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domenica 9 giugno 2013

Scene brevi o scene lunghe: questo è il problema...

A volte ci vogliono centinaia di pagine per capire che cos'è che non va nel romanzo che stai leggendo.

Il discorso si complica e diventa ancor più delicato se si tratta della storia alla quale stai lavorando con fatica.

Mi piace farmi affascinare dai romanzi brevi di certe case editrici indipendenti, e con ottimismo penso sempre che quei libriccini mi regaleranno un'emozione singolare.

Spesso però i romanzi brevi portano con sé un carattere ibrido - romanzo  breve, di per sé è un ossimoro - che alla lunga si paga con la poca efficacia della narrazione.

Scene spesso brevissime, volutamente brevi e impaginate in modo che la brevità risalti, ti lasciano l'impressione di qualcosa che rotola via troppo rapidamente, come se l'autore non le avesse scandagliate a sufficienza.

Bozzetti, interessanti e pittoreschi persino, ma pur sempre bozzetti.

Quasi sempre si tratta di piccoli romanzi con trame basate su un personaggio che cerca il classico sé stesso, che realizza la sua vera aspirazione, che risponde a una chiamata.

Storie intrise di una spiritualità che ha ingranato la quinta.

Allora, a queste scene brevi, se ne aggiungono altre che per il contenuto sono ancora più fugaci, come i flashback, e alla fine hai l'impressione che tutto sia solo accennato, che tutto stia lì solo per toccare i tuoi sensi in modo superficiale, senza innescare quel processo di identificazione e partecipazione.

Soprattutto, sembra proprio che l'autore sappia sin dall'inizio come andrà a finire la storia.

Certo che deve saperlo, mi risponderai.

Sì, ribatto io, ma dev'essere così bravo da darmi l'impressione di scoprirlo insieme a me che leggo.

Per questi e altri problemi, la cura della lunghezza delle scene può essere determinante.

Quindi, se qualche volta ti capita di chiederti quanto dovrebbe essere lunga una scena, e se esistono misure che non si dovrebbero trasgredire, ti stai facendo una domanda utilissima.

sabato 4 maggio 2013

Quando la poesia aiuta la prosa

Per chi scrive racconti, può essere molto salutare cimentarsi con altre forme di scrittura.

Questo consente di spaziare in campi sconosciuti e soprattutto di scoprire nuovi utili elementi da mutuare da altri generi letterari.

Sperimentare la scrittura poetica, in particolare, vuol dire (ri)scoprire le possibilità di giocare col linguaggio, l'importanza di lasciare più libertà al nostro estro, la cura estrema nel ripulire il testo prima di darlo in pasto ai lettori.

Ecco quattro piccoli insegnamenti che dalla poesia possiamo trasferire alla prosa, e rimettere in gioco la nostra passione.

sabato 31 marzo 2012

Il mensile di Iltuowritingcoach: Marzo 2012

Da qui puoi accedere facilmente agli ultimi post del mese di marzo!

Più forte ti scriverò
Marzo si è aperto con l'addio a Lucio Dalla, improvviso e doloroso, forse il cantautore più completo di tutto il Novecento e oltre, musicista vero e soprattutto autore di testi ai quali, col dovuto rispetto, i suoi colleghi non sarebbero mai arrivati.

Mi è sembrato giusto, in questo post, sottolineare la complessità letteraria e lo spessore delle parole che hanno animato alcune delle meravigliose canzoni del cantautore bolognese, proprio per dimostrare che anche un grande innovatore come Lucio Dalla ha profonde radici nella letteratura di tutti i tempi.

La sai quella di...?
Quante volte abbiamo sentito un amico rivolgersi a noi di punto in bianco con queste parole.

La barzelletta, questa micro-storia dal perfetto meccanismo esplosivo, contiene in nuce l'atomo di ogni grande narrazione.

Forse, riflettendo su questa forma di racconto ultra-breve, possiamo ricavare informazioni importanti per la scrittura delle nostre storie, e di questo mi sono occupato nell'articolo che ti propongo qui.

Scrittore di che cosa?
La frase peggiore che puoi sentirti dire, dopo una presentazione incauta nella quale hai detto scrivo.

Tuttavia, non possiamo nasconderci: la letteratura è naturalmente organizzata in generi e forme, spesso caratterizzate da regole compositive, formali e contenutistiche peculiari.

Come confini e argini, le regole dei generi letterari ti costringono a scegliere che tipo di storia raccontare, escludendo tutte le altre possibili.

Una scelta ardua, come racconto in questo post, che va fatta solo dopo aver valutato ogni aspetto della questione.

giovedì 29 marzo 2012

Come scegliere il genere del tuo romanzo

La scelta del genere letterario cui dedicarsi è spesso combattuta, per chi inizia a scrivere.

Beati coloro che si fissano su una sola tipologia di storie, perché non dovranno mai dibattersi tra dubbi e incertezze su quale atmosfera, linguaggio e forma sia preferibile alle altre.

Scegliere di non scegliere
La cosa più semplice in realtà è non scegliere affatto il genere del proprio romanzo.