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mercoledì 29 luglio 2015

Dai, scriviamo una storia adesso!

Un titolo da pazzi, lo so.

Se davvero fosse così facile, io per primo non sarei qui, dato che chi viene a leggere questi post lo fa proprio perché ha riscontrato che scrivere una storia non è affatto una passeggiata.

Ma io prendo l'impegno di aiutarti a scrivere molto seriamente, e stavolta mi sento di azzardare che con quello che ti indicherò in questo post tu riuscirai a portare a termine ciò che di solito ti affatica da morire e che di rado vede la luce: creare un racconto.

Parlo ovviamente di un racconto breve, perché la forma del romanzo non si addice all'adesso, ma ha bisogno di sedimentare.

Ma una storia breve sì, quella mi sento di dirti che in una giornata ce la possiamo fare a sfornarla.

Ti sembra troppo poco?

Hai ragione, sto usando un trucchetto persuasivo, di quelli che usano i comunicatori.

Perché una giornata è fatta di ventiquattr'ore, e io intendo questo: scrivere una storia breve in ventiquattr'ore.

Ma so che difficilmente rinunceresti a interromperle per rifocillarti e dormire il giusto, e anch'io non rinuncerei a queste necessità.

Ventiquattr'ore per scriverla, dunque, poi se ce la metti tutta a ridurre per un giorno e mezzo/due tutte le altre distrazioni, in un massimo di settandadue ore ci siamo.

Lo so, settantadue ore non sono proprio un adesso, ma mettile a confronto con i tuoi tanti mai delle tue tante storie nel cassetto che non sono arrivate alle ultime pagine.

Perciò, se hai questo tempo a disposizione, se hai almeno un'ideuzza di base - a proposito, prova a vedere se la trovi leggendo qui - e se soprattutto hai l'occorrente per scrivere, possiamo cominciare.

martedì 8 luglio 2014

Scrivere un dialogo: non sono solo parole...

Quando due o più personaggi di una storia parlano tra loro, che cosa succede esattamente?

Si può pensare, con semplicità, che stiano solo parlando.

Ed è vero, ma per il lettore che li osserva, anzi, li ascolta, le cose sono leggermente diverse.

Dai loro scambi il lettore vive un'esperienza particolare.

Ho da poco finito di revisionare dei racconti per una raccolta di esordienti, e con sorpresa - o senza, dovrei dire - ho constatato che il maggior numero di punti deboli erano nei dialoghi.

E che il dialogo sia un banco di prova tremendo lo dimostra la leggenda per la quale l'editor della casa editrice, di solito, per scremare la miriade di manoscritti che gli arriva, ne prende alcuni a caso e li giudica esclusivamente da una pagina di dialogo.

La domanda è: quali scarterà e quali conserverà, e soprattutto perché?

lunedì 2 giugno 2014

Non nominare i tuoi personaggi invano

Quando leggo racconti e romanzi da revisionare, mi incuriosisce sempre moltissimo il fatto che alcuni autori spendano parte delle loro energie creative nell'inventare e assegnare nome e cognome a tutti, ma proprio tutti, i personaggi del loro lavoro.

Ma quanto conta battezzare in modo completo i personaggi di una storia?

Sicuramente, l'assegnazione di un nome conferisce un grado di importanza maggiore, proprio perché il lettore nota la differenza con altre figure di passaggio: sapere che a quel personaggio sono stati dati nome e cognome fa sospettare al lettore che l'autore voglia si presti più attenzione a colui o colei dei quali si narra.

Proprio perché il lettore intende l'assegnazione del nome come un comando implicito da parte dello scrittore, avere troppi personaggi dotati di precisa anagrafe rischia di creare confusione nella memoria di chi legge.

Come possiamo capire quando e come identificare con nome e cognome un personaggio?

mercoledì 16 aprile 2014

Di che cosa parla il tuo romanzo?

Ci sono diversi modi di rispondere  a questa domanda.

Alcuni diranno che sono partiti da un'idea, ma quanto se ne siano allontanati o quanto l'hanno elaborata modificandola?

Altri potrebbero rispondere di aver visto il loro personaggio, e questa visione ha ispirato la vicenda, ma dire che un romanzo parla di un personaggio sarebbe quasi tautologico.

Altri ancora magari penserebbero alle situazioni che si vengono a creare tra i personaggi, o agli ambienti e ai paesaggi nei quali si dipana la vicenda, lasciando ancora inevasa la domanda.

Di che cosa, dunque, parla, 'sto benedetto romanzo?

Di un tema, che potremmo chiamare anche argomento, idea centrale o concetto.

Anzi, di solito si definisce il tema come l'idea fondamentale attorno alla quale ruota la vicenda.

Ma le idee sono di diverso tipo, e questa definizione non è né specifica per il lettore né utile all'autore quando ne deve scrivere.

Di solito, questa idea di tema corrisponde a concetti come la giustizia, la morte, l'amore.

Di che cosa parla? D'amore, e così faremmo rientrare in un'unica categoria romanzi diversi se non addirittura contraddittori.

sabato 8 febbraio 2014

Lo scheletro nell'armadio

A chi non è capitato?

Pensi di conoscere qualcuno, e poi bum!, questa persona ti rivela qualcosa di sé che ti fa barcollare, ti spiazza, ti fa impressione.

Quando racconto che da bambino entravo a rubare ai grandi magazzini e poi montavo una bancarella per strada e rivendevo il bottino, effettivamente mi guardano un po' strano.

Per fortuna poi ridono quando aggiungo che successivamente fui beccato e la cinquina che mi diede la guardia me la ricordo ancora.

Questa è poco più che una bambinata, ma crescendo può succedere di incappare in qualche azione fortemente contraddittoria che per qualche motivo si decide di tenere nascosta, finché però le circostanze portano a rivelarla a qualcun altro, e questo qualcun altro può uscirne piuttosto sconvolto.

Rimasi fortemente turbato quando mi raccontarono che la prima figlia di una mia parente era frutto di una relazione che la donna aveva avuto con uno straniero che poi l'aveva abbandonata, e mi sembrò all'improvviso di scorgere con cognizione tutte le differenze fisiche e caratteriali tra questa figlia e le altre che lei ebbe in seguito, differenze che fino a quel momento attribuivo alla pura casualità.

Ora, chiunque legga un romanzo in qualche modo cerca di vivere quest'esperienza di turbamento, di stupore, di spiazzamento nello scoprire la vita dei personaggi e poi nel constatare che non tutto è come sembra, che anche gli eroi di una storia possono avere degli scheletri nell'armadio, e che la rivelazione sarà shockante.

Perciò gli scrittori possono e devono sfruttare questa possibilità che è nello stesso tempo una responsabilità, il dominio del mondo interiore dei personaggi, dal quale estrarre il segreto che sconvolgerà i lettori.

Qual è la spiegazione dietro a certi comportamenti singolari, alle manie, alle preoccupazioni, ai rituali e alle paure del tuo personaggio?

Dare al tuo protagonista un segreto da portare e magari da condividere lo renderà più umano, reale ed efficace.

Come fare?

lunedì 4 novembre 2013

Come va' con i tuoi personaggi?

Anche quando hai scritto già decine di migliaia di parole per la tua prossima storia, ti può capitare di bloccarti e non riuscire a far altro che grattarti la testa o tamburellare nervosamente con le dita.

In attesa che qualcosa ti baleni in mente.

Ma non succede nulla, il vuoto.

Eppure, pensavi ormai di sapere tutto ciò che ti serve sul mondo fantastico che stai creando e soprattutto su coloro che vi abitano.

Credevi che i tuoi personaggi non avessero più alcun segreto per te.

Invece, ti accorgi che il tuo personaggio principale oppone resistenza e recalcitra piuttosto che entrare nei meandri nei quali vorresti ficcarlo.

E gli altri personaggi se ne stanno in angoli ombrosi, e tu avverti che non vogliono essere toccati.

Ti hanno messo il broncio, ti fanno una guerra silenziosa.

Peggio: ti hanno tolto la parola.

Che cosa fare?

Semplice: è tempo di ripensare al tuo rapporto con loro.

E quando dico rapporto, intendo proprio relazione, quella che potresti avere con qualsiasi essere umano reale.

Perché se i tuoi personaggi fanno i capricci in realtà è buon segno: vuol dire che hai costruito per loro una personalità che adesso pare camminare sulle proprie gambe, e ovviamente non puoi forzarli, così come non puoi costringere un partner o un amico a fare tutto ciò che vuoi.

Devi accettare che c'è qualcosa in loro, una parte del loro carattere che ancora non conoscevi, devi rinegoziare la relazione, e insieme dovrete valutare come cambiarla o se addirittura interromperla.

Più i tuoi personaggi sono dettagliati, più è probabile che questo accada.

Ecco come ridisegnare il tuo rapporto con protagonisti e gregari, e completare finalmente la tua prossima storia.

martedì 17 settembre 2013

Una vita per scrivere

Se io ti dicessi che hai a disposizione sempre davanti a te la formula magica per estrarre dalle cose ordinarie qualcosa di straordinario?

I dettagli della vita quotidiana sono una miniera d'oro che aspetta solo di essere estratto per andare a impreziosire la tua scrittura.

Tutto ciò che devi fare è prestare attenzione, come se mettessi la tua vita su un vetrino da infilare sotto al microscopio, e poi raccontare che cosa vedi.

Ecco qualche spunto per cominciare.

lunedì 26 agosto 2013

Personaggi che si vestono...

Ti svegli una mattina, fai due passi verso l'armadio e ne tiri fuori qualche capo da indossare.

Sembra una cosa semplicissima, eppure presuppone tutta una serie di micro pensieri, a volte automatici, altre volte ben ponderati, che contengono la risposta a moltissime domande.

Perché scegli proprio quei vestiti?

Stai cercando la comodità per goderti a pieno una mattinata di pigrizia?

Stai tentando di apparire professionale e affidabile perché vuoi far colpo al lavoro?

O magari sei una persona che non cambia mai il tipo di vestiario, indipendentemente dal contesto?

Quando descrivi i tuoi personaggi in un racconto, può capitare di soffermarti su dettagli del loro abbigliamento, o addirittura lanciarti nella descrizione piena di ciò che indossano da capo a piedi.

Ovvio che lo fai perché anche questo elemento contribuisce a dare vita a quel personaggio e a farlo sentire al lettore.

Il bello, come per ogni descrizione, è che stai già creando un umore, un'atmosfera, senza ancora aver narrato nulla.

Ecco alcune tipologie di abbigliamento per i personaggi, con i loro effetti su chi legge, per cucire addosso ai tuoi protagonisti l'abito che li renderà immediatamente riconoscibili e indimenticabili.

domenica 21 luglio 2013

Personaggi che viaggiano

Che cos'è un viaggio, per te che scrivi?

Significa semplicemente approdare in un'altra destinazione?

Oppure è un processo che, grazie a nuove e sorprendenti esperienze, arricchisce la tua persona?

Può essere un'occasione per trasformarti?

Per raggiungere un punto di svolta, imparare qualcosa di nuovo, crescere?

Sono domande che ti permettono di capire qualcosa in più, non solo su di te, ma anche sui personaggi del tuo racconto o del tuo romanzo.

Ho già parlato recentemente della trama del viaggio in questo post, ma il viaggio in sé è un elemento fondamentale per far emergere i personaggi, per questo il viaggio spesso si trova anche nella trama di minaccia o in quella di ricerca.

domenica 17 marzo 2013

Questioni di protagonismo

Chiunque legga una storia o guardi un film ci mette ben poco a capire chi sia o chi siano i protagonisti della vicenda.

Prima ancora che lo si possa spiegare, l'emergere di un personaggio sugli altri appare come un'evidenza.

Naturalmente, anche chi ama scrivere possiede questa capacità.

Tuttavia, quando si passa dietro la scrivania e si prova a scrivere una storia, si scopre che scegliere, definire e raccontare un protagonista non è affatto semplice.

Se il protagonista non ha tutta una serie di requisiti, che la letteratura e la narrativa in genere hanno messo in luce sin da quando l'uomo narra, allora la storia non avrà un perno attorno al quale ruotare.

sabato 29 dicembre 2012

Raccontare o raccontarsi?

Quando si dice che la buona scrittura arriva dal cuore, s'intende comunemente il racconto di eventi vissuti nella vita reale?

È necessario essere stati i protagonisti dei fatti che poi trasferiremo nelle pagine, per coinvolgere il lettore fino a immergerlo nella vicenda e nelle emozioni dei personaggi?

Difficile dare una risposta univoca.

Sicuramente, il successo di romanzi in forma di diario o di memoriale e di film basati su storie vere pende a favore di quest'ipotesi.

Magari il lettore, sapendo che si tratta di qualcosa di realmente accaduto, sente soddisfatta anche la sua voglia di informazione e il racconto romanzato su fatti veri gli ispira più fiducia.

Questo non vuol dire che una bella storia di fantascienza non possa essere apprezzata, ma che le emozioni che può trasmettere un racconto basato su eventi realmente accaduti sono più facilmente condivisibili e riconoscibili.

Quindi, il vecchio adagio scrivi ciò che conosci sembra trovare conferma in questo ragionamento.

Ma se le cose stanno così, che cosa dovrebbero fare tutti gli aspiranti scrittori che ritengono di non avere una vita sufficientemente ricca di avvenimenti da raccontare, ritenendola noiosa e di alcun interesse per chicchessia?

giovedì 13 dicembre 2012

Scrivi come mangi

Non c'è bisogno che lo dica io: da alcuni anni, e in questo 2012 in particolare, l'argomento culturale che ha monopolizzato l'attenzione di tutti i media - internet compreso - è il cibo.

La tv ormai fonda una buona metà dei suoi palinsesti sui programmi di cucina e le loro varianti, in edicola le riviste di gastronomia continuano a tirare da matti e anche in rete ci sono almeno tre o quattro siti e blog che spopolano.

Tra semplici contenitori di ricette e veri e propri diari di viaggi alla scoperta delle cucine del mondo, il cibo è più che mai l'argomento di principale interesse di lettori, telespettatori e navigatori.

Che cosa c'entra con la narrativa?

Semplice: scrivere di cibo può essere un ottimo sistema per caratterizzare i tuoi personaggi.

Non c'è bisogno che io ti citi alcuni dei romanzi sull'argomento arcifamosi, dai quali sono stati anche tratti succulenti film, come Il pranzo di Babette della Blixen, Dona Flor e i suoi due mariti di Amado, Come l'acqua per il cioccolato della Esquivel, per non parlare di Le relazioni culinarie di Staikos che però ho letto solo per rispetto verso il bellissimo viaggio in Grecia che avevo fatto, perché anche se contiene il meglio della cucina ellenica, come romanzo lascia parecchio affamati.

Ogni nostro evento culturale, tradizionale e istituzionale passa attraverso la tavola, dal Natale alle colazioni di lavoro, passando per la cena a lume di candela, tutti sistemi non solo per nutrirsi ma per entrare in contatto con estranei o familiari.

Il cibo scolpisce la cultura di paesi e popoli.

Descrivere dunque il cibo dei tuoi personaggi ti aiuta a definirli meglio, a disegnare il loro mondo e a far assaporare il loro ambiente al lettore.

lunedì 12 novembre 2012

Scrittura, ispirazione, libertà

Hai visto dallo specchietto retrovisore quella faccia nell'auto dietro di te, stamattina?

E l'altra sera, a cena, il modo in cui era seduto quel tizio al tavolo accanto?

Se non passi tutto il tuo tempo in una tana, col tuo bloc notes o il tuo computer a scrivere - e se lo fai, ti do il benvenuto nel pazzo mondo della passione per la scrittura! - non puoi non aver notato che ci sono moltissime persone tutte intorno a te, con storie che hanno bisogno di essere svelate.

Forse sono le loro storie, tratte dalla loro vita, o forse sono storie che hanno sentito e delle quali stanno parlando, o ancora sono fatti che stanno accadendo proprio adesso e che un giorno esse ricorderanno come altre loro storie vissute.

Guarda bene.

domenica 28 ottobre 2012

I fantastici cinque: i personaggi su cui non puoi non scrivere

Se hai deciso di fare della tua scrittura la tua missione e forse anche il tuo lavoro, probabilmente ti senti già capace di poter scrivere come vuoi e di tutto ciò che vuoi.

In fondo, la tua è un'arte e il tuo compito è creare.

Però ci sono delle cose che continuano a resistere col passare dei secoli, che ritrovi nei romanzi di tutti i grandi scrittori, perché rappresentano forse degli elementi inscritti nel dna del lettore e che non puoi trascurare, se desideri farli interessare al tuo testo.

Il set dei tuoi personaggi è uno di questi elementi di base.

Ci sono almeno cinque personaggi che dovresti considerare attentamente di inserire nella tua storia, o perlomeno di utilizzarne le funzioni, magari accorpandole in un solo personaggio, se vuoi lavorare con un cast inferiore al cinque, o addirittura distribuendole tra più personaggi, se vuoi una storia più corale.

Ecco i fantastici cinque cui ricorrere per dare più corpo al tuo romanzo.

domenica 23 settembre 2012

Ma come parli? Guida al dialogo realistico

Dialogando s'impara
Narrare non sempre vuol dire ricalcare la realtà così come la vediamo e la viviamo.

Nei racconti ovviamente accade una percentuale di cose strane, anomale, molto più alta e concentrata di quante ne avvengano in una vita nella media.

Ma non si tratta solo degli avvenimenti: anche il modo di pensare, sentire e comunicare dei personaggi può essere più o meno differente.

Da che cosa è data questa differenza?

venerdì 14 settembre 2012

Il tuo personaggio in due parole

Dopo aver parlato di come scrivere la tua storia in due righe, vediamo se ci riesce di dare qualche dritta su come creare in maniera espressa il tuo personaggio.

La creazione del personaggio ha la sua fase più delicata proprio all'inizio, quando bisogna gettare le basi della sua esistenza e dargli un'impronta tale da renderlo originale e inconfondibile.

Tutti sanno che un personaggio è tale se svolge una funzione precisa nel racconto, cioè - come si dice per semplificare - ha un obiettivo da raggiungere.

A volte la storia racconta del modo in cui i personaggi raggiungono i loro scopi, intesi come lavori da svolgere, missioni da completare, cose di cui entrare in possesso.

Un personaggio deve ucciderne un altro, un detective deve scoprire il colpevole, un avventuriero deve raggiungere una terra lontana, una fanciulla deve conquistare il cuore di qualcuno.

Altre volte, però, il personaggio muove i suoi primi passi nella storia con uno scopo e poi le circostanze iniziano a dirottarlo altrove, anche se per lungo tempo egli continua a pensare di dover raggiungere il primo obiettivo illustrato.

Quindi, dire che un personaggio ha un obiettivo può essere ovvio e nello stesso tempo fuorviante.

Altrettanto vero che del personaggio bisogna conoscere com'è dentro e com'è fuori, e sembra che il suo destino si giochi sulla quantità e la qualità dei dettagli che lo scrittore riesce ad assegnargli.

Anche in questo caso, ci sono scrittori che preparano lunghe relazioni e raccolte dati sui loro personaggi, creando la loro biografia pregressa, e quindi il loro carattere, in modo da renderli vivi.

Altri scrittori invece si lanciano a capofitto nel dipingere i propri eroi, rimpinzandoli di tutti i dettagli che vengono loro in mente.

Con la tecnica del personaggio in due parole, invece, tu costruirai l'indispensabile per far sì che il tuo personaggio prenda vita, affinché le sue caratteristiche ti aiutino a sviluppare meglio l'intera storia, ma con un risparmio di tempo ed energie notevole, rispetto alle altre metodologie.

lunedì 30 luglio 2012

Il mensile di Iltuowritingcoach: luglio 2012

A furia di sbagliare...
Si conclude la serie Sbagliando s'impara... a scrivere con gli ultimi tre post, costruiti sugli errori più comuni che gli aspiranti scrittori a volte commettono senza volerlo e che, opportunamente evitati, ti permettono di scrivere racconti e romanzi più intriganti e avvincenti.

Questo mese abbiamo parlato di:

Gli sbagli si possono correggere, non c'è problema, ma se puoi evitarli - anche grazie a questi post - tanto meglio!

Quel piccolo particolare che fa la differenza
Quando ti sembra di aver trovato una storia vincente, sappi che sei solo all'inizio di un affascinante percorso: far emergere l'anima di quella storia.

Per il lettore, l'anima si nasconde nelle pieghe di una descrizione, nei sentimenti dei personaggi, nello spiazzamento che gli eventi nella trama producono.

Ma per te che scrivi, far emergere tutto questo vuol dire andare a fondo nella tua storia, distinguerla da tutte le altre storie simili, grazie a un'arma potentissima: i dettagli.

Solo prendendoti cura dei dettagli, solo assumendoti la responsabilità di scegliere che cosa raccontare, da quale angolo di visuale, con quale emozione di fondo, allora il racconto che realizzerai sarà davvero il tuo racconto, con la tua anima.


Storie eterne
Alcune trame battono incessantemente su pochi, significativi temi che da sempre interessano l'uomo.

Ma forse, il tema che angoscia e nello stesso tempo attira con forza incredibile le persone, da quando abbiamo fatto i nostri primi passi sulla terra, è la morte, anzi, che cosa succederà dopo la morte.

È un tema affascinante perché non si tratta di raccontare la realtà distorcendola, modificandola, vestendola con la nostra estetica.

Perché noi non sappiamo nulla di quanto accadrà dopo.

Per questo, tutte le storie nelle quali si narra di anime che dall'aldilà si confrontano con questo mistero ci risucchiano in un vortice.

Non a caso, il tema del viaggio nell'oltretomba, il desiderio di capire che cosa c'è oltre, hanno fatto la loro comparsa sin dai primordi della letteratura, e continuano a essere indagati, anche dal cinema, come ti racconto in questo post dal quale capirai quant'è importante centrare il tema del tuo racconto o del tuo romanzo.

Citare è meglio che leggere?
La citazione è da sempre uno strumento retorico potentissimo, capace di rinforzare, corroborare, validare i nostri discorsi.

L'ha detto lui, e più il lui è autorevole, più bisogna crederci.

Naturalmente, non c'è nessuno che possa conoscere a memoria tutto il patrimonio letterario dal quale è possibile estrarre citazioni.

Questo permette ad alcuni furbi di citare male frasi e pensieri di grandi scrittori o di opere sublimi, riempendosi la bocca di quella che pare sapienza ma è solo insolenza.

In questo post, le citazioni più sbagliate che ci sono in circolazione e che cosa veramente c'è dietro.

domenica 29 luglio 2012

Sbagliando s'impara... a scrivere: quanti personaggi?

Quanti personaggi possono coesistere nello stesso momento in un racconto?

La risposta più ovvia è: tanti quanti il lettore può conoscere e comprendere, uno dopo l'altro.

Solo che questa risposta non ci dice nulla su quanto sarà lunga la scena e sulla necessità reale di avere così tanti personaggi nella storia.

Perché i due punti chiave sono questi: sebbene non ci sia nulla di male in sé a scrivere scene piene zeppe di personaggi, il rischio è dilungarsi inutilmente e aggiungere figure non fondamentali allo sviluppo della trama.

Facciamo subito un esempio.

giovedì 21 giugno 2012

Sbagliando s'impara... a scrivere: io racconto

Hai la tua storia da raccontare, forse l'hai anche già scritta, o addirittura ti sembra pronta da presentare a concorsi e case editrici.

Ma hai riflettuto bene sulla voce narrante?

Chi è il narratore della tua storia?

Hai scelto di raccontare dall'esterno, o immedesimandoti in uno dei personaggi?

Sono scelte che cambiano radicalmente l'effetto della tua storia sul lettore, e se vuoi approfondire il tema comincia a leggere questo post.

Voglio metterti in guardia dall'uso del narratore in prima persona, senza tuttavia scoraggiarti dal provarlo.

Sappi però che è una modalità che facilmente induce in errore.

La narrazione in prima persona, infatti, tende a essere troppo autoreferenziale, il personaggio narrante finisce col sovrastare gli altri, e questo diminuisce la complessità del tuo racconto.

Soprattutto, la prima persona porta chi scrive alla monotonia lessicale, alla debolezza scenica e alla lentezza espositiva.

Vediamo perché e come risolvere questi problemi.

venerdì 15 giugno 2012

Sbagliando s'impara... a scrivere: dialoghi

Scrivere un buon dialogo non è cosa semplice, e l'argomento non si esaurisce mai.

Non solo ho scritto questo e quest'altro post sul tema, ma l'abilità di far parlare i personaggi tra loro è trattata nei miei corsi sia in Accademia del romanzo sia in quello specifico Tutto sul dialogo.

Un dialogo si può sbagliare per questioni di contenuto, per come abbiamo disegnato i personaggi, per problemi di coerenza narrativa.

Tutti questi problemi si risolvono leggendo e scrivendo in continuazione, con l'esperienza.

C'è però un tipo di errore che si può correggere fin dall'inizio, ed è l'uso di legature e descrizioni.

La legatura è l'informazione su chi sta parlando, per esempio "Non farmi ripetere sempre le stesse cose!" disse Maria.

La descrizione è l'informazione su che cosa fa chi sta parlando e/o chi ascolta, per esempio "Ti sto ascoltando, non vedi?" rispose con gli occhi bassi Alfredo, mentre Maria seguitava a percorrere la stessa mattonella su e giù.

Come usare al meglio questi due strumenti ed evitare gli errori più comuni?