Egli cita, volendo anche nel senso di Cheeta, la scimmia del Tarzan hollywoodiano, perché a volte le citazioni sono usate con lo stesso sproposito con il quale le utilizzerebbero forse i primati.
Stamattina mi arriva via mail la proposta di inserire un widget nei miei blog che pubblichi automaticamente aforismi e citazioni in linea con i temi che tratto, così i miei lettori saranno piacevolmente stimolati da frasi celebri e autorevoli che terranno vivo il loro interesse.
L'idea che una macchina, identificando l'uguaglianza delle parole, possa citare mi lascia in sospeso tra il sorriso amaro e lo sconcerto raggelante.
Sebbene la citazione in letteratura narrativa sia usata solo come compendio alla narrazione, ne parlo qui - e non nell'altro mio blog - perché citare è nella sua essenza un'operazione letteraria, non informativa.
La vera citazione dovrebbe sempre nascere spontaneamente da un'associazione di idee nella mente di colui che cita, cioè estrapola dal suo bagaglio di memorie di lettura estratti che in qualche modo hanno a che fare con un tema di cui si sta occupando nel momento stesso in cui cita.
Invece, la citazione diventa presto una sorta di gettone per far scattare l'ammirazione altrui, un distintivo di conoscitore, una patente di dotto che impressiona senza tuttavia lasciar vedere dietro che cosa c'è realmente, un po' come fa un flash.
Se usata con parsimonia e consapevolezza, la citazione nei testi informativi è in grado di arricchirli e portarli ad altro livello, e io stesso ne ho più volte consigliato l'utilizzo.
Se però è usata senza la conoscenza della materia citata finisce per essere una moina puerile che rivela soltanto il complesso d'inferiorità di chi la fa.
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domenica 3 maggio 2015
Io cito, tu citi, egli cita ma non sta attento agli errori!
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lunedì 30 luglio 2012
Il mensile di Iltuowritingcoach: luglio 2012
A furia di sbagliare...
Si conclude la serie Sbagliando s'impara... a scrivere con gli ultimi tre post, costruiti sugli errori più comuni che gli aspiranti scrittori a volte commettono senza volerlo e che, opportunamente evitati, ti permettono di scrivere racconti e romanzi più intriganti e avvincenti.
Questo mese abbiamo parlato di:
Si conclude la serie Sbagliando s'impara... a scrivere con gli ultimi tre post, costruiti sugli errori più comuni che gli aspiranti scrittori a volte commettono senza volerlo e che, opportunamente evitati, ti permettono di scrivere racconti e romanzi più intriganti e avvincenti.
Questo mese abbiamo parlato di:
Gli sbagli si possono correggere, non c'è problema, ma se puoi evitarli - anche grazie a questi post - tanto meglio!
Quel piccolo particolare che fa la differenza
Quando ti sembra di aver trovato una storia vincente, sappi che sei solo all'inizio di un affascinante percorso: far emergere l'anima di quella storia.
Per il lettore, l'anima si nasconde nelle pieghe di una descrizione, nei sentimenti dei personaggi, nello spiazzamento che gli eventi nella trama producono.
Ma per te che scrivi, far emergere tutto questo vuol dire andare a fondo nella tua storia, distinguerla da tutte le altre storie simili, grazie a un'arma potentissima: i dettagli.
Solo prendendoti cura dei dettagli, solo assumendoti la responsabilità di scegliere che cosa raccontare, da quale angolo di visuale, con quale emozione di fondo, allora il racconto che realizzerai sarà davvero il tuo racconto, con la tua anima.
Storie eterne
Alcune trame battono incessantemente su pochi, significativi temi che da sempre interessano l'uomo.
Ma forse, il tema che angoscia e nello stesso tempo attira con forza incredibile le persone, da quando abbiamo fatto i nostri primi passi sulla terra, è la morte, anzi, che cosa succederà dopo la morte.
È un tema affascinante perché non si tratta di raccontare la realtà distorcendola, modificandola, vestendola con la nostra estetica.
Perché noi non sappiamo nulla di quanto accadrà dopo.
Per questo, tutte le storie nelle quali si narra di anime che dall'aldilà si confrontano con questo mistero ci risucchiano in un vortice.
Non a caso, il tema del viaggio nell'oltretomba, il desiderio di capire che cosa c'è oltre, hanno fatto la loro comparsa sin dai primordi della letteratura, e continuano a essere indagati, anche dal cinema, come ti racconto in questo post dal quale capirai quant'è importante centrare il tema del tuo racconto o del tuo romanzo.
Citare è meglio che leggere?
La citazione è da sempre uno strumento retorico potentissimo, capace di rinforzare, corroborare, validare i nostri discorsi.
L'ha detto lui, e più il lui è autorevole, più bisogna crederci.
Naturalmente, non c'è nessuno che possa conoscere a memoria tutto il patrimonio letterario dal quale è possibile estrarre citazioni.
Questo permette ad alcuni furbi di citare male frasi e pensieri di grandi scrittori o di opere sublimi, riempendosi la bocca di quella che pare sapienza ma è solo insolenza.
In questo post, le citazioni più sbagliate che ci sono in circolazione e che cosa veramente c'è dietro.
domenica 22 luglio 2012
Cito, quindi sbaglio
La logica di questo titolo non ti sembra proprio stringente?
Eppure è vera, al di là dell'apparenza.
La memoria delle persone, e quel grande archivio che è la rete, brulicano di frasi, detti, citazioni estrapolate da opere letterarie che in realtà o non hanno mai visto la luce, nella forma in cui sono divulgate, o sono attribuite erroneamente.
Per esempio, da quando sono su Facebook ho ricevuto già, negli aggiornamenti, decine e decine di slides con la frase Lentamente muore eccetera firmata nientemeno che da Pablo Neruda, come ho visto nell'omonimo tronco a Smerillo dove addirittura c'è scritto 2004 come data di morte, cioè ben trentun'anni dopo quella effettiva.
Eppure, si tratta di versi scritti da Martha Medeiros nel 2000 e il titolo del testo originale è A Morte Devagar.
Il caso forse più famoso in assoluto di falsa citazione letteraria è l'emblematico elementare Watson, che Arthur Conan Doyle non ha mai e poi mai messo in bocca a Sherlock Holmes, e che forse derivano da una trasposizione cinematografica delle avventure del detective.
Fin qui, però, possiamo anche comprendere le sviste: si tratta di testi di autori stranieri, nei quali vanno sempre implicati problemi di traduzione e trasmissione, e alla fine risulta difficile capire come sia accaduto e soprattutto come si sia arrivati all'errore d'attribuzione.
Ma che dire delle false citazioni del nostro massimo poeta?
Eppure è vera, al di là dell'apparenza.
La memoria delle persone, e quel grande archivio che è la rete, brulicano di frasi, detti, citazioni estrapolate da opere letterarie che in realtà o non hanno mai visto la luce, nella forma in cui sono divulgate, o sono attribuite erroneamente.
Per esempio, da quando sono su Facebook ho ricevuto già, negli aggiornamenti, decine e decine di slides con la frase Lentamente muore eccetera firmata nientemeno che da Pablo Neruda, come ho visto nell'omonimo tronco a Smerillo dove addirittura c'è scritto 2004 come data di morte, cioè ben trentun'anni dopo quella effettiva.
Eppure, si tratta di versi scritti da Martha Medeiros nel 2000 e il titolo del testo originale è A Morte Devagar.
Il caso forse più famoso in assoluto di falsa citazione letteraria è l'emblematico elementare Watson, che Arthur Conan Doyle non ha mai e poi mai messo in bocca a Sherlock Holmes, e che forse derivano da una trasposizione cinematografica delle avventure del detective.
Fin qui, però, possiamo anche comprendere le sviste: si tratta di testi di autori stranieri, nei quali vanno sempre implicati problemi di traduzione e trasmissione, e alla fine risulta difficile capire come sia accaduto e soprattutto come si sia arrivati all'errore d'attribuzione.
Ma che dire delle false citazioni del nostro massimo poeta?
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venerdì 4 maggio 2012
Riscrivere una storia già scritta: lo fa anche Woody
Chi ha visto To Rome with Love di Woody Allen e ama il cinema italiano si sarà accorto del tripudio di citazioni con cui il cineasta americano ha infarcito il film, per trasmettere il suo amore per l'Italia e per epoche ormai archiviate.
Dal vigile narratore - il cinema dei cinquanta e sessanta in Italia spesso si apriva con questa soluzione - all'incontro fatale sulla scalinata di Trinità dei Monti in stile Vacanze romane, dal look di Alec Baldwin con capigliatura da divo dei fifties al clone della Loren nel corpo di Penelope Cruz, trapianto che era già riuscito ad Almodóvar in Volver, fino all'Italia paese del bel canto - solo all'estero ormai ci pensano così - e delle agenzie funebri dietro le quali negli Stati Uniti si celano i clan mafiosi, è veramente un carrozzone di messaggi.
Se però tutte queste citazioni sono come flash sparsi, ce n'è una su cui s'impernia un terzo del film: la riscrittura del plot de Lo sceicco bianco di Fellini, al quale Allen aveva già reso omaggio con Sturdust Memories.
Dal vigile narratore - il cinema dei cinquanta e sessanta in Italia spesso si apriva con questa soluzione - all'incontro fatale sulla scalinata di Trinità dei Monti in stile Vacanze romane, dal look di Alec Baldwin con capigliatura da divo dei fifties al clone della Loren nel corpo di Penelope Cruz, trapianto che era già riuscito ad Almodóvar in Volver, fino all'Italia paese del bel canto - solo all'estero ormai ci pensano così - e delle agenzie funebri dietro le quali negli Stati Uniti si celano i clan mafiosi, è veramente un carrozzone di messaggi.
Se però tutte queste citazioni sono come flash sparsi, ce n'è una su cui s'impernia un terzo del film: la riscrittura del plot de Lo sceicco bianco di Fellini, al quale Allen aveva già reso omaggio con Sturdust Memories.
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