Un titolo da pazzi, lo so.
Se davvero fosse così facile, io per primo non sarei qui, dato che chi viene a leggere questi post lo fa proprio perché ha riscontrato che scrivere una storia non è affatto una passeggiata.
Ma io prendo l'impegno di aiutarti a scrivere molto seriamente, e stavolta mi sento di azzardare che con quello che ti indicherò in questo post tu riuscirai a portare a termine ciò che di solito ti affatica da morire e che di rado vede la luce: creare un racconto.
Parlo ovviamente di un racconto breve, perché la forma del romanzo non si addice all'adesso, ma ha bisogno di sedimentare.
Ma una storia breve sì, quella mi sento di dirti che in una giornata ce la possiamo fare a sfornarla.
Ti sembra troppo poco?
Hai ragione, sto usando un trucchetto persuasivo, di quelli che usano i comunicatori.
Perché una giornata è fatta di ventiquattr'ore, e io intendo questo: scrivere una storia breve in ventiquattr'ore.
Ma so che difficilmente rinunceresti a interromperle per rifocillarti e dormire il giusto, e anch'io non rinuncerei a queste necessità.
Ventiquattr'ore per scriverla, dunque, poi se ce la metti tutta a ridurre per un giorno e mezzo/due tutte le altre distrazioni, in un massimo di settandadue ore ci siamo.
Lo so, settantadue ore non sono proprio un adesso, ma mettile a confronto con i tuoi tanti mai delle tue tante storie nel cassetto che non sono arrivate alle ultime pagine.
Perciò, se hai questo tempo a disposizione, se hai almeno un'ideuzza di base - a proposito, prova a vedere se la trovi leggendo qui - e se soprattutto hai l'occorrente per scrivere, possiamo cominciare.
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mercoledì 29 luglio 2015
Dai, scriviamo una storia adesso!
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domenica 24 novembre 2013
Torna "Il gusto di scrivere": seconda edizione, 21 e 22 dicembre 2013
Tra scrivere un racconto e preparare un piatto ci sono molte più affinità di quante tu possa pensare.
Da questi pensieri è nato già dall'estate appena passata il laboratorio di scrittura Il gusto di scrivere che - dopo la prima edizione dell'1 e 2 giugno, ho il piacere immenso di replicare a Voghera (PV) grazie alla collaborazione fondamentale degli amici di CulturAma.
Le sensazioni che scaturiscono dal sapore e dal profumo degli ingredienti infatti sono capaci di stimolare la nostra inventiva, e aiutare il processo di scrittura, narrazione e creazione di racconti.
Uno scrittore che voglia guidare l'esperienza dei suoi lettori, così come un chef fa attraverso l'orchestrazione di un menù, deve conoscere le strategie giuste per favorire la "degustazione" delle sue storie, e aggiungere quel pizzico di inventiva personale in grado di mettere la firma alle sue creazioni.
Uno scrittore che voglia guidare l'esperienza dei suoi lettori, così come un chef fa attraverso l'orchestrazione di un menù, deve conoscere le strategie giuste per favorire la "degustazione" delle sue storie, e aggiungere quel pizzico di inventiva personale in grado di mettere la firma alle sue creazioni.
Da questi pensieri è nato già dall'estate appena passata il laboratorio di scrittura Il gusto di scrivere che - dopo la prima edizione dell'1 e 2 giugno, ho il piacere immenso di replicare a Voghera (PV) grazie alla collaborazione fondamentale degli amici di CulturAma.
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domenica 9 giugno 2013
Scene brevi o scene lunghe: questo è il problema...
A volte ci vogliono centinaia di pagine per capire che cos'è che non va nel romanzo che stai leggendo.
Il discorso si complica e diventa ancor più delicato se si tratta della storia alla quale stai lavorando con fatica.
Mi piace farmi affascinare dai romanzi brevi di certe case editrici indipendenti, e con ottimismo penso sempre che quei libriccini mi regaleranno un'emozione singolare.
Spesso però i romanzi brevi portano con sé un carattere ibrido - romanzo breve, di per sé è un ossimoro - che alla lunga si paga con la poca efficacia della narrazione.
Scene spesso brevissime, volutamente brevi e impaginate in modo che la brevità risalti, ti lasciano l'impressione di qualcosa che rotola via troppo rapidamente, come se l'autore non le avesse scandagliate a sufficienza.
Bozzetti, interessanti e pittoreschi persino, ma pur sempre bozzetti.
Quasi sempre si tratta di piccoli romanzi con trame basate su un personaggio che cerca il classico sé stesso, che realizza la sua vera aspirazione, che risponde a una chiamata.
Storie intrise di una spiritualità che ha ingranato la quinta.
Allora, a queste scene brevi, se ne aggiungono altre che per il contenuto sono ancora più fugaci, come i flashback, e alla fine hai l'impressione che tutto sia solo accennato, che tutto stia lì solo per toccare i tuoi sensi in modo superficiale, senza innescare quel processo di identificazione e partecipazione.
Soprattutto, sembra proprio che l'autore sappia sin dall'inizio come andrà a finire la storia.
Certo che deve saperlo, mi risponderai.
Sì, ribatto io, ma dev'essere così bravo da darmi l'impressione di scoprirlo insieme a me che leggo.
Per questi e altri problemi, la cura della lunghezza delle scene può essere determinante.
Quindi, se qualche volta ti capita di chiederti quanto dovrebbe essere lunga una scena, e se esistono misure che non si dovrebbero trasgredire, ti stai facendo una domanda utilissima.
Il discorso si complica e diventa ancor più delicato se si tratta della storia alla quale stai lavorando con fatica.
Mi piace farmi affascinare dai romanzi brevi di certe case editrici indipendenti, e con ottimismo penso sempre che quei libriccini mi regaleranno un'emozione singolare.
Spesso però i romanzi brevi portano con sé un carattere ibrido - romanzo breve, di per sé è un ossimoro - che alla lunga si paga con la poca efficacia della narrazione.
Scene spesso brevissime, volutamente brevi e impaginate in modo che la brevità risalti, ti lasciano l'impressione di qualcosa che rotola via troppo rapidamente, come se l'autore non le avesse scandagliate a sufficienza.
Bozzetti, interessanti e pittoreschi persino, ma pur sempre bozzetti.
Quasi sempre si tratta di piccoli romanzi con trame basate su un personaggio che cerca il classico sé stesso, che realizza la sua vera aspirazione, che risponde a una chiamata.
Storie intrise di una spiritualità che ha ingranato la quinta.
Allora, a queste scene brevi, se ne aggiungono altre che per il contenuto sono ancora più fugaci, come i flashback, e alla fine hai l'impressione che tutto sia solo accennato, che tutto stia lì solo per toccare i tuoi sensi in modo superficiale, senza innescare quel processo di identificazione e partecipazione.
Soprattutto, sembra proprio che l'autore sappia sin dall'inizio come andrà a finire la storia.
Certo che deve saperlo, mi risponderai.
Sì, ribatto io, ma dev'essere così bravo da darmi l'impressione di scoprirlo insieme a me che leggo.
Per questi e altri problemi, la cura della lunghezza delle scene può essere determinante.
Quindi, se qualche volta ti capita di chiederti quanto dovrebbe essere lunga una scena, e se esistono misure che non si dovrebbero trasgredire, ti stai facendo una domanda utilissima.
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domenica 29 luglio 2012
Sbagliando s'impara... a scrivere: quanti personaggi?
Quanti personaggi possono coesistere nello stesso momento in un racconto?
La risposta più ovvia è: tanti quanti il lettore può conoscere e comprendere, uno dopo l'altro.
Solo che questa risposta non ci dice nulla su quanto sarà lunga la scena e sulla necessità reale di avere così tanti personaggi nella storia.
Perché i due punti chiave sono questi: sebbene non ci sia nulla di male in sé a scrivere scene piene zeppe di personaggi, il rischio è dilungarsi inutilmente e aggiungere figure non fondamentali allo sviluppo della trama.
Facciamo subito un esempio.
La risposta più ovvia è: tanti quanti il lettore può conoscere e comprendere, uno dopo l'altro.
Solo che questa risposta non ci dice nulla su quanto sarà lunga la scena e sulla necessità reale di avere così tanti personaggi nella storia.
Perché i due punti chiave sono questi: sebbene non ci sia nulla di male in sé a scrivere scene piene zeppe di personaggi, il rischio è dilungarsi inutilmente e aggiungere figure non fondamentali allo sviluppo della trama.
Facciamo subito un esempio.
sabato 14 luglio 2012
Sbagliando s'impara... a scrivere: momenti di stallo
Che cosa succede dopo?
Grazie a questa semplice domanda, gli scrittori sono capaci di sviluppare le loro storie e concatenare scena dopo scena le loro trame.
Quello che non si sottolinea abbastanza è che per far succedere qualcosa dopo deve accadere qualcosa prima.
Così è facile trovare autori che hanno avuto una grande idea sull'esperienza da far vivere ai propri personaggi, ma che tuttavia si perdono in mille chiacchiere inutili prima di arrivare alla parte interessante della loro storia.
A differenza della vita reale, nei romanzi e nei racconti l'ozio e la noia non sono permessi, a meno che non servano a portare avanti la trama.
Ci sono autori, anche molto rinomati, che commettono questo errore volutamente, al solo scopo di trasformare un piacevole raccontino in un tomo di cinquecento pagine, e che se lo leggano loro!
Il pericolo più grande, dunque, è che nella scena che stai scrivendo non succeda nulla, e il lettore aspetti che accada ciò che deve accadere.
Grazie a questa semplice domanda, gli scrittori sono capaci di sviluppare le loro storie e concatenare scena dopo scena le loro trame.
Quello che non si sottolinea abbastanza è che per far succedere qualcosa dopo deve accadere qualcosa prima.
Così è facile trovare autori che hanno avuto una grande idea sull'esperienza da far vivere ai propri personaggi, ma che tuttavia si perdono in mille chiacchiere inutili prima di arrivare alla parte interessante della loro storia.
A differenza della vita reale, nei romanzi e nei racconti l'ozio e la noia non sono permessi, a meno che non servano a portare avanti la trama.
Ci sono autori, anche molto rinomati, che commettono questo errore volutamente, al solo scopo di trasformare un piacevole raccontino in un tomo di cinquecento pagine, e che se lo leggano loro!
Il pericolo più grande, dunque, è che nella scena che stai scrivendo non succeda nulla, e il lettore aspetti che accada ciò che deve accadere.
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lunedì 2 luglio 2012
L'arte del dettaglio
Quando trovi l'idea per una storia da raccontare e la sviluppi, in realtà stai progettando solo un infinitesimo di tutto ciò che renderà veramente vivo e credibile il tuo racconto.
Strutturare una trama vuol dire gettare un ponte che va dall'inizio alla fine della tua storia, ma quando inizi a scriverla davvero devi tuffarti da quel ponte e immergerti nell'abisso sottostante.
Quali fantasmi, quali avvenimenti passati, quali parole non dette, quali sentimenti non espressi faranno da presupposto e saranno implicati nella tua storia?
Per far emergere tutto ciò che quell'abisso sotto il ponte della trama contiene, hai un solo sistema: curare i dettagli.
Strutturare una trama vuol dire gettare un ponte che va dall'inizio alla fine della tua storia, ma quando inizi a scriverla davvero devi tuffarti da quel ponte e immergerti nell'abisso sottostante.
Quali fantasmi, quali avvenimenti passati, quali parole non dette, quali sentimenti non espressi faranno da presupposto e saranno implicati nella tua storia?
Per far emergere tutto ciò che quell'abisso sotto il ponte della trama contiene, hai un solo sistema: curare i dettagli.
giovedì 31 maggio 2012
Il mensile di Iltuowritingcoach: Maggio 2012
A piccoli passi
Ci sono tecniche molto complesse per costruire una storia, ma a volte abbiamo voglia di qualcosa di più snello e rapido.
Per questo, ti propongo la tecnica delle due righe che ti permette di partire da un granello di trama per poi sviluppare una montagna di narrazione.
Comincia subito cliccando qui!
Questa l'ho già sentita!
Se perfino Woody Allen si concede di ricalcare una storia già scritta, una di Fellini tra l'altro, forse possiamo provarci anche noi.
La riscrittura, intesa come esercizio o come vera tecnica di produzione di storie, sintetizzata in questo post per te.
La nuova serie
Sbagliando s'impara... a scrivere è il nuovo appuntamento periodico di www.iltuowritingcoach.com nel quale potrai comprendere i meccanismi della scrittura narrativa direttamente dai lavori svolti dagli studenti ai miei corsi.
Chi l'ha detto che sbagliare è una tragedia?
Abbiamo già parlato di verbi, pronomi, rapporti causali.
Metti suspense nei tuoi testi!
Che cos'è la suspense e come inserirla nei propri racconti credo sia una strumentazione indispensabile per chiunque voglia prodursi con la narrazione.
La suspense crea interesse, incolla il lettore, vivacizza la storia, gioca con i sensi e ha molte altre qualità che puoi trovare illustrate nei due articoli.
Per amore, solo per amore
Ho pescato a caso un esercizio tra i tanti proposti in Accademia del romanzo: la scrittura di una scena d'amore.
Prova a leggere l'esercizio svolto per poi cimentarti anche tu con la scrittura del colpo di fulmine!
Ci sono tecniche molto complesse per costruire una storia, ma a volte abbiamo voglia di qualcosa di più snello e rapido.
Per questo, ti propongo la tecnica delle due righe che ti permette di partire da un granello di trama per poi sviluppare una montagna di narrazione.
Comincia subito cliccando qui!
Questa l'ho già sentita!
Se perfino Woody Allen si concede di ricalcare una storia già scritta, una di Fellini tra l'altro, forse possiamo provarci anche noi.
La riscrittura, intesa come esercizio o come vera tecnica di produzione di storie, sintetizzata in questo post per te.
La nuova serie
Sbagliando s'impara... a scrivere è il nuovo appuntamento periodico di www.iltuowritingcoach.com nel quale potrai comprendere i meccanismi della scrittura narrativa direttamente dai lavori svolti dagli studenti ai miei corsi.
Chi l'ha detto che sbagliare è una tragedia?
Abbiamo già parlato di verbi, pronomi, rapporti causali.
Metti suspense nei tuoi testi!
Che cos'è la suspense e come inserirla nei propri racconti credo sia una strumentazione indispensabile per chiunque voglia prodursi con la narrazione.
La suspense crea interesse, incolla il lettore, vivacizza la storia, gioca con i sensi e ha molte altre qualità che puoi trovare illustrate nei due articoli.
Per amore, solo per amore
Ho pescato a caso un esercizio tra i tanti proposti in Accademia del romanzo: la scrittura di una scena d'amore.
Prova a leggere l'esercizio svolto per poi cimentarti anche tu con la scrittura del colpo di fulmine!
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venerdì 25 maggio 2012
Colpo di fulmine in una scena
Lei era lì, accanto a lui, e tastava con la punta delle dita più delicate del pianeta la buccia di quelle melanzane. Lui non parlò più, non si mosse più, non respirò più. Lei sollevò lo sguardo e si accorse dei suoi occhi un attimo prima di fargli sentire le sue ginocchia ammorbidirsi quasi a cedere, per poi tirarsi su con l'aiuto di una cassa di pomodori a cui appoggiarsi, al che l'ortolano fece per scacciarlo con un colpo di giornale. Che sorriso aveva lei, da desiderare i colpi di giornale del negoziante pur di vederla sorridere ancora, e seguirla senza sembrare un importuno era difficile, tra le ceste di peperoni, aglio, baccelli e mazzi di sedano, con lei sgusciante che però sembrava lanciare sguardi tutte le volte che ricompariva tra le teste di tutta quella gente a fare la spesa. Scansando le sporte piene delle persone e dando qualche ginocchiata a quelle più grosse, cercava di non perderla. Perché occhi più blu dei riflessi del ghiaccio fanno raggelare di piacere e a quel punto muoversi con agilità è un'impresa. Fu allora che si accorse che non era sola, quando l'amica dalla cresta folta lo inchiodò con gli occhi e poi sussurrò rapida qualcosa all'orecchio di lei, e di nuovo cascate di gelo per come ridevano, con la mano davanti ai denti bianchi che nell'amica spiccavano sulla pelle scurissima. Quella cresta da tagliare, che gli impediva di controllare se si voltasse verso di lui, quella cresta da maledire perché interrompeva quel flusso di freddo calore che lo legava al suo sguardo. Quella cresta che, per seguirla, lo fece inciampare squarciando i sacchetti di una passante, nella ressa verso l'uscita del mercato. E uscendone a gattoni, con la testa ancora a mezz'aria la vide ferma a guardare proprio lui. E se fosse stato un demone a ingannarlo, non poteva saperlo, tutto faceva credere che per un secondo lei fosse rivolta proprio verso di lui che cercava di ristirare i calzoni stazzonati. Proprio abbassando lo sguardo su una piega di troppo, perse l'attimo in cui lei si piazzò sul sellino dello scooter in partenza, sgommato dall'amica. Che l'avrebbe sognata chissà per quante notti era una cosa più certa del suo stesso nome, da quel momento.
mercoledì 21 settembre 2011
Mostrare o dire: cosa è meglio?
Chi scrive - soprattutto se alle prime armi - corre sempre il rischio di cadere nella pura esposizione delle informazioni, invece di offrirne una versione drammatica.
Ci sono felici eccezioni, come i passaggi descrittivi, non solo necessari ma spesso desiderabili, per visualizzare personaggi e ambienti.
Alcuni autori poi - come Garcìa Marquez - sanno usare l'esposizione d'informazioni così bene da non pesare minimamente sull'attenzione del lettore.
Noi comuni mortali, invece, abbiamo bisogno di "pigiare il pedale della drammatizzazione" per rendere davvero efficaci personaggi, sentimenti e situazioni narrative.
Ci sono felici eccezioni, come i passaggi descrittivi, non solo necessari ma spesso desiderabili, per visualizzare personaggi e ambienti.
Alcuni autori poi - come Garcìa Marquez - sanno usare l'esposizione d'informazioni così bene da non pesare minimamente sull'attenzione del lettore.
Noi comuni mortali, invece, abbiamo bisogno di "pigiare il pedale della drammatizzazione" per rendere davvero efficaci personaggi, sentimenti e situazioni narrative.
domenica 17 aprile 2011
Cos'è una scena?
Tutti gli scrittori sanno cos'è una scena.
A dire il vero, anche i lettori possiedono questo "sapere".
Ma è un sapere spesso silenzioso: se chiedi all'uno all'altro cosa diamine sia una scena in un racconto o in un romanzo, riceverai risposte diverse, a volte confuse, spesso convinte, e ti renderai conto che tutti parlano della stessa cosa eppure lo fanno in maniera affatto differente.
Per alcune persone che hanno voglia di scrivere, però, sapere cos'è quello che stanno per fare è di vitale importanza: è come per un giovane falegname a bottega sapere come si compone una sedia, quali pezzi ci vogliono, quali attrezzi usare per lavorarli, i materiali, la destinazione.
È una questione di mestiere.
A dire il vero, anche i lettori possiedono questo "sapere".
Ma è un sapere spesso silenzioso: se chiedi all'uno all'altro cosa diamine sia una scena in un racconto o in un romanzo, riceverai risposte diverse, a volte confuse, spesso convinte, e ti renderai conto che tutti parlano della stessa cosa eppure lo fanno in maniera affatto differente.
Per alcune persone che hanno voglia di scrivere, però, sapere cos'è quello che stanno per fare è di vitale importanza: è come per un giovane falegname a bottega sapere come si compone una sedia, quali pezzi ci vogliono, quali attrezzi usare per lavorarli, i materiali, la destinazione.
È una questione di mestiere.
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