno 2013

È facile scegliere la trama: la minaccia


 È facile scegliere la trama...se sai quali sono le trame possibili.

Perdonami questo ricalco del titolo di una nota serie di manuali per smettere di, ma poiché nulla nasce dal nulla e siccome siamo nel 2013, quindi con qualche millennio di produzione letteraria alle spalle, chiunque voglia scrivere una storia farebbe bene a prendere spunto da, o a usare come modello quanto è stato prodotto finora.

Nel mio lavoro con la scrittura funzionale - cioè articoli, post, relazioni, special report ecc. - punto sempre tantissimo sull'uso delle strutture testuali per facilitare chi vuole imparare a scrivere.

Quando sai che esistono in fondo pochi tipi di articoli e che essi si differenziano per il diverso ordine da dare ai concetti esposti, scrivere è più facile.

Ma la struttura non è qualcosa che riguarda solo la scrittura non narrativa e le trame non sono altro che le strutture che l'autore sceglie di dare agli avvenimenti narrati.

In un certo senso, in una storia accadono alcune cose tutte riconducibili a poche tipologie.

Ciò che differenzia le storie e i generi è proprio il tipo di struttura, la quale finirà per dare un taglio particolare non solo alla narrazione ma anche all'atmosfera stessa che il lettore percepirà.

Quando hai un'idea vaga per una storia da scrivere, allora, dai un occhio a queste trame possibili e scegli quella che valorizza meglio la tua idea.

O quella che subito ti farà venire voglia di trasformare la tua idea in pagine di narrativa.

sabato 25 maggio 2013

Ma che storia è?

La domanda era in un verso di un noto brano di Vasco Rossi, ma questo non è un quiz sui testi delle canzoni.

Il quesito però è tanto ovvio quanto diffuso e importante, quando si tratta di racconti.

Sia che tu veda un film, o legga un romanzo o stia scrivendo una storia, appena ne parli a qualcuno senti subito chiederti ma che storia è?

La parola storia è talmente ab-usata che non facciamo neanche più caso al suo significato.

Quando ci si dimentica da dove si è partiti, è salutare fare qualche passo indietro e ripartire dall'ABC.

Provando a trasformarmi in dizionario, direi che una storia è una narrazione di fatti reali o immaginari, in prosa, in versi, in audio, in video, a fumetti e quant'altro, fatta per interessare, divertire e magari istruire chi ascolta, legge o guarda.

A questo punto capisci che la domanda ma che storia è coinvolge in pieno queste tre caratteristiche: interessare, divertire, istruire.

Ma non dimenticare l'oggetto di questi tre verbi: chi ascolta, legge o guarda.

Non sei tu che scrivi a provare interesse, divertimento e a imparare qualcosa in più, per quanto scrivere fornisca sicuramente qualche forma di queste tre cose.

Le storie che funzionano producono questi effetti in chi sta dall'altra parte, cioè il lettore.

Come puoi ottenere questo risultato?

Andando incontro ai desideri di chi legge.

Le storie di maggior successo, a guardarle attentamente, condividono alcune caratteristiche capaci di incontrare questi desideri.

Il lettore vuole sentirsi catapultato nella storia perché, in quanto essere umano, ha tre spinte ben precise che quasi sempre i buoni racconti soddisfano.

Se tu riesci a scrivere una storia che accoglie una di queste spinte, come hanno fatto grandi racconti sin dall'alba dei tempi, allora il lettore sarà interessato, si divertirà e imparerà.

sabato 27 aprile 2013

Non farti fregare dalla prima stesura!

A che velocità scrivi?

Molte persone che si avvicinano alla scrittura all'inizio faticano non poco a mettere insieme le parole.

A volte ci vogliono anche cinque minuti buoni solo per una frase.

Uno dei motivi principali è il processo mentale, tipico di chi non è avvezzo a scrivere spesso: prima si forma la frase nello schermo della mente e poi la si riscrive - perché in realtà la si è già redatta mentalmente - sul monitor o sul foglio, per chi scrive a mano.

Per fortuna il cervello ci mette poco ad adattarsi alla nuova modalità, a patto che si scriva di frequente, fino ad annullare la distanza temporale tra il comporre la frase e il registrarla in forma scritta.

Gli scrittori, dunque, scrivono più velocemente delle persone che non praticano la scrittura abitualmente, o almeno dovrebbero essere in grado di farlo.

Ma quanto tempo dovremmo impiegare per scrivere le nostre storie?

domenica 21 aprile 2013

L'ambiente degli scrittori: sai cogliere lo spirito dei luoghi?

Immagina di scrivere la tua prossima storia sotto quel gazebo che vedi in foto, poi torna alla stanza in cui sei, guardati intorno e rifletti: ci sarebbe qualche differenza?

Se ti piace scrivere, soffermati per un attimo sul luogo in cui vivi.

Una grande città o un paesino di campagna?

Una casa a due piani o un seminterrato?

Un quartiere multietnico o una monotona distesa di vetri e cemento?

sabato 23 marzo 2013

Il cestino vuoto dello scrittore

Hai presente l'icona del cestino sul desktop del tuo computer?

Ho sempre trovato molto carina quest'icona analogica e non digitale: infatti, se nel cestino c'è qualcosa, il disegnino si trasforma in un cestino pieno, e più contiene files scartati più appare zeppo, mentre quando elimini definitivamente i files torna bello vuoto e lindo.

Perché ti parlo del cestino?

Mettiamo che tu abbia deciso di scrivere una storia.

Facciamo che ci lavori per una settimana, dieci giorni, arrivando a mettere una sull'altra una quindicina di pagine.

Arriviamo al momento fisiologico di una pausa di lettura e di riflessione.

Mettiamo caso che, in seguito a questa lettura, tu decida che stai andando completamente fuori strada, che non ti piace ciò che hai scritto, che è tutto da rifare.

A quel punto, che cosa fai con quelle quindici pagine?

Come?

LE CANCELLIIIIIIIIII???????

domenica 17 marzo 2013

Questioni di protagonismo

Chiunque legga una storia o guardi un film ci mette ben poco a capire chi sia o chi siano i protagonisti della vicenda.

Prima ancora che lo si possa spiegare, l'emergere di un personaggio sugli altri appare come un'evidenza.

Naturalmente, anche chi ama scrivere possiede questa capacità.

Tuttavia, quando si passa dietro la scrivania e si prova a scrivere una storia, si scopre che scegliere, definire e raccontare un protagonista non è affatto semplice.

Se il protagonista non ha tutta una serie di requisiti, che la letteratura e la narrativa in genere hanno messo in luce sin da quando l'uomo narra, allora la storia non avrà un perno attorno al quale ruotare.

giovedì 21 febbraio 2013

Il desiderio di scrivere

Riesci a ricordare com'è nato il tuo desiderio di scrivere?

Provo a indovinare?

Probabilmente hai letto un libro che ti ha toccato così in profondo, pungendo il tuo cuore, da farti pensare non sarebbe entusiasmante ispirare questi sentimenti anche nelle altre persone?

In altre parole, il tuo primo pensiero non è stato voglio la fama, voglio vendere un milione di copie, voglio gironzolare in centinaia di ricevimenti col bicchiere in mano e frotte di persone a caccia d'autografi...

Hai solo pensato che sarebbe stato bello poterti dire amo scrivere, amo creare un contatto intenso con i lettori, amo condividere con loro emozioni, addirittura amo poter dare loro una svolta.

giovedì 3 gennaio 2013

Sei parole per un racconto

Leggenda vuole che Hemingway abbia scritto il romanzo più breve nella storia della letteratura, con sole sei parole: vendesi scarpe per bambino, mai indossate.

Lasciamo ai filologi contemporanei la dimostrazione della paternità, resta il fatto che una storia in sei parole può essere un bel modo per far pratica con la scrittura, senza l'onere di un romanzo.

Già quando la leggi, senti la tua capacità creativa e narrativa ravvivarsi, grazie al meccanismo del dico-non dico, con una manciata di vocaboli che evocano una storia mai scritta del tutto eppure perfettamente comprensibile.

Infine, le storie in poche parole - delle quali avevo già parlato qui - funzionano anche come incipit fulminante per storie di maggior lunghezza.

Come realizzarle?

sabato 29 dicembre 2012

Raccontare o raccontarsi?

Quando si dice che la buona scrittura arriva dal cuore, s'intende comunemente il racconto di eventi vissuti nella vita reale?

È necessario essere stati i protagonisti dei fatti che poi trasferiremo nelle pagine, per coinvolgere il lettore fino a immergerlo nella vicenda e nelle emozioni dei personaggi?

Difficile dare una risposta univoca.

Sicuramente, il successo di romanzi in forma di diario o di memoriale e di film basati su storie vere pende a favore di quest'ipotesi.

Magari il lettore, sapendo che si tratta di qualcosa di realmente accaduto, sente soddisfatta anche la sua voglia di informazione e il racconto romanzato su fatti veri gli ispira più fiducia.

Questo non vuol dire che una bella storia di fantascienza non possa essere apprezzata, ma che le emozioni che può trasmettere un racconto basato su eventi realmente accaduti sono più facilmente condivisibili e riconoscibili.

Quindi, il vecchio adagio scrivi ciò che conosci sembra trovare conferma in questo ragionamento.

Ma se le cose stanno così, che cosa dovrebbero fare tutti gli aspiranti scrittori che ritengono di non avere una vita sufficientemente ricca di avvenimenti da raccontare, ritenendola noiosa e di alcun interesse per chicchessia?