Un titolo da pazzi, lo so.
Se davvero fosse così facile, io per primo non sarei qui, dato che chi viene a leggere questi post lo fa proprio perché ha riscontrato che scrivere una storia non è affatto una passeggiata.
Ma io prendo l'impegno di aiutarti a scrivere molto seriamente, e stavolta mi sento di azzardare che con quello che ti indicherò in questo post tu riuscirai a portare a termine ciò che di solito ti affatica da morire e che di rado vede la luce: creare un racconto.
Parlo ovviamente di un racconto breve, perché la forma del romanzo non si addice all'adesso, ma ha bisogno di sedimentare.
Ma una storia breve sì, quella mi sento di dirti che in una giornata ce la possiamo fare a sfornarla.
Ti sembra troppo poco?
Hai ragione, sto usando un trucchetto persuasivo, di quelli che usano i comunicatori.
Perché una giornata è fatta di ventiquattr'ore, e io intendo questo: scrivere una storia breve in ventiquattr'ore.
Ma so che difficilmente rinunceresti a interromperle per rifocillarti e dormire il giusto, e anch'io non rinuncerei a queste necessità.
Ventiquattr'ore per scriverla, dunque, poi se ce la metti tutta a ridurre per un giorno e mezzo/due tutte le altre distrazioni, in un massimo di settandadue ore ci siamo.
Lo so, settantadue ore non sono proprio un adesso, ma mettile a confronto con i tuoi tanti mai delle tue tante storie nel cassetto che non sono arrivate alle ultime pagine.
Perciò, se hai questo tempo a disposizione, se hai almeno un'ideuzza di base - a proposito, prova a vedere se la trovi leggendo qui - e se soprattutto hai l'occorrente per scrivere, possiamo cominciare.
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mercoledì 29 luglio 2015
Dai, scriviamo una storia adesso!
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sabato 8 febbraio 2014
Lo scheletro nell'armadio
A chi non è capitato?
Pensi di conoscere qualcuno, e poi bum!, questa persona ti rivela qualcosa di sé che ti fa barcollare, ti spiazza, ti fa impressione.
Quando racconto che da bambino entravo a rubare ai grandi magazzini e poi montavo una bancarella per strada e rivendevo il bottino, effettivamente mi guardano un po' strano.
Per fortuna poi ridono quando aggiungo che successivamente fui beccato e la cinquina che mi diede la guardia me la ricordo ancora.
Questa è poco più che una bambinata, ma crescendo può succedere di incappare in qualche azione fortemente contraddittoria che per qualche motivo si decide di tenere nascosta, finché però le circostanze portano a rivelarla a qualcun altro, e questo qualcun altro può uscirne piuttosto sconvolto.
Rimasi fortemente turbato quando mi raccontarono che la prima figlia di una mia parente era frutto di una relazione che la donna aveva avuto con uno straniero che poi l'aveva abbandonata, e mi sembrò all'improvviso di scorgere con cognizione tutte le differenze fisiche e caratteriali tra questa figlia e le altre che lei ebbe in seguito, differenze che fino a quel momento attribuivo alla pura casualità.
Ora, chiunque legga un romanzo in qualche modo cerca di vivere quest'esperienza di turbamento, di stupore, di spiazzamento nello scoprire la vita dei personaggi e poi nel constatare che non tutto è come sembra, che anche gli eroi di una storia possono avere degli scheletri nell'armadio, e che la rivelazione sarà shockante.
Perciò gli scrittori possono e devono sfruttare questa possibilità che è nello stesso tempo una responsabilità, il dominio del mondo interiore dei personaggi, dal quale estrarre il segreto che sconvolgerà i lettori.
Qual è la spiegazione dietro a certi comportamenti singolari, alle manie, alle preoccupazioni, ai rituali e alle paure del tuo personaggio?
Dare al tuo protagonista un segreto da portare e magari da condividere lo renderà più umano, reale ed efficace.
Come fare?
Pensi di conoscere qualcuno, e poi bum!, questa persona ti rivela qualcosa di sé che ti fa barcollare, ti spiazza, ti fa impressione.
Quando racconto che da bambino entravo a rubare ai grandi magazzini e poi montavo una bancarella per strada e rivendevo il bottino, effettivamente mi guardano un po' strano.
Per fortuna poi ridono quando aggiungo che successivamente fui beccato e la cinquina che mi diede la guardia me la ricordo ancora.
Questa è poco più che una bambinata, ma crescendo può succedere di incappare in qualche azione fortemente contraddittoria che per qualche motivo si decide di tenere nascosta, finché però le circostanze portano a rivelarla a qualcun altro, e questo qualcun altro può uscirne piuttosto sconvolto.
Rimasi fortemente turbato quando mi raccontarono che la prima figlia di una mia parente era frutto di una relazione che la donna aveva avuto con uno straniero che poi l'aveva abbandonata, e mi sembrò all'improvviso di scorgere con cognizione tutte le differenze fisiche e caratteriali tra questa figlia e le altre che lei ebbe in seguito, differenze che fino a quel momento attribuivo alla pura casualità.
Ora, chiunque legga un romanzo in qualche modo cerca di vivere quest'esperienza di turbamento, di stupore, di spiazzamento nello scoprire la vita dei personaggi e poi nel constatare che non tutto è come sembra, che anche gli eroi di una storia possono avere degli scheletri nell'armadio, e che la rivelazione sarà shockante.
Perciò gli scrittori possono e devono sfruttare questa possibilità che è nello stesso tempo una responsabilità, il dominio del mondo interiore dei personaggi, dal quale estrarre il segreto che sconvolgerà i lettori.
Qual è la spiegazione dietro a certi comportamenti singolari, alle manie, alle preoccupazioni, ai rituali e alle paure del tuo personaggio?
Dare al tuo protagonista un segreto da portare e magari da condividere lo renderà più umano, reale ed efficace.
Come fare?
martedì 24 dicembre 2013
Malati di storie
Per alcune persone, raccontare e ascoltare storie è una vera malattia.
E questa malattia accompagna il genere umano sin dagli albori.
Dalla voce, ai segni rupestri, dalle tavolette al teatro, dai manoscritti ai tabelloni dei cantastorie, dalle prime stampe ai fumetti, dal grande schermo agli e-reader, passando per la tv e la rete, abbiamo visto cambiare il supporto, modificarsi la tecnologia, trasformarsi il mezzo di trasmissione di questo male benigno - perdonatemi l'ossimoro - ma la costante, la storia, la voglia di narrare e lasciarsi trasportare da chi narra, sembra immutabile.
Naturalmente, migliore è la storia, più potente è la malattia con le sue recidive: è proprio quando hai letto un grande libro che la tua sete di storie aumenta, è nel momento in cui hai appena finito di scrivere un racconto che ti prende la smania di iniziare un romanzo.
La malattia delle storie attacca la mente, producendo stati di alterazione più vividi e più a lungo termine di qualsiasi acido.
Diventiamo vulnerabili, ogni minima suggestione si trasforma in immagini fantasmatiche, e la vita che ci scorre davanti si mostra come un film del quale siamo ora spettatori e ora protagonisti.
E questa malattia accompagna il genere umano sin dagli albori.
Dalla voce, ai segni rupestri, dalle tavolette al teatro, dai manoscritti ai tabelloni dei cantastorie, dalle prime stampe ai fumetti, dal grande schermo agli e-reader, passando per la tv e la rete, abbiamo visto cambiare il supporto, modificarsi la tecnologia, trasformarsi il mezzo di trasmissione di questo male benigno - perdonatemi l'ossimoro - ma la costante, la storia, la voglia di narrare e lasciarsi trasportare da chi narra, sembra immutabile.
Naturalmente, migliore è la storia, più potente è la malattia con le sue recidive: è proprio quando hai letto un grande libro che la tua sete di storie aumenta, è nel momento in cui hai appena finito di scrivere un racconto che ti prende la smania di iniziare un romanzo.
La malattia delle storie attacca la mente, producendo stati di alterazione più vividi e più a lungo termine di qualsiasi acido.
Diventiamo vulnerabili, ogni minima suggestione si trasforma in immagini fantasmatiche, e la vita che ci scorre davanti si mostra come un film del quale siamo ora spettatori e ora protagonisti.
sabato 19 ottobre 2013
Come non finire di leggere un libro e perché
Tutti o quasi ricorderanno, leggendo questo titolo, il mitico decalogo di Daniel Pennac in Come un romanzo, l'arguto saggio che esplorava il piacere di leggere e il modo di trasmetterlo.
Perché al terzo posto tra i dieci diritti del lettore c'è proprio il diritto di non finire il libro.
Chi può dire candidamente di non aver mai rinunciato a completare la lettura un romanzo?
O perché non scatta la scintilla, o perché - come alcune persone - la storia parte dalle migliori premesse ma poi rivela un carattere nascosto che non ci aggrada, o ancora perché qualcosa di non ben definito che chiamiamo stress, impegni, preoccupazioni, persino la stanchezza ci tengono lontani da quel libro, insomma, di motivi per non finire di leggere un romanzo se ne possono trovare parecchi.
A volte crediamo di trovare il motivo del mancato feeling nel romanzo in sé, nella trama fiacca, nel personaggio che non ci va giù, nello stile che non risuona con il nostro orecchio.
Così arriva il momento di decidere: finire o non finire il libro, questo è il problema.
Perché al terzo posto tra i dieci diritti del lettore c'è proprio il diritto di non finire il libro.
Chi può dire candidamente di non aver mai rinunciato a completare la lettura un romanzo?
O perché non scatta la scintilla, o perché - come alcune persone - la storia parte dalle migliori premesse ma poi rivela un carattere nascosto che non ci aggrada, o ancora perché qualcosa di non ben definito che chiamiamo stress, impegni, preoccupazioni, persino la stanchezza ci tengono lontani da quel libro, insomma, di motivi per non finire di leggere un romanzo se ne possono trovare parecchi.
A volte crediamo di trovare il motivo del mancato feeling nel romanzo in sé, nella trama fiacca, nel personaggio che non ci va giù, nello stile che non risuona con il nostro orecchio.
Così arriva il momento di decidere: finire o non finire il libro, questo è il problema.
martedì 25 giugno 2013
La cultura in catene
Di ritorno dalla Liguria, fermo a Spotorno in attesa del treno, trovo la sorpresa.
Sulle panchine del lungomare, decine di libri incatenati, in un pomeriggio uggioso, in cui il mare non ha alcuna attrattiva e la parola scritta prende il sopravvento.
Un'idea di Liberodiscrivere, casa editrice rivoluzionaria e centro di promozione artistico-culturale di Antonello Cassan, che genera molte riflessioni in chi ama leggere e scrivere.
Il primo impatto è quello di un servizio ai cittadini: libri disponibili a farsi leggere, senza la paura di non trovarli, visto che anelli e catene li tengono ben saldi alle panchine.
A me è capitato Silenzio a Occidente, di Mauro Macario, e subito la poesia ha trasformato i minuti della sosta del corpo in viaggio permanente del pensiero.
Ma ha ragione Cassan a sottolineare le diverse valenze di quest'idea che da servizio si trasforma in installazione artistica, happening, performance involontaria dei passanti-lettori e opera concettuale.
Sulle panchine del lungomare, decine di libri incatenati, in un pomeriggio uggioso, in cui il mare non ha alcuna attrattiva e la parola scritta prende il sopravvento.
Un'idea di Liberodiscrivere, casa editrice rivoluzionaria e centro di promozione artistico-culturale di Antonello Cassan, che genera molte riflessioni in chi ama leggere e scrivere.
Il primo impatto è quello di un servizio ai cittadini: libri disponibili a farsi leggere, senza la paura di non trovarli, visto che anelli e catene li tengono ben saldi alle panchine.
A me è capitato Silenzio a Occidente, di Mauro Macario, e subito la poesia ha trasformato i minuti della sosta del corpo in viaggio permanente del pensiero.
Ma ha ragione Cassan a sottolineare le diverse valenze di quest'idea che da servizio si trasforma in installazione artistica, happening, performance involontaria dei passanti-lettori e opera concettuale.
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domenica 20 gennaio 2013
Quando non hai voglia di scrivere...
Non dirmi che non ti capita mai.
Non sto parlando di quando non puoi scrivere, di quando il treno ritarda, di quando il rubinetto perde o la lavatrice si rompe, di quando la zia ti piomba in casa all'improvviso, o di quando ti concedi un salutare cambio di programma imprevisto perché magari fuori c'è la più splendida delle giornate.
Sto parlando di quando sai benissimo che dovresti scrivere, che dovresti portare a termine quel racconto, che dovresti schiodarti da Facebook e dalla mailbox e metterti a lavorare.
Dovresti, dovresti, dovresti...
Ma ci riesci?
Ti dico due cose.
La prima è abbastanza facile, cioè che succede anche a me e ti assicuro che è un destino molto diffuso nel mondo della scrittura a ogni livello.
La seconda è che io la maggior parte delle volte... non ci riesco.
Perché allora dovresti stare qui a leggere ciò che ti dico su questo problema se poi io stesso non ho la soluzione?
Primo, perché credo che una vera e definitiva soluzione non ci sia: stiamo parlando di creatività, cioè di vita pulsante, non di macchinette sforna-romanzi, e la vita è fatta di flussi e riflussi, di ondate di piena e periodi di risacca.
Secondo, perché alcune persone, di fronte al dovrei scrivere ma non ne ho voglia rischiano di convincersi che la scrittura non fa per loro.
Si potrebbe addirittura dire che il famoso consiglio di scrivere ogni giorno può essere controproducente, perché capiterà sempre un giorno in cui non puoi o proprio non vuoi metterti lì, ma questo non vuol dire che tu stia rinunciando al tuo progetto globale di scrittura.
Il cervello però a volte non distingue il no di un momento e lo estende a tutta la passione che c'è dietro, facendolo diventare un no totale.
Le cose non stanno così, in realtà anche i momenti di svogliatezza possono diventare opportunità redditizie che in seguito gioveranno alla tua scrittura.
Perciò, quando non hai voglia di scrivere...
Non sto parlando di quando non puoi scrivere, di quando il treno ritarda, di quando il rubinetto perde o la lavatrice si rompe, di quando la zia ti piomba in casa all'improvviso, o di quando ti concedi un salutare cambio di programma imprevisto perché magari fuori c'è la più splendida delle giornate.
Sto parlando di quando sai benissimo che dovresti scrivere, che dovresti portare a termine quel racconto, che dovresti schiodarti da Facebook e dalla mailbox e metterti a lavorare.
Dovresti, dovresti, dovresti...
Ma ci riesci?
Ti dico due cose.
La prima è abbastanza facile, cioè che succede anche a me e ti assicuro che è un destino molto diffuso nel mondo della scrittura a ogni livello.
La seconda è che io la maggior parte delle volte... non ci riesco.
Perché allora dovresti stare qui a leggere ciò che ti dico su questo problema se poi io stesso non ho la soluzione?
Primo, perché credo che una vera e definitiva soluzione non ci sia: stiamo parlando di creatività, cioè di vita pulsante, non di macchinette sforna-romanzi, e la vita è fatta di flussi e riflussi, di ondate di piena e periodi di risacca.
Secondo, perché alcune persone, di fronte al dovrei scrivere ma non ne ho voglia rischiano di convincersi che la scrittura non fa per loro.
Si potrebbe addirittura dire che il famoso consiglio di scrivere ogni giorno può essere controproducente, perché capiterà sempre un giorno in cui non puoi o proprio non vuoi metterti lì, ma questo non vuol dire che tu stia rinunciando al tuo progetto globale di scrittura.
Il cervello però a volte non distingue il no di un momento e lo estende a tutta la passione che c'è dietro, facendolo diventare un no totale.
Le cose non stanno così, in realtà anche i momenti di svogliatezza possono diventare opportunità redditizie che in seguito gioveranno alla tua scrittura.
Perciò, quando non hai voglia di scrivere...
sabato 8 settembre 2012
Quanto dura la lettura?
Ovvero, quanto tempo ci vuole a leggere un romanzo, un racconto, un testo narrativo in genere?
Giro intorno alla domanda, perché mi sono imbattuto nella versione audiolibro di Hanno tutti ragione, il romanzo in cui Paolo Sorrentino amplia l'epopea di Tony Pisapia, il personaggio del suo primo film L'uomo in più, ribattezzato Tony Pagoda, e che quest'anno ha avuto seguito in Tony Pagoda e i suoi amici, tutti per La Feltrinelli.
Spulcio l'indice della confezione, che contiene la lettura del romanzo a opera di chi lo ha incarnato sullo schermo, cioè Toni Servillo, e leggo Durata totale 11 ore e 5 minuti.
La prima riflessione è più che altro un tuffo all'indietro, a quando l'ho letto: quanto tempo ci avrò messo, io?
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lunedì 30 gennaio 2012
Il mensile di Iltuowritingcoach: Gennaio 2012
Al di là dei simboli
Il nuovo anno è cominciato dando degna conclusione a quanto avviato nel 2011, con il quarto e ultimo post della serie La scrittura simbolica, e da questa pagina puoi accedere facilmente a tutti e quattro.
Leggendo si scrive
La connessione tra lettura e scrittura, per chi aspira a creare storie, è insolubile.
Solo la lettura, frequente e appassionata, di molti romanzi può garantirti la giusta freschezza e creatività.
In questo post l'invito a leggere per scrivere si rinnova, nel segno dell'amore per la narrazione.
Questione di metodo
Ogni storia può essere suddivisa in sette parti fondamentali, condivise da qualsiasi altra trama mai pensata e raccontata al mondo.
Ma vale anche l'inverso: non c'è racconto che non si possa costruire con questi sette mattoni.
Qui te li presento, e prossimamente te li illustrerò uno per uno.
All you need is wall
Che cosa scrive la gente sui muri?
Sono davvero solo brutture e volgarità?
O è possibile rinvenire qualche perla inedita e magari rileggere alcuni preziosismi letterari di writers col pallino della lettura?
Ecco che cosa ti offre la prima pagina di ricerca di Google con la chiave scritte sui muri.
Il nuovo anno è cominciato dando degna conclusione a quanto avviato nel 2011, con il quarto e ultimo post della serie La scrittura simbolica, e da questa pagina puoi accedere facilmente a tutti e quattro.
Leggendo si scrive
La connessione tra lettura e scrittura, per chi aspira a creare storie, è insolubile.
Solo la lettura, frequente e appassionata, di molti romanzi può garantirti la giusta freschezza e creatività.
In questo post l'invito a leggere per scrivere si rinnova, nel segno dell'amore per la narrazione.
Questione di metodo
Ogni storia può essere suddivisa in sette parti fondamentali, condivise da qualsiasi altra trama mai pensata e raccontata al mondo.
Ma vale anche l'inverso: non c'è racconto che non si possa costruire con questi sette mattoni.
Qui te li presento, e prossimamente te li illustrerò uno per uno.
All you need is wall
Che cosa scrive la gente sui muri?
Sono davvero solo brutture e volgarità?
O è possibile rinvenire qualche perla inedita e magari rileggere alcuni preziosismi letterari di writers col pallino della lettura?
Ecco che cosa ti offre la prima pagina di ricerca di Google con la chiave scritte sui muri.
Ti piace leggere romanzi?
Il 2012 è appena iniziato, foriero di nuove avventure letterarie.
L'inizio del nuovo anno è anche il momento migliore per tracciare un bilancio del precedente, al fine di incamminarsi su una strada di crescita.
Così, se ti chiedessi a bruciapelo quanti romanzi hai letto nel 2011, che cosa risponderesti?
L'inizio del nuovo anno è anche il momento migliore per tracciare un bilancio del precedente, al fine di incamminarsi su una strada di crescita.
Così, se ti chiedessi a bruciapelo quanti romanzi hai letto nel 2011, che cosa risponderesti?
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