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sabato 12 settembre 2015

Scrittori solitari o compagni di scrittura?

Quando immagini uno scrittore, che cosa vedi?

Anzi.

Prova a chiedere a Google che cos'è uno scrittore, usando la categoria immagini...

Uno scrive semisdraiato su un tavolino di fortuna, l'altro si regge una testa che appare gravosissima, il terzo lavora addirittura in condizioni di luce pessime come dimostra l'ombra e il quarto addirittura scrive per terra tra fogli sparsi.

Il tutto costellato di tazze di caffè semivuote, pallottole di fogli accartocciati e buttati qua e là e le immancabili sigarette ad affumicare la condizione dello scrittore.

Come se non bastasse, c'è un'altra caratteristica, fondamentale, che non trovi nelle foto perché la si ricava non da ciò che si vede ma da ciò che manca.

E che cosa manca?

Mancano le persone.

Lo scrittore, nella nostra immaginazione e nel campionario fornito da parecchie fonti, è solitario.

E come potrebbe essere altrimenti, visto che la scrittura e l'arte in genere sono (erroneamente) concepite come un parto doloroso e tormentato del mondo interiore dello scrittore o dell'artista che, facendo i conti con i suoi fantasmi, alla fine li condensa in uno scritto o in un'opera eccezionale?

Se tutte le opere eccezionali siano tali grazie alla solitudine dello scrittore, non possiamo dirlo.

Ma se anche lo fossero, da un punto di vista logico resterebbe comunque un non sequitur: se novantanove capolavori nascono da scrittori solitari, il centesimo potrebbe arrivare da uno scrittore pieno di amici e colleghi con i quali condivide la sua arte costantemente.

Poi c'entra la voglia di romanticismo e la capacità tutta umana di mettere a tacere le informazioni contraddittorie: in realtà grandi periodi artistici e letterari coincidono con altrettanto grandi collaborazioni, scambi, di tipo competitivo o amichevole, dall'Umanesimo alle Accademie, fino ad arrivare alla Parigi della Lost Generation, tanto per dire.

Insomma, vuoi vedere che - al di là della figurina maledetta dello scrittore solitario - anche avere compagni di scrittura ha i suoi bei vantaggi?

domenica 12 ottobre 2014

Racconto allungato vs. racconto concentrato

Nel mondo degli appassionati di scrittura si sente spesso parlare di una regola, da impartire a tutti i principianti e molto difficile da far rispettare, per chi insegna.

Poiché il narratore inesperto tende a dire i fatti da raccontare, a riferire gli avvenimenti, lo si esorta invece a scrivere in modo da mostrarli, da farli vedere e percepire al lettore, in modo che questi possa da solo - come guardando un film - completare il puzzle della storia nella sua mente.

La regola, o il consiglio se vogliamo, è sostanzialmente giusta, perché è vero che chi muove i primi passi quasi sempre commette l'errore di non scrivere descrivendo con i sensi ma di riferire ciò che avviene, ed è altrettanto vero che qualsiasi brano, reso più specifico grazie all'uso di un linguaggio che mostra le cose, diventa più potente.

domenica 5 ottobre 2014

Smettere di scrivere: incubo, segnale, risorsa

Per tutti gli scrittori arriva questo momento tremendo.

Può giungere a qualsiasi ora del giorno, in circostanze impensabili, oppure può accompagnarti erodendo il tuo cuore per lunghi lassi interminabili di tempo.

Un pensiero, un desiderio, una speranza, una rassegnazione.

Smettere di scrivere.

A volte, gli scrittori, tu, io, non desideriamo altro.

martedì 9 settembre 2014

Scrivere rimanendo sé stessi

Le persone in genere pensano che scrivere sia meraviglioso perché così puoi esprimerti, puoi dar voce ai tuoi pensieri e alle tue emozioni, puoi creare e vivere il tuo spazio creativo.

Esprimerti, i tuoi pensieri e le tue emozioni, il tuo spazio creativo.

Ma siamo poi così sicuri che la mente e il cuore che in quel momento stanno scrivendo siano veramente nostri?

Come possiamo fare per mettere veramente noi stessi in ciò che scriviamo, ed evitare le trappole che ci portano a scrivere come fossimo posseduti da qualcun altro?

Cerchiamo di capire quando non siamo noi stessi, e in che modo non lo siamo.

lunedì 14 luglio 2014

Come scrivere un racconto che ipnotizza

Non so se credi all'ipnosi o la ritieni una totale presa per i fondelli, dove sedicenti possessori di fluido recitano - male - l'atto di condizionare finte cavie - amici di vecchia data - che diventano automi nelle loro mani.

Non voglio entrare nel merito della questione, ma di una cosa sono sicuro: la suggestione esiste, ci condiziona, e soprattutto la usiamo costantemente.

Cerchiamo tutti di influenzarci a vicenda per far andare le cose come ci piace che vadano.

Ci sono poi ambiti nei quali la suggestione è pane quotidiano, come l'intrattenimento, la comunicazione e ovviamente la scrittura.

Come nell'ipnosi, nella quale dopo il fatidico a me gli occhi tutto diventa possibile, anche per ipnotizzare il lettore con il tuo racconto tutto dipende dall'inizio.

Che cosa devi fare, dunque, per calamitare gli occhi e la mente di chi legge con le prime pagine della tua storia?

martedì 8 luglio 2014

Scrivere un dialogo: non sono solo parole...

Quando due o più personaggi di una storia parlano tra loro, che cosa succede esattamente?

Si può pensare, con semplicità, che stiano solo parlando.

Ed è vero, ma per il lettore che li osserva, anzi, li ascolta, le cose sono leggermente diverse.

Dai loro scambi il lettore vive un'esperienza particolare.

Ho da poco finito di revisionare dei racconti per una raccolta di esordienti, e con sorpresa - o senza, dovrei dire - ho constatato che il maggior numero di punti deboli erano nei dialoghi.

E che il dialogo sia un banco di prova tremendo lo dimostra la leggenda per la quale l'editor della casa editrice, di solito, per scremare la miriade di manoscritti che gli arriva, ne prende alcuni a caso e li giudica esclusivamente da una pagina di dialogo.

La domanda è: quali scarterà e quali conserverà, e soprattutto perché?

domenica 23 marzo 2014

Scrivere storie: quale marcia inserisci?

Ci sono momenti nei quali la scrittura sembra emergere direttamente dalle nostre profondità.

Sgorga, come guidata da una forza più grande di noi.

In altri momenti, ci accorgiamo che ogni parola ha bisogno di essere soppesata, e che comporre una frase è un processo lungo e minuzioso.

La scrittura in quel momento vuole la nostra cura, la nostra attenta dedizione.

Se scrivi ti sarà capitato di vivere questi due stati differenti.

Sono come due marce nel motore del tuo scrivere.

La prima è una marcia veloce, scattante, la scrittura è su di giri e tu la lasci andare come lasci andare in quinta la macchina su un bel rettilineo sgombro.

La seconda è una marcia lenta, potente, la scrittura si sposta piano, parola dopo parola, frase dopo frase, come si sposta l'auto in un parcheggio affollato attenti a non urtare nessuno.

Fin qui nulla di nuovo.

E forse ti sarà capitato anche di sbagliare l'innesto della marcia.

Quando per errore ti entra una marcia inadeguata senti subito il motore impazzire e l'auto arrancare.

Allo stesso modo, ti sarà successo di provare a buttar giù una pagina e perderti invece dietro ogni sillaba, o al contrario, di voler scegliere le parole giuste senza riuscire a far soffermare gli occhi, la mente e la mano.

In quei momenti, hai solo innestato la marcia sbagliata.

martedì 31 dicembre 2013

Grazie 2013!

159 post.

Ai quali però vanno aggiunti gli oltre settecento degli altri miei blog, e pagine di racconto, romanzo, saggio, materiali per i corsi, persino letterine per le festività che mi è capitato di dover buttar giù su richiesta.

Il 1 gennaio 2013 non avrei saputo immaginare neanche un terzo di tutto ciò che quest'anno ho effettivamente scritto.

Non avrei mai pensato alle occasioni, ai pretesti, alle necessità, agli stimoli che mi hanno portato a scrivere tutto ciò che ho scritto in questi dodici mesi.

Per non parlare del mio scenario sul futuro di quattro o cinque anni fa, quando ho iniziato l'avventura dei blog.

Forse la fregatura, per chi scrive, è avere sempre questo sguardo verso il domani.

lunedì 4 novembre 2013

Come va' con i tuoi personaggi?

Anche quando hai scritto già decine di migliaia di parole per la tua prossima storia, ti può capitare di bloccarti e non riuscire a far altro che grattarti la testa o tamburellare nervosamente con le dita.

In attesa che qualcosa ti baleni in mente.

Ma non succede nulla, il vuoto.

Eppure, pensavi ormai di sapere tutto ciò che ti serve sul mondo fantastico che stai creando e soprattutto su coloro che vi abitano.

Credevi che i tuoi personaggi non avessero più alcun segreto per te.

Invece, ti accorgi che il tuo personaggio principale oppone resistenza e recalcitra piuttosto che entrare nei meandri nei quali vorresti ficcarlo.

E gli altri personaggi se ne stanno in angoli ombrosi, e tu avverti che non vogliono essere toccati.

Ti hanno messo il broncio, ti fanno una guerra silenziosa.

Peggio: ti hanno tolto la parola.

Che cosa fare?

Semplice: è tempo di ripensare al tuo rapporto con loro.

E quando dico rapporto, intendo proprio relazione, quella che potresti avere con qualsiasi essere umano reale.

Perché se i tuoi personaggi fanno i capricci in realtà è buon segno: vuol dire che hai costruito per loro una personalità che adesso pare camminare sulle proprie gambe, e ovviamente non puoi forzarli, così come non puoi costringere un partner o un amico a fare tutto ciò che vuoi.

Devi accettare che c'è qualcosa in loro, una parte del loro carattere che ancora non conoscevi, devi rinegoziare la relazione, e insieme dovrete valutare come cambiarla o se addirittura interromperla.

Più i tuoi personaggi sono dettagliati, più è probabile che questo accada.

Ecco come ridisegnare il tuo rapporto con protagonisti e gregari, e completare finalmente la tua prossima storia.

sabato 3 agosto 2013

Una vacanza da scrittori: tre passi da compiere

Estate piena, ormai, e il tempo rende giustizia, dopo un esordio traballante.

Un'estate per me piuttosto impegnativa, tra lavoro, cambiamenti casalinghi, visita ad amici e parenti e la vacanza che da lunedì mi risucchierà.

E spero al ritorno di aggiungere altre piccole esperienze significative per chiudere in bellezza agosto.

In tutto questo... che fine fa la scrittura?

Come conciliare la necessità di tenere accesa la fiamma della scrittura con i tempi e la libertà dell'aria estiva?

Sarà meglio prepararmi un piano che mi permetta comunque di tenermi in allenamento o lasciare che questo periodo permei la mia anima creativa, grazie alle esperienze che vivrò, per poi ricominciare a scrivere attingendo proprio a quanto avrò vissuto?

Insomma, per chiunque scriva e ami farlo, quando arriva l'estate, qual è il miglior modo di organizzarsi?

Credo che non esista una risposta univoca, anche perché non tutti magari saranno in vacanza come me e altri le avranno già trascorse in altri periodi o se le godranno più in là.

In ogni caso, ritengo ci siano almeno tre elementi dei quali tener conto, per approntare al meglio la propria strategia di scrittura in un periodo così particolare come quello delle vacanze estive.

domenica 9 giugno 2013

Scene brevi o scene lunghe: questo è il problema...

A volte ci vogliono centinaia di pagine per capire che cos'è che non va nel romanzo che stai leggendo.

Il discorso si complica e diventa ancor più delicato se si tratta della storia alla quale stai lavorando con fatica.

Mi piace farmi affascinare dai romanzi brevi di certe case editrici indipendenti, e con ottimismo penso sempre che quei libriccini mi regaleranno un'emozione singolare.

Spesso però i romanzi brevi portano con sé un carattere ibrido - romanzo  breve, di per sé è un ossimoro - che alla lunga si paga con la poca efficacia della narrazione.

Scene spesso brevissime, volutamente brevi e impaginate in modo che la brevità risalti, ti lasciano l'impressione di qualcosa che rotola via troppo rapidamente, come se l'autore non le avesse scandagliate a sufficienza.

Bozzetti, interessanti e pittoreschi persino, ma pur sempre bozzetti.

Quasi sempre si tratta di piccoli romanzi con trame basate su un personaggio che cerca il classico sé stesso, che realizza la sua vera aspirazione, che risponde a una chiamata.

Storie intrise di una spiritualità che ha ingranato la quinta.

Allora, a queste scene brevi, se ne aggiungono altre che per il contenuto sono ancora più fugaci, come i flashback, e alla fine hai l'impressione che tutto sia solo accennato, che tutto stia lì solo per toccare i tuoi sensi in modo superficiale, senza innescare quel processo di identificazione e partecipazione.

Soprattutto, sembra proprio che l'autore sappia sin dall'inizio come andrà a finire la storia.

Certo che deve saperlo, mi risponderai.

Sì, ribatto io, ma dev'essere così bravo da darmi l'impressione di scoprirlo insieme a me che leggo.

Per questi e altri problemi, la cura della lunghezza delle scene può essere determinante.

Quindi, se qualche volta ti capita di chiederti quanto dovrebbe essere lunga una scena, e se esistono misure che non si dovrebbero trasgredire, ti stai facendo una domanda utilissima.

domenica 20 gennaio 2013

Quando non hai voglia di scrivere...

Non dirmi che non ti capita mai.

Non sto parlando di quando non puoi scrivere, di quando il treno ritarda, di quando il rubinetto perde o la lavatrice si rompe, di quando la zia ti piomba in casa all'improvviso, o di quando ti concedi un salutare cambio di programma imprevisto perché magari fuori c'è la più splendida delle giornate.

Sto parlando di quando sai benissimo che dovresti scrivere, che dovresti portare a termine quel racconto, che dovresti schiodarti da Facebook e dalla mailbox e metterti a lavorare.

Dovresti, dovresti, dovresti...

Ma ci riesci?

Ti dico due cose.

La prima è abbastanza facile, cioè che succede anche a me e ti assicuro che è un destino molto diffuso nel mondo della scrittura a ogni livello.

La seconda è che io la maggior parte delle volte... non ci riesco.

Perché allora dovresti stare qui a leggere ciò che ti dico su questo problema se poi io stesso non ho la soluzione?

Primo, perché credo che una vera e definitiva soluzione non ci sia: stiamo parlando di creatività, cioè di vita pulsante, non di macchinette sforna-romanzi, e la vita è fatta di flussi e riflussi, di ondate di piena e periodi di risacca.

Secondo, perché alcune persone, di fronte al dovrei scrivere ma non ne ho voglia rischiano di convincersi che la scrittura non fa per loro.

Si potrebbe addirittura dire che il famoso consiglio di scrivere ogni giorno può essere controproducente, perché capiterà sempre un giorno in cui non puoi o proprio non vuoi metterti lì, ma questo non vuol dire che tu stia rinunciando al tuo progetto globale di scrittura.

Il cervello però a volte non distingue il no di un momento e lo estende a tutta la passione che c'è dietro, facendolo diventare un no totale.

Le cose non stanno così, in realtà anche i momenti di svogliatezza possono diventare opportunità redditizie che in seguito gioveranno alla tua scrittura.

Perciò, quando non hai voglia di scrivere...

giovedì 21 giugno 2012

Sbagliando s'impara... a scrivere: io racconto

Hai la tua storia da raccontare, forse l'hai anche già scritta, o addirittura ti sembra pronta da presentare a concorsi e case editrici.

Ma hai riflettuto bene sulla voce narrante?

Chi è il narratore della tua storia?

Hai scelto di raccontare dall'esterno, o immedesimandoti in uno dei personaggi?

Sono scelte che cambiano radicalmente l'effetto della tua storia sul lettore, e se vuoi approfondire il tema comincia a leggere questo post.

Voglio metterti in guardia dall'uso del narratore in prima persona, senza tuttavia scoraggiarti dal provarlo.

Sappi però che è una modalità che facilmente induce in errore.

La narrazione in prima persona, infatti, tende a essere troppo autoreferenziale, il personaggio narrante finisce col sovrastare gli altri, e questo diminuisce la complessità del tuo racconto.

Soprattutto, la prima persona porta chi scrive alla monotonia lessicale, alla debolezza scenica e alla lentezza espositiva.

Vediamo perché e come risolvere questi problemi.

giovedì 14 giugno 2012

Inventare storie è facile? Strano, ma vero!

Avere buone idee per una storia da raccontare in un romanzo sembra molto difficile.

Eppure, leggi queste e dimmi se almeno qualcuna di esse non sarebbe abbastanza intrigante:

  • Un uomo colleziona migliaia di tipi di manette diverse per progettare un colpo di stato moralistico
  • Un tizio resta seduto in auto più di 200 giorni per un rito magico
  • Una pornostar decide di battere il record di prestazioni andando con 600 uomini
  • Uno scultore usa il cibo come materiale di lavoro ma in seguito a una crisi economica gli chiedono di cedere le sue sculture per sfamare le persone
  • Un uomo si guadagna da vivere facendosi risarcire dai titolari di ristoranti nei quali finge di soffocarsi a causa del cibo servito
  • D'Annunzio temeva il 13 al punto di sostituirne la scrittura con la formula 12+1, così un critico scopre che nelle sue opere c'è uno strano codice
  • Uno scultore siciliano realizza la statua di un enorme seme d'arancia, senza dire che in realtà l'ha trovato scavando il terreno nel quale voleva costruire una casa, ma il seme col tempo germoglia e dà vita a un agrume gigante che i cittadini vogliono proteggere e gli speculatori vogliono sfruttare a fini commerciali
  • Un uomo dalla vita turbolenta e membro di sette religiose che istigano al suicidio viene ingaggiato da un agente dello spettacolo che lo trasforma in fenomeno televisivo
  • Milioni di ragni si preparano a invadere un piccolo paesino dove si sta preparando un matrimonio alla grande che coinvolgerà tutta la cittadinanza
I lettori di Chuck Palahniuk forse avranno riconosciuto la terza, la quinta e l'ottava idea dell'elenco come i soggetti di tre famosissimi romanzi dello scrittore statunitense, nell'ordine Gang Bang, Soffocare e Survivor.

Tuttavia, tra queste tre idee e le altre sei c'è una forte affinità: sono tutti fatti veri o verisimili, e quando non lo sono partono da fatti di cronaca reali, si basano tutti sul portare all'assurdo un comportamento o una condizione, oppure si fondano su un evento straordinario ma naturale e possibile.

Se ho inserito nell'elenco le idee di Chuck Palahniuk è per farti capire che anche lui è partito, per tutti i suoi romanzi, da idee apparentemente assurde e molto ma molto originali.

Da dove vengono le altre sei idee?

lunedì 31 ottobre 2011

Il mensile di Iltuowritingcoach: Ottobre 2011

Nel mese di ottobre abbiamo parlato di...

Come (e che cosa) scrivere al proprio editore
Se lo chiedono in tanti, e questo li manda in tilt; altri non se lo chiedono affatto, il che li porta a rimuginare sui possibili motivi di un rifiuto da parte di un editore o di un agente.

In questo post scoprirai come accompagnare il tuo manoscritto e aumentare le tue chances.

Contro i momenti di stallo
Nessuno di noi è immune da fasi di magra, periodi improduttivi o addirittura vere e proprie crisi.

Il problema non sta nelle fasi, nei periodi o nelle crisi ma nello spavento che provocano in noi, spavento che finisce per inceppare ancor di più i nostri meccanismi creativi e mentali.

I periodi no della scrittura hanno sicuramente uno dei motivi tra quelli elencati in questa pagina, perciò corri a leggerla.

La cosa più importante...
...non è scrivere, ma revisionare.

Non mi stancherò mai di dirlo.

Ci vuole un po' di distanza per vedere bene l'insieme delle cose.

Per questo, il controllo finale del testo resta l'unica maniera certa di migliorare seriamente la propria opera.

Ecco per te una lista di cose da controllare prima di dirsi ho finito il mio libro!

domenica 16 ottobre 2011

Perché la tua scrittura non va avanti di un passo

...e cosa fare per dargli una mossa, potrei continuare.

Scrivere è difficile, d'accordo.

Scrivere ogni giorno, come fosse l'attività principale della tua vita, dedicargli il giusto tempo e il giusto impegno, poi, sembra ai più un'impresa.

La difficoltà comporta il rischio di fallire, per questo molte persone rinunciano, pur di non dover affrontare lo spettro del fallimento.

In questo modo, si condannano a una vita senza...

  • senza essere ciò che sognavano di essere
  • senza essere ciò che davvero sono, dentro di loro
  • senza aspettative degne di rendere la vita significativa
  • senza scoprire mai se ne sarebbero state capaci
Far diventare la scrittura protagonista della tua vita non dipende dal caso, dalla fortuna o dalle congiunzioni astrali.

Alcune cose funzionano, altre no.

Poiché a me piace sempre liberare la strada dagli ostacoli, ecco alcune importanti ragioni per le quali la tua scrittura non va avanti di un passo.

venerdì 30 settembre 2011

Il mensile di Iltuowritingcoach: Settembre 2011

Ma che sapore ha...?
Cosa rende un piatto interessante?

La capacità di stupirti?

Il potere di evocare sapori perduti?

L'intensità del gusto?

La persistenza al palato?

Tutte queste cose messe insieme?

Quanti aspetti della scienza culinaria sarebbe possibile trasferire - mutatis mutandis - alla letteratura!

Se il tuo scopo è diventare una scrittrice o uno scrittore più interessante e stuzzicare i sensi del lettore, prova con Qualche spezia per insaporire le tue storie.

Da un libro all'altro
Il lettore cerca emozioni, non c'è dubbio.

Per questo, se la trama, il racconto, i personaggi, persino la storia editoriale di un testo sono capaci di creare una vertigine, un corto circuito, avvolgendosi su sé stessi, il successo è garantito.

In letteratura questo accade - quasi - sempre quando ci sono Libri che parlano di libri: se questa particolare forma di racconto stimola la tua curiosità, vieni a scoprirne di più adesso.

Più veloce della luce!
Quanto dev'essere lunga, una storia, per potersi dire ben riuscita?

Ho fatto qualche ricerca, imbattendomi in risultati spesso sorprendenti e senza dubbio spiazzanti.

Se nella storia letteraria spiccano romanzi fiume e tomi di migliaia di pagine, ancor più singolari sono le Storie brevi...ssime, di cui puoi leggere in questo post.

Dimmi come narri e ti dirò che scrittore sei
Come funziona la mente narrativa?

C'è chi espone dati, informazioni, che vanno a incastrarsi tra loro come in un grande affresco.

C'è chi invece dipinge scene su scene descrivendo dettagli, azioni, particolari che gettano una luce singolare sul tutto di cui fanno parte.

L'eterna diatriba della narrazione si può riassumere in questa domanda: mostrare o dire, cosa è meglio?

venerdì 2 settembre 2011

Qualche spezia per insaporire le tue storie

Come racconti le tue storie?

Ti sembra di riuscire a narrare tenendo vivo l'interesse fino alla fine o temi che i lettori possano abbandonarti strada facendo?

Hai delle buone idee di partenza ma poi ti perdi senza riuscire a mettere insieme una storia interessante?

Sebbene per narrare ci voglia una storia, la narrazione è pur sempre comunicazione e anche la migliore trama di questo mondo può risultare illeggibile se raccontata male.

Avere una grande inventiva senza le giuste doti comunicative può essere un serio svantaggio, perché i lettori prediligono autori capaci di guidare la loro attenzione con la propria voce narrante, per farsi portare dalle loro parole sulle onde delle emozioni.

Non si possono scindere la creatività nell'inventare una trama dalla capacità di comunicarla nel modo migliore.

Uno scrittore interessante fa più strada di uno scrittore che inventa grandi storie senza saperle raccontare.

Forse le tue storie non sono noiose ma hanno bisogno di "una spruzzata di spezie" che le rendano più intriganti.

Ecco qualche suggerimento da tener presente quando scrivi la stesura del tuo racconto:

venerdì 20 maggio 2011

Il tuo writingcoach tascabile

Ci sono persone che senza un continuo sprone rischiano di vedere sprecate le loro capacità, il loro intuito, la loro passione e in certi rari ma significativi casi addirittura il loro talento.

A questo pensavo preparando Il tuo writingcoach in un mese, l'audio corso per battere qualsiasi forma di blocco della scrittura.

domenica 3 aprile 2011

Sette pregi per un buon dialogo

Non c'è bisogno di dire quanto sia importante il dialogo in un racconto o in un romanzo: un buon dialogo può far diventare "musica" il tuo racconto, uno cattivo lo trasforma in una "pietra" indigeribile.

È talmente importante che ho ritenuto necessario dedicargli un'attenzione particolare in Tutto sul dialogo, il videocorso specifico per chi vuole davvero scrivere dialoghi capaci di far prendere il volo alla sua storia.

Penso infatti che quella del dialoghista sia un'abilità a sé stante, rispetto all'invenzione di un soggetto, alla costruzione di una trama e alla revisione stilistica.

Per ottenere il massimo, nel videocorso è compresa la supervisione costante sulle esercitazioni previste.

Ma se dovessi dire in un solo post quali sono i punti di riferimento per stabilire se un dialogo sia efficace o meno, sicuramente ti proporrei questo eptalogo con i pregi irrinunciabili di una buona sequenza dialogica.