Un titolo da pazzi, lo so.
Se davvero fosse così facile, io per primo non sarei qui, dato che chi viene a leggere questi post lo fa proprio perché ha riscontrato che scrivere una storia non è affatto una passeggiata.
Ma io prendo l'impegno di aiutarti a scrivere molto seriamente, e stavolta mi sento di azzardare che con quello che ti indicherò in questo post tu riuscirai a portare a termine ciò che di solito ti affatica da morire e che di rado vede la luce: creare un racconto.
Parlo ovviamente di un racconto breve, perché la forma del romanzo non si addice all'adesso, ma ha bisogno di sedimentare.
Ma una storia breve sì, quella mi sento di dirti che in una giornata ce la possiamo fare a sfornarla.
Ti sembra troppo poco?
Hai ragione, sto usando un trucchetto persuasivo, di quelli che usano i comunicatori.
Perché una giornata è fatta di ventiquattr'ore, e io intendo questo: scrivere una storia breve in ventiquattr'ore.
Ma so che difficilmente rinunceresti a interromperle per rifocillarti e dormire il giusto, e anch'io non rinuncerei a queste necessità.
Ventiquattr'ore per scriverla, dunque, poi se ce la metti tutta a ridurre per un giorno e mezzo/due tutte le altre distrazioni, in un massimo di settandadue ore ci siamo.
Lo so, settantadue ore non sono proprio un adesso, ma mettile a confronto con i tuoi tanti mai delle tue tante storie nel cassetto che non sono arrivate alle ultime pagine.
Perciò, se hai questo tempo a disposizione, se hai almeno un'ideuzza di base - a proposito, prova a vedere se la trovi leggendo qui - e se soprattutto hai l'occorrente per scrivere, possiamo cominciare.
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mercoledì 29 luglio 2015
Dai, scriviamo una storia adesso!
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lunedì 14 luglio 2014
Come scrivere un racconto che ipnotizza
Non so se credi all'ipnosi o la ritieni una totale presa per i fondelli, dove sedicenti possessori di fluido recitano - male - l'atto di condizionare finte cavie - amici di vecchia data - che diventano automi nelle loro mani.
Non voglio entrare nel merito della questione, ma di una cosa sono sicuro: la suggestione esiste, ci condiziona, e soprattutto la usiamo costantemente.
Cerchiamo tutti di influenzarci a vicenda per far andare le cose come ci piace che vadano.
Ci sono poi ambiti nei quali la suggestione è pane quotidiano, come l'intrattenimento, la comunicazione e ovviamente la scrittura.
Come nell'ipnosi, nella quale dopo il fatidico a me gli occhi tutto diventa possibile, anche per ipnotizzare il lettore con il tuo racconto tutto dipende dall'inizio.
Che cosa devi fare, dunque, per calamitare gli occhi e la mente di chi legge con le prime pagine della tua storia?
Non voglio entrare nel merito della questione, ma di una cosa sono sicuro: la suggestione esiste, ci condiziona, e soprattutto la usiamo costantemente.
Cerchiamo tutti di influenzarci a vicenda per far andare le cose come ci piace che vadano.
Ci sono poi ambiti nei quali la suggestione è pane quotidiano, come l'intrattenimento, la comunicazione e ovviamente la scrittura.
Come nell'ipnosi, nella quale dopo il fatidico a me gli occhi tutto diventa possibile, anche per ipnotizzare il lettore con il tuo racconto tutto dipende dall'inizio.
Che cosa devi fare, dunque, per calamitare gli occhi e la mente di chi legge con le prime pagine della tua storia?
venerdì 25 aprile 2014
Verità da scrivere per una scrittura vera
Quanto è vera la scrittura narrativa?
Che cosa intendiamo per verità di un racconto o di un romanzo?
E come fa uno scrittore a mettere verità nel suo lavoro?
Che cosa intendiamo per verità di un racconto o di un romanzo?
E come fa uno scrittore a mettere verità nel suo lavoro?
mercoledì 16 aprile 2014
Di che cosa parla il tuo romanzo?
Ci sono diversi modi di rispondere a questa domanda.
Alcuni diranno che sono partiti da un'idea, ma quanto se ne siano allontanati o quanto l'hanno elaborata modificandola?
Altri potrebbero rispondere di aver visto il loro personaggio, e questa visione ha ispirato la vicenda, ma dire che un romanzo parla di un personaggio sarebbe quasi tautologico.
Altri ancora magari penserebbero alle situazioni che si vengono a creare tra i personaggi, o agli ambienti e ai paesaggi nei quali si dipana la vicenda, lasciando ancora inevasa la domanda.
Di che cosa, dunque, parla, 'sto benedetto romanzo?
Di un tema, che potremmo chiamare anche argomento, idea centrale o concetto.
Anzi, di solito si definisce il tema come l'idea fondamentale attorno alla quale ruota la vicenda.
Ma le idee sono di diverso tipo, e questa definizione non è né specifica per il lettore né utile all'autore quando ne deve scrivere.
Di solito, questa idea di tema corrisponde a concetti come la giustizia, la morte, l'amore.
Di che cosa parla? D'amore, e così faremmo rientrare in un'unica categoria romanzi diversi se non addirittura contraddittori.
Alcuni diranno che sono partiti da un'idea, ma quanto se ne siano allontanati o quanto l'hanno elaborata modificandola?
Altri potrebbero rispondere di aver visto il loro personaggio, e questa visione ha ispirato la vicenda, ma dire che un romanzo parla di un personaggio sarebbe quasi tautologico.
Altri ancora magari penserebbero alle situazioni che si vengono a creare tra i personaggi, o agli ambienti e ai paesaggi nei quali si dipana la vicenda, lasciando ancora inevasa la domanda.
Di che cosa, dunque, parla, 'sto benedetto romanzo?
Di un tema, che potremmo chiamare anche argomento, idea centrale o concetto.
Anzi, di solito si definisce il tema come l'idea fondamentale attorno alla quale ruota la vicenda.
Ma le idee sono di diverso tipo, e questa definizione non è né specifica per il lettore né utile all'autore quando ne deve scrivere.
Di solito, questa idea di tema corrisponde a concetti come la giustizia, la morte, l'amore.
Di che cosa parla? D'amore, e così faremmo rientrare in un'unica categoria romanzi diversi se non addirittura contraddittori.
domenica 23 marzo 2014
Scrivere storie: quale marcia inserisci?
Ci sono momenti nei quali la scrittura sembra emergere direttamente dalle nostre profondità.
Sgorga, come guidata da una forza più grande di noi.
In altri momenti, ci accorgiamo che ogni parola ha bisogno di essere soppesata, e che comporre una frase è un processo lungo e minuzioso.
La scrittura in quel momento vuole la nostra cura, la nostra attenta dedizione.
Se scrivi ti sarà capitato di vivere questi due stati differenti.
Sono come due marce nel motore del tuo scrivere.
La prima è una marcia veloce, scattante, la scrittura è su di giri e tu la lasci andare come lasci andare in quinta la macchina su un bel rettilineo sgombro.
La seconda è una marcia lenta, potente, la scrittura si sposta piano, parola dopo parola, frase dopo frase, come si sposta l'auto in un parcheggio affollato attenti a non urtare nessuno.
Fin qui nulla di nuovo.
E forse ti sarà capitato anche di sbagliare l'innesto della marcia.
Quando per errore ti entra una marcia inadeguata senti subito il motore impazzire e l'auto arrancare.
Allo stesso modo, ti sarà successo di provare a buttar giù una pagina e perderti invece dietro ogni sillaba, o al contrario, di voler scegliere le parole giuste senza riuscire a far soffermare gli occhi, la mente e la mano.
In quei momenti, hai solo innestato la marcia sbagliata.
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martedì 31 dicembre 2013
Grazie 2013!
159 post.
Ai quali però vanno aggiunti gli oltre settecento degli altri miei blog, e pagine di racconto, romanzo, saggio, materiali per i corsi, persino letterine per le festività che mi è capitato di dover buttar giù su richiesta.
Il 1 gennaio 2013 non avrei saputo immaginare neanche un terzo di tutto ciò che quest'anno ho effettivamente scritto.
Non avrei mai pensato alle occasioni, ai pretesti, alle necessità, agli stimoli che mi hanno portato a scrivere tutto ciò che ho scritto in questi dodici mesi.
Per non parlare del mio scenario sul futuro di quattro o cinque anni fa, quando ho iniziato l'avventura dei blog.
Forse la fregatura, per chi scrive, è avere sempre questo sguardo verso il domani.
Ai quali però vanno aggiunti gli oltre settecento degli altri miei blog, e pagine di racconto, romanzo, saggio, materiali per i corsi, persino letterine per le festività che mi è capitato di dover buttar giù su richiesta.
Il 1 gennaio 2013 non avrei saputo immaginare neanche un terzo di tutto ciò che quest'anno ho effettivamente scritto.
Non avrei mai pensato alle occasioni, ai pretesti, alle necessità, agli stimoli che mi hanno portato a scrivere tutto ciò che ho scritto in questi dodici mesi.
Per non parlare del mio scenario sul futuro di quattro o cinque anni fa, quando ho iniziato l'avventura dei blog.
Forse la fregatura, per chi scrive, è avere sempre questo sguardo verso il domani.
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martedì 17 settembre 2013
Una vita per scrivere
Se io ti dicessi che hai a disposizione sempre davanti a te la formula magica per estrarre dalle cose ordinarie qualcosa di straordinario?
I dettagli della vita quotidiana sono una miniera d'oro che aspetta solo di essere estratto per andare a impreziosire la tua scrittura.
Tutto ciò che devi fare è prestare attenzione, come se mettessi la tua vita su un vetrino da infilare sotto al microscopio, e poi raccontare che cosa vedi.
Ecco qualche spunto per cominciare.
I dettagli della vita quotidiana sono una miniera d'oro che aspetta solo di essere estratto per andare a impreziosire la tua scrittura.
Tutto ciò che devi fare è prestare attenzione, come se mettessi la tua vita su un vetrino da infilare sotto al microscopio, e poi raccontare che cosa vedi.
Ecco qualche spunto per cominciare.
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lunedì 26 agosto 2013
Personaggi che si vestono...
Ti svegli una mattina, fai due passi verso l'armadio e ne tiri fuori qualche capo da indossare.
Sembra una cosa semplicissima, eppure presuppone tutta una serie di micro pensieri, a volte automatici, altre volte ben ponderati, che contengono la risposta a moltissime domande.
Perché scegli proprio quei vestiti?
Stai cercando la comodità per goderti a pieno una mattinata di pigrizia?
Stai tentando di apparire professionale e affidabile perché vuoi far colpo al lavoro?
O magari sei una persona che non cambia mai il tipo di vestiario, indipendentemente dal contesto?
Quando descrivi i tuoi personaggi in un racconto, può capitare di soffermarti su dettagli del loro abbigliamento, o addirittura lanciarti nella descrizione piena di ciò che indossano da capo a piedi.
Ovvio che lo fai perché anche questo elemento contribuisce a dare vita a quel personaggio e a farlo sentire al lettore.
Il bello, come per ogni descrizione, è che stai già creando un umore, un'atmosfera, senza ancora aver narrato nulla.
Ecco alcune tipologie di abbigliamento per i personaggi, con i loro effetti su chi legge, per cucire addosso ai tuoi protagonisti l'abito che li renderà immediatamente riconoscibili e indimenticabili.
Sembra una cosa semplicissima, eppure presuppone tutta una serie di micro pensieri, a volte automatici, altre volte ben ponderati, che contengono la risposta a moltissime domande.
Perché scegli proprio quei vestiti?
Stai cercando la comodità per goderti a pieno una mattinata di pigrizia?
Stai tentando di apparire professionale e affidabile perché vuoi far colpo al lavoro?
O magari sei una persona che non cambia mai il tipo di vestiario, indipendentemente dal contesto?
Quando descrivi i tuoi personaggi in un racconto, può capitare di soffermarti su dettagli del loro abbigliamento, o addirittura lanciarti nella descrizione piena di ciò che indossano da capo a piedi.
Ovvio che lo fai perché anche questo elemento contribuisce a dare vita a quel personaggio e a farlo sentire al lettore.
Il bello, come per ogni descrizione, è che stai già creando un umore, un'atmosfera, senza ancora aver narrato nulla.
Ecco alcune tipologie di abbigliamento per i personaggi, con i loro effetti su chi legge, per cucire addosso ai tuoi protagonisti l'abito che li renderà immediatamente riconoscibili e indimenticabili.
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sabato 3 agosto 2013
Una vacanza da scrittori: tre passi da compiere
Estate piena, ormai, e il tempo rende giustizia, dopo un esordio traballante.
Un'estate per me piuttosto impegnativa, tra lavoro, cambiamenti casalinghi, visita ad amici e parenti e la vacanza che da lunedì mi risucchierà.
E spero al ritorno di aggiungere altre piccole esperienze significative per chiudere in bellezza agosto.
In tutto questo... che fine fa la scrittura?
Come conciliare la necessità di tenere accesa la fiamma della scrittura con i tempi e la libertà dell'aria estiva?
Sarà meglio prepararmi un piano che mi permetta comunque di tenermi in allenamento o lasciare che questo periodo permei la mia anima creativa, grazie alle esperienze che vivrò, per poi ricominciare a scrivere attingendo proprio a quanto avrò vissuto?
Insomma, per chiunque scriva e ami farlo, quando arriva l'estate, qual è il miglior modo di organizzarsi?
Credo che non esista una risposta univoca, anche perché non tutti magari saranno in vacanza come me e altri le avranno già trascorse in altri periodi o se le godranno più in là.
In ogni caso, ritengo ci siano almeno tre elementi dei quali tener conto, per approntare al meglio la propria strategia di scrittura in un periodo così particolare come quello delle vacanze estive.
Un'estate per me piuttosto impegnativa, tra lavoro, cambiamenti casalinghi, visita ad amici e parenti e la vacanza che da lunedì mi risucchierà.
E spero al ritorno di aggiungere altre piccole esperienze significative per chiudere in bellezza agosto.
In tutto questo... che fine fa la scrittura?
Come conciliare la necessità di tenere accesa la fiamma della scrittura con i tempi e la libertà dell'aria estiva?
Sarà meglio prepararmi un piano che mi permetta comunque di tenermi in allenamento o lasciare che questo periodo permei la mia anima creativa, grazie alle esperienze che vivrò, per poi ricominciare a scrivere attingendo proprio a quanto avrò vissuto?
Insomma, per chiunque scriva e ami farlo, quando arriva l'estate, qual è il miglior modo di organizzarsi?
Credo che non esista una risposta univoca, anche perché non tutti magari saranno in vacanza come me e altri le avranno già trascorse in altri periodi o se le godranno più in là.
In ogni caso, ritengo ci siano almeno tre elementi dei quali tener conto, per approntare al meglio la propria strategia di scrittura in un periodo così particolare come quello delle vacanze estive.
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domenica 21 luglio 2013
Personaggi che viaggiano
Che cos'è un viaggio, per te che scrivi?
Significa semplicemente approdare in un'altra destinazione?
Oppure è un processo che, grazie a nuove e sorprendenti esperienze, arricchisce la tua persona?
Può essere un'occasione per trasformarti?
Per raggiungere un punto di svolta, imparare qualcosa di nuovo, crescere?
Sono domande che ti permettono di capire qualcosa in più, non solo su di te, ma anche sui personaggi del tuo racconto o del tuo romanzo.
Ho già parlato recentemente della trama del viaggio in questo post, ma il viaggio in sé è un elemento fondamentale per far emergere i personaggi, per questo il viaggio spesso si trova anche nella trama di minaccia o in quella di ricerca.
giovedì 20 giugno 2013
Qui o si fa narrativa o si muore...
Non prenderla come una minaccia, né tantomeno come un invito di stampo garibaldino.
Poiché uno degli atavici problemi dello scrittore è l'arcinoto - e trito - blocco del medesimo, mi sembra interessante e divertente presentarti una cosuccia scovata in rete, e se la conosci già magari ti piacerà rifletterci ancora.
A tutti capita di avere giornate storte o fasi di secca creativa, persino momenti di monumentale pigrizia, immotivata e sacrosanta.
Ovviamente, chi scrive sa che questi stop - inspiegabili o cercati -si pagano con il rimando, la procrastinazione, e così il proprio diventa un romanzo senza fine, quando non è addirittura senza inizio perché non ci siamo mai presi la briga di iniziare a stenderlo, dopo averlo strutturato.
Qual è la vera soluzione?
Poiché uno degli atavici problemi dello scrittore è l'arcinoto - e trito - blocco del medesimo, mi sembra interessante e divertente presentarti una cosuccia scovata in rete, e se la conosci già magari ti piacerà rifletterci ancora.
A tutti capita di avere giornate storte o fasi di secca creativa, persino momenti di monumentale pigrizia, immotivata e sacrosanta.
Ovviamente, chi scrive sa che questi stop - inspiegabili o cercati -si pagano con il rimando, la procrastinazione, e così il proprio diventa un romanzo senza fine, quando non è addirittura senza inizio perché non ci siamo mai presi la briga di iniziare a stenderlo, dopo averlo strutturato.
Qual è la vera soluzione?
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domenica 12 maggio 2013
Il gusto di scrivere
Che gusto ha l'atto di scrivere?
In che modo le esperienze sensoriali legate al gusto, ai sapori e al cibo possono arricchire la nostra esperienza di scrittori, narratori e inventori di storie?
Se è vero che la cucina è un perfetto connubio di tecnica ed estro, e la degustazione un viaggio nei sensi alla ricerca del sapore, come può uno scrittore "cucinare" un buon racconto con cui "nutrire" i suoi lettori?
Da queste tre domande e da tutte le altre che saremo capaci di elaborare, parte il laboratorio di scrittura Il gusto di scrivere, che ho l'onore di tenere sabato e domenica 1 e 2 giugno a Sant'Antonino di Torrazza Coste (PV).
Esercitazioni guidate, lavoro individuale e di gruppo, dalla generazione di idee all'orchestrazione della trama fino alla tecnica di editing, ci impegneranno dalle 16 del sabato alle 17 della domenica, per stare insieme, condividere la passione per le storie da narrare e la voglia di scoprirsi semplici, sensibili, creativi e capaci di gustare il cibo, la scrittura e la vita.
L'evento nell'evento è la cena del sabato, nella quale si celebreranno la collina e i suoi abitanti, e dove mangiare e chiacchierare sarà esperienza di piacere e materiale di lavoro per la scrittura del giorno seguente.
Il laboratorio è frutto di un'iniziativa privata dettata da puro amore per la scrittura, e per questo non prevede alcun costo in denaro per i partecipanti, ma l'impegno alla partecipazione attiva del laboratorio e dei momenti di condivisione quotidiana di pranzo e cena.
Il programma dei lavori di scrittura in sintesi:
- dalle 16 alle 19 del sabato: dall'ingrediente al piatto, esercitazioni guidate all'elaborazione creativa di materiali per la costruzione di una storia, a partire dal contatto diretto col cibo
- dalle 9.30 alle 12.30 della domenica: il menù perfetto, percorso creativo per la costruzione di una trama collettiva a partire dalle suggestioni della cena-evento del sabato sera
- dalle 14.30 alle 17 della domenica: la presentazione è tutto, tecniche-espresso di editing e revisione per pagine impeccabili
Ancora pochissimi posti disponibili, per prenotarti scrivi nella pagina contatti.
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sabato 27 aprile 2013
Non farti fregare dalla prima stesura!
A che velocità scrivi?
Molte persone che si avvicinano alla scrittura all'inizio faticano non poco a mettere insieme le parole.
A volte ci vogliono anche cinque minuti buoni solo per una frase.
Uno dei motivi principali è il processo mentale, tipico di chi non è avvezzo a scrivere spesso: prima si forma la frase nello schermo della mente e poi la si riscrive - perché in realtà la si è già redatta mentalmente - sul monitor o sul foglio, per chi scrive a mano.
Per fortuna il cervello ci mette poco ad adattarsi alla nuova modalità, a patto che si scriva di frequente, fino ad annullare la distanza temporale tra il comporre la frase e il registrarla in forma scritta.
Gli scrittori, dunque, scrivono più velocemente delle persone che non praticano la scrittura abitualmente, o almeno dovrebbero essere in grado di farlo.
Ma quanto tempo dovremmo impiegare per scrivere le nostre storie?
Molte persone che si avvicinano alla scrittura all'inizio faticano non poco a mettere insieme le parole.
A volte ci vogliono anche cinque minuti buoni solo per una frase.
Uno dei motivi principali è il processo mentale, tipico di chi non è avvezzo a scrivere spesso: prima si forma la frase nello schermo della mente e poi la si riscrive - perché in realtà la si è già redatta mentalmente - sul monitor o sul foglio, per chi scrive a mano.
Per fortuna il cervello ci mette poco ad adattarsi alla nuova modalità, a patto che si scriva di frequente, fino ad annullare la distanza temporale tra il comporre la frase e il registrarla in forma scritta.
Gli scrittori, dunque, scrivono più velocemente delle persone che non praticano la scrittura abitualmente, o almeno dovrebbero essere in grado di farlo.
Ma quanto tempo dovremmo impiegare per scrivere le nostre storie?
lunedì 12 novembre 2012
Scrittura, ispirazione, libertà
Hai visto dallo specchietto retrovisore quella faccia nell'auto dietro di te, stamattina?
E l'altra sera, a cena, il modo in cui era seduto quel tizio al tavolo accanto?
Se non passi tutto il tuo tempo in una tana, col tuo bloc notes o il tuo computer a scrivere - e se lo fai, ti do il benvenuto nel pazzo mondo della passione per la scrittura! - non puoi non aver notato che ci sono moltissime persone tutte intorno a te, con storie che hanno bisogno di essere svelate.
Forse sono le loro storie, tratte dalla loro vita, o forse sono storie che hanno sentito e delle quali stanno parlando, o ancora sono fatti che stanno accadendo proprio adesso e che un giorno esse ricorderanno come altre loro storie vissute.
Guarda bene.
E l'altra sera, a cena, il modo in cui era seduto quel tizio al tavolo accanto?
Se non passi tutto il tuo tempo in una tana, col tuo bloc notes o il tuo computer a scrivere - e se lo fai, ti do il benvenuto nel pazzo mondo della passione per la scrittura! - non puoi non aver notato che ci sono moltissime persone tutte intorno a te, con storie che hanno bisogno di essere svelate.
Forse sono le loro storie, tratte dalla loro vita, o forse sono storie che hanno sentito e delle quali stanno parlando, o ancora sono fatti che stanno accadendo proprio adesso e che un giorno esse ricorderanno come altre loro storie vissute.
Guarda bene.
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sabato 13 ottobre 2012
Lascia scrivere il bambino
Lavoro con i bambini da tanti anni, ma non smetto di stupirmi tutte le volte che una piccoletta di tre anni, ogni giorno, mi porta pietruzze, larve, coccinelle, pezzi di nido caduti dagli alberi, per mostrarmi il tesoro che ha trovato.
Le dita dei bambini tastano e grattano esplorando, tutto li attrae, e corrono e si spostano senza preoccuparsi né del tempo né di uno scopo.
Per non parlare di quando usano il linguaggio e discutono tra loro: toni animati, voci che crescono, domande grondanti meraviglia, accompagnate da facce che si allungano per sottolinearne il senso, e dettagli incredibili che da adulti neanche avremmo notato.
Ecco qualcosa d'interessante: scrivere dalla prospettiva di un bambino.
Le dita dei bambini tastano e grattano esplorando, tutto li attrae, e corrono e si spostano senza preoccuparsi né del tempo né di uno scopo.
Per non parlare di quando usano il linguaggio e discutono tra loro: toni animati, voci che crescono, domande grondanti meraviglia, accompagnate da facce che si allungano per sottolinearne il senso, e dettagli incredibili che da adulti neanche avremmo notato.
Ecco qualcosa d'interessante: scrivere dalla prospettiva di un bambino.
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venerdì 14 settembre 2012
Il tuo personaggio in due parole
Dopo aver parlato di come scrivere la tua storia in due righe, vediamo se ci riesce di dare qualche dritta su come creare in maniera espressa il tuo personaggio.
La creazione del personaggio ha la sua fase più delicata proprio all'inizio, quando bisogna gettare le basi della sua esistenza e dargli un'impronta tale da renderlo originale e inconfondibile.
Tutti sanno che un personaggio è tale se svolge una funzione precisa nel racconto, cioè - come si dice per semplificare - ha un obiettivo da raggiungere.
A volte la storia racconta del modo in cui i personaggi raggiungono i loro scopi, intesi come lavori da svolgere, missioni da completare, cose di cui entrare in possesso.
Un personaggio deve ucciderne un altro, un detective deve scoprire il colpevole, un avventuriero deve raggiungere una terra lontana, una fanciulla deve conquistare il cuore di qualcuno.
Altre volte, però, il personaggio muove i suoi primi passi nella storia con uno scopo e poi le circostanze iniziano a dirottarlo altrove, anche se per lungo tempo egli continua a pensare di dover raggiungere il primo obiettivo illustrato.
Quindi, dire che un personaggio ha un obiettivo può essere ovvio e nello stesso tempo fuorviante.
Altrettanto vero che del personaggio bisogna conoscere com'è dentro e com'è fuori, e sembra che il suo destino si giochi sulla quantità e la qualità dei dettagli che lo scrittore riesce ad assegnargli.
Anche in questo caso, ci sono scrittori che preparano lunghe relazioni e raccolte dati sui loro personaggi, creando la loro biografia pregressa, e quindi il loro carattere, in modo da renderli vivi.
Altri scrittori invece si lanciano a capofitto nel dipingere i propri eroi, rimpinzandoli di tutti i dettagli che vengono loro in mente.
Con la tecnica del personaggio in due parole, invece, tu costruirai l'indispensabile per far sì che il tuo personaggio prenda vita, affinché le sue caratteristiche ti aiutino a sviluppare meglio l'intera storia, ma con un risparmio di tempo ed energie notevole, rispetto alle altre metodologie.
La creazione del personaggio ha la sua fase più delicata proprio all'inizio, quando bisogna gettare le basi della sua esistenza e dargli un'impronta tale da renderlo originale e inconfondibile.
Tutti sanno che un personaggio è tale se svolge una funzione precisa nel racconto, cioè - come si dice per semplificare - ha un obiettivo da raggiungere.
A volte la storia racconta del modo in cui i personaggi raggiungono i loro scopi, intesi come lavori da svolgere, missioni da completare, cose di cui entrare in possesso.
Un personaggio deve ucciderne un altro, un detective deve scoprire il colpevole, un avventuriero deve raggiungere una terra lontana, una fanciulla deve conquistare il cuore di qualcuno.
Altre volte, però, il personaggio muove i suoi primi passi nella storia con uno scopo e poi le circostanze iniziano a dirottarlo altrove, anche se per lungo tempo egli continua a pensare di dover raggiungere il primo obiettivo illustrato.
Quindi, dire che un personaggio ha un obiettivo può essere ovvio e nello stesso tempo fuorviante.
Altrettanto vero che del personaggio bisogna conoscere com'è dentro e com'è fuori, e sembra che il suo destino si giochi sulla quantità e la qualità dei dettagli che lo scrittore riesce ad assegnargli.
Anche in questo caso, ci sono scrittori che preparano lunghe relazioni e raccolte dati sui loro personaggi, creando la loro biografia pregressa, e quindi il loro carattere, in modo da renderli vivi.
Altri scrittori invece si lanciano a capofitto nel dipingere i propri eroi, rimpinzandoli di tutti i dettagli che vengono loro in mente.
Con la tecnica del personaggio in due parole, invece, tu costruirai l'indispensabile per far sì che il tuo personaggio prenda vita, affinché le sue caratteristiche ti aiutino a sviluppare meglio l'intera storia, ma con un risparmio di tempo ed energie notevole, rispetto alle altre metodologie.
mercoledì 4 luglio 2012
Sbagliando s'impara... a scrivere: incipit vincenti?
A differenza degli altri post della serie, stavolta non voglio parlarti di errori e di come riparare, bensì elencarti alcune tipologie di incipit prodotte dai partecipanti ai miei corsi, che ho trovato particolarmente interessanti e che spero possano farti riflettere, lasciando però a te l'onere di giudicare.
Se l'incipit è capace di infondere subito energia, brio, emozioni forti, addirittura shockare il lettore, allora si tratta di un inizio col piede giusto.
A volte iniziamo a leggere cose del genere:
Marta era all'ultima strofa della canzone che si stava portando nelle orecchie sin dall'uscita del bar, e sulla nota finale voltò l'angolo per imboccare la sua via, ma si trovò faccia a faccia con due occhi accesi, sotto i quali spiccava il bianco delle zanne. Quel mostro saltò su due zampe prima di volare su di lei.
Va bene, il solito inizio di fuoco, sembra anche un racconto di genere, adesso andiamo a vedere se il mostro s'è pappato la Marta.
Se l'incipit è capace di infondere subito energia, brio, emozioni forti, addirittura shockare il lettore, allora si tratta di un inizio col piede giusto.
A volte iniziamo a leggere cose del genere:
Marta era all'ultima strofa della canzone che si stava portando nelle orecchie sin dall'uscita del bar, e sulla nota finale voltò l'angolo per imboccare la sua via, ma si trovò faccia a faccia con due occhi accesi, sotto i quali spiccava il bianco delle zanne. Quel mostro saltò su due zampe prima di volare su di lei.
Va bene, il solito inizio di fuoco, sembra anche un racconto di genere, adesso andiamo a vedere se il mostro s'è pappato la Marta.
lunedì 2 luglio 2012
L'arte del dettaglio
Quando trovi l'idea per una storia da raccontare e la sviluppi, in realtà stai progettando solo un infinitesimo di tutto ciò che renderà veramente vivo e credibile il tuo racconto.
Strutturare una trama vuol dire gettare un ponte che va dall'inizio alla fine della tua storia, ma quando inizi a scriverla davvero devi tuffarti da quel ponte e immergerti nell'abisso sottostante.
Quali fantasmi, quali avvenimenti passati, quali parole non dette, quali sentimenti non espressi faranno da presupposto e saranno implicati nella tua storia?
Per far emergere tutto ciò che quell'abisso sotto il ponte della trama contiene, hai un solo sistema: curare i dettagli.
Strutturare una trama vuol dire gettare un ponte che va dall'inizio alla fine della tua storia, ma quando inizi a scriverla davvero devi tuffarti da quel ponte e immergerti nell'abisso sottostante.
Quali fantasmi, quali avvenimenti passati, quali parole non dette, quali sentimenti non espressi faranno da presupposto e saranno implicati nella tua storia?
Per far emergere tutto ciò che quell'abisso sotto il ponte della trama contiene, hai un solo sistema: curare i dettagli.
martedì 19 giugno 2012
Lasciati ispirare!
Ci sono due verità scomode ma innegabili, nella scrittura narrativa:
- tutti gli scrittori in qualche modo hanno copiato dai loro predecessori
- molti di essi non lo ammetteranno mai, e la maggior parte di questi non lo ammetterebbe perché in realtà non se ne rende conto
Te le ho buttate lì nude e crude, ma attorno a queste due verità ruota una questione con la quale devi fare i conti, se vuoi scrivere per raccontare.
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giovedì 31 maggio 2012
Il mensile di Iltuowritingcoach: Maggio 2012
A piccoli passi
Ci sono tecniche molto complesse per costruire una storia, ma a volte abbiamo voglia di qualcosa di più snello e rapido.
Per questo, ti propongo la tecnica delle due righe che ti permette di partire da un granello di trama per poi sviluppare una montagna di narrazione.
Comincia subito cliccando qui!
Questa l'ho già sentita!
Se perfino Woody Allen si concede di ricalcare una storia già scritta, una di Fellini tra l'altro, forse possiamo provarci anche noi.
La riscrittura, intesa come esercizio o come vera tecnica di produzione di storie, sintetizzata in questo post per te.
La nuova serie
Sbagliando s'impara... a scrivere è il nuovo appuntamento periodico di www.iltuowritingcoach.com nel quale potrai comprendere i meccanismi della scrittura narrativa direttamente dai lavori svolti dagli studenti ai miei corsi.
Chi l'ha detto che sbagliare è una tragedia?
Abbiamo già parlato di verbi, pronomi, rapporti causali.
Metti suspense nei tuoi testi!
Che cos'è la suspense e come inserirla nei propri racconti credo sia una strumentazione indispensabile per chiunque voglia prodursi con la narrazione.
La suspense crea interesse, incolla il lettore, vivacizza la storia, gioca con i sensi e ha molte altre qualità che puoi trovare illustrate nei due articoli.
Per amore, solo per amore
Ho pescato a caso un esercizio tra i tanti proposti in Accademia del romanzo: la scrittura di una scena d'amore.
Prova a leggere l'esercizio svolto per poi cimentarti anche tu con la scrittura del colpo di fulmine!
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Prova a leggere l'esercizio svolto per poi cimentarti anche tu con la scrittura del colpo di fulmine!
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