Un titolo da pazzi, lo so.
Se davvero fosse così facile, io per primo non sarei qui, dato che chi viene a leggere questi post lo fa proprio perché ha riscontrato che scrivere una storia non è affatto una passeggiata.
Ma io prendo l'impegno di aiutarti a scrivere molto seriamente, e stavolta mi sento di azzardare che con quello che ti indicherò in questo post tu riuscirai a portare a termine ciò che di solito ti affatica da morire e che di rado vede la luce: creare un racconto.
Parlo ovviamente di un racconto breve, perché la forma del romanzo non si addice all'adesso, ma ha bisogno di sedimentare.
Ma una storia breve sì, quella mi sento di dirti che in una giornata ce la possiamo fare a sfornarla.
Ti sembra troppo poco?
Hai ragione, sto usando un trucchetto persuasivo, di quelli che usano i comunicatori.
Perché una giornata è fatta di ventiquattr'ore, e io intendo questo: scrivere una storia breve in ventiquattr'ore.
Ma so che difficilmente rinunceresti a interromperle per rifocillarti e dormire il giusto, e anch'io non rinuncerei a queste necessità.
Ventiquattr'ore per scriverla, dunque, poi se ce la metti tutta a ridurre per un giorno e mezzo/due tutte le altre distrazioni, in un massimo di settandadue ore ci siamo.
Lo so, settantadue ore non sono proprio un adesso, ma mettile a confronto con i tuoi tanti mai delle tue tante storie nel cassetto che non sono arrivate alle ultime pagine.
Perciò, se hai questo tempo a disposizione, se hai almeno un'ideuzza di base - a proposito, prova a vedere se la trovi leggendo qui - e se soprattutto hai l'occorrente per scrivere, possiamo cominciare.
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mercoledì 29 luglio 2015
Dai, scriviamo una storia adesso!
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domenica 12 ottobre 2014
Racconto allungato vs. racconto concentrato
Nel mondo degli appassionati di scrittura si sente spesso parlare di una regola, da impartire a tutti i principianti e molto difficile da far rispettare, per chi insegna.
Poiché il narratore inesperto tende a dire i fatti da raccontare, a riferire gli avvenimenti, lo si esorta invece a scrivere in modo da mostrarli, da farli vedere e percepire al lettore, in modo che questi possa da solo - come guardando un film - completare il puzzle della storia nella sua mente.
La regola, o il consiglio se vogliamo, è sostanzialmente giusta, perché è vero che chi muove i primi passi quasi sempre commette l'errore di non scrivere descrivendo con i sensi ma di riferire ciò che avviene, ed è altrettanto vero che qualsiasi brano, reso più specifico grazie all'uso di un linguaggio che mostra le cose, diventa più potente.
lunedì 14 luglio 2014
Come scrivere un racconto che ipnotizza
Non so se credi all'ipnosi o la ritieni una totale presa per i fondelli, dove sedicenti possessori di fluido recitano - male - l'atto di condizionare finte cavie - amici di vecchia data - che diventano automi nelle loro mani.
Non voglio entrare nel merito della questione, ma di una cosa sono sicuro: la suggestione esiste, ci condiziona, e soprattutto la usiamo costantemente.
Cerchiamo tutti di influenzarci a vicenda per far andare le cose come ci piace che vadano.
Ci sono poi ambiti nei quali la suggestione è pane quotidiano, come l'intrattenimento, la comunicazione e ovviamente la scrittura.
Come nell'ipnosi, nella quale dopo il fatidico a me gli occhi tutto diventa possibile, anche per ipnotizzare il lettore con il tuo racconto tutto dipende dall'inizio.
Che cosa devi fare, dunque, per calamitare gli occhi e la mente di chi legge con le prime pagine della tua storia?
Non voglio entrare nel merito della questione, ma di una cosa sono sicuro: la suggestione esiste, ci condiziona, e soprattutto la usiamo costantemente.
Cerchiamo tutti di influenzarci a vicenda per far andare le cose come ci piace che vadano.
Ci sono poi ambiti nei quali la suggestione è pane quotidiano, come l'intrattenimento, la comunicazione e ovviamente la scrittura.
Come nell'ipnosi, nella quale dopo il fatidico a me gli occhi tutto diventa possibile, anche per ipnotizzare il lettore con il tuo racconto tutto dipende dall'inizio.
Che cosa devi fare, dunque, per calamitare gli occhi e la mente di chi legge con le prime pagine della tua storia?
martedì 8 luglio 2014
Scrivere un dialogo: non sono solo parole...
Quando due o più personaggi di una storia parlano tra loro, che cosa succede esattamente?
Si può pensare, con semplicità, che stiano solo parlando.
Ed è vero, ma per il lettore che li osserva, anzi, li ascolta, le cose sono leggermente diverse.
Dai loro scambi il lettore vive un'esperienza particolare.
Ho da poco finito di revisionare dei racconti per una raccolta di esordienti, e con sorpresa - o senza, dovrei dire - ho constatato che il maggior numero di punti deboli erano nei dialoghi.
E che il dialogo sia un banco di prova tremendo lo dimostra la leggenda per la quale l'editor della casa editrice, di solito, per scremare la miriade di manoscritti che gli arriva, ne prende alcuni a caso e li giudica esclusivamente da una pagina di dialogo.
La domanda è: quali scarterà e quali conserverà, e soprattutto perché?
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lunedì 2 giugno 2014
Non nominare i tuoi personaggi invano
Quando leggo racconti e romanzi da revisionare, mi incuriosisce sempre moltissimo il fatto che alcuni autori spendano parte delle loro energie creative nell'inventare e assegnare nome e cognome a tutti, ma proprio tutti, i personaggi del loro lavoro.
Ma quanto conta battezzare in modo completo i personaggi di una storia?
Sicuramente, l'assegnazione di un nome conferisce un grado di importanza maggiore, proprio perché il lettore nota la differenza con altre figure di passaggio: sapere che a quel personaggio sono stati dati nome e cognome fa sospettare al lettore che l'autore voglia si presti più attenzione a colui o colei dei quali si narra.
Proprio perché il lettore intende l'assegnazione del nome come un comando implicito da parte dello scrittore, avere troppi personaggi dotati di precisa anagrafe rischia di creare confusione nella memoria di chi legge.
Come possiamo capire quando e come identificare con nome e cognome un personaggio?
Ma quanto conta battezzare in modo completo i personaggi di una storia?
Sicuramente, l'assegnazione di un nome conferisce un grado di importanza maggiore, proprio perché il lettore nota la differenza con altre figure di passaggio: sapere che a quel personaggio sono stati dati nome e cognome fa sospettare al lettore che l'autore voglia si presti più attenzione a colui o colei dei quali si narra.
Proprio perché il lettore intende l'assegnazione del nome come un comando implicito da parte dello scrittore, avere troppi personaggi dotati di precisa anagrafe rischia di creare confusione nella memoria di chi legge.
Come possiamo capire quando e come identificare con nome e cognome un personaggio?
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venerdì 25 aprile 2014
Verità da scrivere per una scrittura vera
Quanto è vera la scrittura narrativa?
Che cosa intendiamo per verità di un racconto o di un romanzo?
E come fa uno scrittore a mettere verità nel suo lavoro?
Che cosa intendiamo per verità di un racconto o di un romanzo?
E come fa uno scrittore a mettere verità nel suo lavoro?
sabato 12 aprile 2014
Un racconto da dipingere
Dev'essere stato bello fare il pittore a Parigi alla fine del XIX secolo, in mezzo a Monet, Degas, Renoir e a tutto il meraviglioso fermento che ha cambiato per sempre l'arte e la cultura occidentale.
Dormi profondamente, dopo una notte passata a discutere, litigare e commuoversi con i colleghi artisti, o a cercare sollievo in dolci compagnie femminili, poi vai in giro al mattino a fare schizzi, sedendo al caffè, o appoggiandoti a qualche muretto ai bordi della Senna, e al pomeriggio ti chiudi nel tuo studio, con la tela e i colori a olio che asciugano lentamente e ti permettono di sudarci sopra con mille ritocchi, finché arriva la sera e ti senti esausto per aver dato fondo a tutta la tua creatività, ma pronto a una nuova notte da artista.
Ma la cosa più affascinante di questa fantasia è il parallelo tra la pittura e la scrittura, soprattutto nel processo creativo e produttivo.
Che cosa possiamo imparare da questo immaginario pittore impressionista e portarci nel nostro mondo reale di scrittori?
domenica 9 marzo 2014
Revisionare bene un testo
Come si fa a scrivere un racconto capace di far commuovere il lettore?
Come si fa a raccontare una storia che raggeli il sangue nelle vene, che faccia esplodere l'immaginazione di chi legge, che si levi dalle pagine come un canto?
La domanda è suggestiva, ma contiene un errore che sfugge a prima vista.
Nessuno può scrivere una cosa simile, commovente, raggelante, esplosiva o musicale.
È possibile però che qualcuno possa revisionare qualcosa del genere, se il testo che revisiona glielo permetterà.
Chiariamo subito due concetti importantissimi.
La scrittura è per almeno due terzi ri-scrittura, quindi revisione, editing, aggiustamenti, correzioni, cancellature, rifacimenti, rielaborazioni, e tanti altri ri in diverse forme.
Per fare una buona revisione narrativa, prima del talento, della sensibilità, dell'esperienza, della creatività e di tutte le altre facoltà mentali, ci vuole resistenza.
La tua mente cercherà subito di dirti che va bene così, che non è il caso di revisionare ancora, che hai già cambiato tutto ciò che c'era da cambiare.
Perché la tua mente è impregnata di insicurezza, e preferisce evitare la penosa esperienza di dover ammettere che quelle parole sono da togliere, quelle altre sono da sostituire, quelle altre ancora chissà come ti sono venute in mente.
La revisione, l'editing, è una pratica indispensabile che però lascia esausti.
Un lavoro che ti spezza le ossa, se lo fai sui testi altrui, e che può indebolire la fiducia in te se lo fai suoi tuoi testi.
Però, se riesci a non mollare, arriva il momento in cui l'editing davvero migliora quel testo, davvero lo porta a un livello superiore, davvero te lo fa immaginare già davanti a un lettore pienamente soddisfatto.
Così capisci che non puoi esimerti da questa responsabilità, se vuoi davvero commuovere, raggelare, far esplodere o incantare i lettori.
Un lavoro duro, frase per frase, a cesellarne la forma, a raccogliere la polvere e decidere quanta riutilizzarne e quanta buttarne via.
Un lavoro estremamente gratificante, che ti dimostra quanto sia vero che l'arte si estrae togliendo il superfluo e non aggiungendo materia.
Ma come puoi iniziare a farlo in modo efficace e senza troppa fatica?
Come si fa a raccontare una storia che raggeli il sangue nelle vene, che faccia esplodere l'immaginazione di chi legge, che si levi dalle pagine come un canto?
La domanda è suggestiva, ma contiene un errore che sfugge a prima vista.
Nessuno può scrivere una cosa simile, commovente, raggelante, esplosiva o musicale.
È possibile però che qualcuno possa revisionare qualcosa del genere, se il testo che revisiona glielo permetterà.
Chiariamo subito due concetti importantissimi.
La scrittura è per almeno due terzi ri-scrittura, quindi revisione, editing, aggiustamenti, correzioni, cancellature, rifacimenti, rielaborazioni, e tanti altri ri in diverse forme.
Per fare una buona revisione narrativa, prima del talento, della sensibilità, dell'esperienza, della creatività e di tutte le altre facoltà mentali, ci vuole resistenza.
La tua mente cercherà subito di dirti che va bene così, che non è il caso di revisionare ancora, che hai già cambiato tutto ciò che c'era da cambiare.
Perché la tua mente è impregnata di insicurezza, e preferisce evitare la penosa esperienza di dover ammettere che quelle parole sono da togliere, quelle altre sono da sostituire, quelle altre ancora chissà come ti sono venute in mente.
La revisione, l'editing, è una pratica indispensabile che però lascia esausti.
Un lavoro che ti spezza le ossa, se lo fai sui testi altrui, e che può indebolire la fiducia in te se lo fai suoi tuoi testi.
Però, se riesci a non mollare, arriva il momento in cui l'editing davvero migliora quel testo, davvero lo porta a un livello superiore, davvero te lo fa immaginare già davanti a un lettore pienamente soddisfatto.
Così capisci che non puoi esimerti da questa responsabilità, se vuoi davvero commuovere, raggelare, far esplodere o incantare i lettori.
Un lavoro duro, frase per frase, a cesellarne la forma, a raccogliere la polvere e decidere quanta riutilizzarne e quanta buttarne via.
Un lavoro estremamente gratificante, che ti dimostra quanto sia vero che l'arte si estrae togliendo il superfluo e non aggiungendo materia.
Ma come puoi iniziare a farlo in modo efficace e senza troppa fatica?
sabato 8 febbraio 2014
Lo scheletro nell'armadio
A chi non è capitato?
Pensi di conoscere qualcuno, e poi bum!, questa persona ti rivela qualcosa di sé che ti fa barcollare, ti spiazza, ti fa impressione.
Quando racconto che da bambino entravo a rubare ai grandi magazzini e poi montavo una bancarella per strada e rivendevo il bottino, effettivamente mi guardano un po' strano.
Per fortuna poi ridono quando aggiungo che successivamente fui beccato e la cinquina che mi diede la guardia me la ricordo ancora.
Questa è poco più che una bambinata, ma crescendo può succedere di incappare in qualche azione fortemente contraddittoria che per qualche motivo si decide di tenere nascosta, finché però le circostanze portano a rivelarla a qualcun altro, e questo qualcun altro può uscirne piuttosto sconvolto.
Rimasi fortemente turbato quando mi raccontarono che la prima figlia di una mia parente era frutto di una relazione che la donna aveva avuto con uno straniero che poi l'aveva abbandonata, e mi sembrò all'improvviso di scorgere con cognizione tutte le differenze fisiche e caratteriali tra questa figlia e le altre che lei ebbe in seguito, differenze che fino a quel momento attribuivo alla pura casualità.
Ora, chiunque legga un romanzo in qualche modo cerca di vivere quest'esperienza di turbamento, di stupore, di spiazzamento nello scoprire la vita dei personaggi e poi nel constatare che non tutto è come sembra, che anche gli eroi di una storia possono avere degli scheletri nell'armadio, e che la rivelazione sarà shockante.
Perciò gli scrittori possono e devono sfruttare questa possibilità che è nello stesso tempo una responsabilità, il dominio del mondo interiore dei personaggi, dal quale estrarre il segreto che sconvolgerà i lettori.
Qual è la spiegazione dietro a certi comportamenti singolari, alle manie, alle preoccupazioni, ai rituali e alle paure del tuo personaggio?
Dare al tuo protagonista un segreto da portare e magari da condividere lo renderà più umano, reale ed efficace.
Come fare?
Pensi di conoscere qualcuno, e poi bum!, questa persona ti rivela qualcosa di sé che ti fa barcollare, ti spiazza, ti fa impressione.
Quando racconto che da bambino entravo a rubare ai grandi magazzini e poi montavo una bancarella per strada e rivendevo il bottino, effettivamente mi guardano un po' strano.
Per fortuna poi ridono quando aggiungo che successivamente fui beccato e la cinquina che mi diede la guardia me la ricordo ancora.
Questa è poco più che una bambinata, ma crescendo può succedere di incappare in qualche azione fortemente contraddittoria che per qualche motivo si decide di tenere nascosta, finché però le circostanze portano a rivelarla a qualcun altro, e questo qualcun altro può uscirne piuttosto sconvolto.
Rimasi fortemente turbato quando mi raccontarono che la prima figlia di una mia parente era frutto di una relazione che la donna aveva avuto con uno straniero che poi l'aveva abbandonata, e mi sembrò all'improvviso di scorgere con cognizione tutte le differenze fisiche e caratteriali tra questa figlia e le altre che lei ebbe in seguito, differenze che fino a quel momento attribuivo alla pura casualità.
Ora, chiunque legga un romanzo in qualche modo cerca di vivere quest'esperienza di turbamento, di stupore, di spiazzamento nello scoprire la vita dei personaggi e poi nel constatare che non tutto è come sembra, che anche gli eroi di una storia possono avere degli scheletri nell'armadio, e che la rivelazione sarà shockante.
Perciò gli scrittori possono e devono sfruttare questa possibilità che è nello stesso tempo una responsabilità, il dominio del mondo interiore dei personaggi, dal quale estrarre il segreto che sconvolgerà i lettori.
Qual è la spiegazione dietro a certi comportamenti singolari, alle manie, alle preoccupazioni, ai rituali e alle paure del tuo personaggio?
Dare al tuo protagonista un segreto da portare e magari da condividere lo renderà più umano, reale ed efficace.
Come fare?
martedì 31 dicembre 2013
Grazie 2013!
159 post.
Ai quali però vanno aggiunti gli oltre settecento degli altri miei blog, e pagine di racconto, romanzo, saggio, materiali per i corsi, persino letterine per le festività che mi è capitato di dover buttar giù su richiesta.
Il 1 gennaio 2013 non avrei saputo immaginare neanche un terzo di tutto ciò che quest'anno ho effettivamente scritto.
Non avrei mai pensato alle occasioni, ai pretesti, alle necessità, agli stimoli che mi hanno portato a scrivere tutto ciò che ho scritto in questi dodici mesi.
Per non parlare del mio scenario sul futuro di quattro o cinque anni fa, quando ho iniziato l'avventura dei blog.
Forse la fregatura, per chi scrive, è avere sempre questo sguardo verso il domani.
Ai quali però vanno aggiunti gli oltre settecento degli altri miei blog, e pagine di racconto, romanzo, saggio, materiali per i corsi, persino letterine per le festività che mi è capitato di dover buttar giù su richiesta.
Il 1 gennaio 2013 non avrei saputo immaginare neanche un terzo di tutto ciò che quest'anno ho effettivamente scritto.
Non avrei mai pensato alle occasioni, ai pretesti, alle necessità, agli stimoli che mi hanno portato a scrivere tutto ciò che ho scritto in questi dodici mesi.
Per non parlare del mio scenario sul futuro di quattro o cinque anni fa, quando ho iniziato l'avventura dei blog.
Forse la fregatura, per chi scrive, è avere sempre questo sguardo verso il domani.
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sabato 28 dicembre 2013
La prima pagina del tuo racconto
Chi scrive storie lo sa: la prima pagina è difficile ed è forse la parte che si cambia maggiormente prima di decidersi a chiudere un racconto.
Nei manuali di scrittura o sui blog potrai trovare centinaia di testi che ti consigliano o addirittura ti prescrivono i passi da compiere per avere una prima pagina che funziona.
Io stesso avevo pubblicato tempo fa un post sul tema, prendendo a esempio la prima pagina di un romanzo.
Senza fornire una vera e propria ricetta per ottenere una grande prima pagina, possiamo però convenire su tre punti che, opportunamente curati, renderanno sicuramente l'inizio del tuo racconto più interessante e avvincente.
Nei manuali di scrittura o sui blog potrai trovare centinaia di testi che ti consigliano o addirittura ti prescrivono i passi da compiere per avere una prima pagina che funziona.
Io stesso avevo pubblicato tempo fa un post sul tema, prendendo a esempio la prima pagina di un romanzo.
Senza fornire una vera e propria ricetta per ottenere una grande prima pagina, possiamo però convenire su tre punti che, opportunamente curati, renderanno sicuramente l'inizio del tuo racconto più interessante e avvincente.
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martedì 24 dicembre 2013
Malati di storie
Per alcune persone, raccontare e ascoltare storie è una vera malattia.
E questa malattia accompagna il genere umano sin dagli albori.
Dalla voce, ai segni rupestri, dalle tavolette al teatro, dai manoscritti ai tabelloni dei cantastorie, dalle prime stampe ai fumetti, dal grande schermo agli e-reader, passando per la tv e la rete, abbiamo visto cambiare il supporto, modificarsi la tecnologia, trasformarsi il mezzo di trasmissione di questo male benigno - perdonatemi l'ossimoro - ma la costante, la storia, la voglia di narrare e lasciarsi trasportare da chi narra, sembra immutabile.
Naturalmente, migliore è la storia, più potente è la malattia con le sue recidive: è proprio quando hai letto un grande libro che la tua sete di storie aumenta, è nel momento in cui hai appena finito di scrivere un racconto che ti prende la smania di iniziare un romanzo.
La malattia delle storie attacca la mente, producendo stati di alterazione più vividi e più a lungo termine di qualsiasi acido.
Diventiamo vulnerabili, ogni minima suggestione si trasforma in immagini fantasmatiche, e la vita che ci scorre davanti si mostra come un film del quale siamo ora spettatori e ora protagonisti.
E questa malattia accompagna il genere umano sin dagli albori.
Dalla voce, ai segni rupestri, dalle tavolette al teatro, dai manoscritti ai tabelloni dei cantastorie, dalle prime stampe ai fumetti, dal grande schermo agli e-reader, passando per la tv e la rete, abbiamo visto cambiare il supporto, modificarsi la tecnologia, trasformarsi il mezzo di trasmissione di questo male benigno - perdonatemi l'ossimoro - ma la costante, la storia, la voglia di narrare e lasciarsi trasportare da chi narra, sembra immutabile.
Naturalmente, migliore è la storia, più potente è la malattia con le sue recidive: è proprio quando hai letto un grande libro che la tua sete di storie aumenta, è nel momento in cui hai appena finito di scrivere un racconto che ti prende la smania di iniziare un romanzo.
La malattia delle storie attacca la mente, producendo stati di alterazione più vividi e più a lungo termine di qualsiasi acido.
Diventiamo vulnerabili, ogni minima suggestione si trasforma in immagini fantasmatiche, e la vita che ci scorre davanti si mostra come un film del quale siamo ora spettatori e ora protagonisti.
domenica 24 novembre 2013
Torna "Il gusto di scrivere": seconda edizione, 21 e 22 dicembre 2013
Tra scrivere un racconto e preparare un piatto ci sono molte più affinità di quante tu possa pensare.
Da questi pensieri è nato già dall'estate appena passata il laboratorio di scrittura Il gusto di scrivere che - dopo la prima edizione dell'1 e 2 giugno, ho il piacere immenso di replicare a Voghera (PV) grazie alla collaborazione fondamentale degli amici di CulturAma.
Le sensazioni che scaturiscono dal sapore e dal profumo degli ingredienti infatti sono capaci di stimolare la nostra inventiva, e aiutare il processo di scrittura, narrazione e creazione di racconti.
Uno scrittore che voglia guidare l'esperienza dei suoi lettori, così come un chef fa attraverso l'orchestrazione di un menù, deve conoscere le strategie giuste per favorire la "degustazione" delle sue storie, e aggiungere quel pizzico di inventiva personale in grado di mettere la firma alle sue creazioni.
Uno scrittore che voglia guidare l'esperienza dei suoi lettori, così come un chef fa attraverso l'orchestrazione di un menù, deve conoscere le strategie giuste per favorire la "degustazione" delle sue storie, e aggiungere quel pizzico di inventiva personale in grado di mettere la firma alle sue creazioni.
Da questi pensieri è nato già dall'estate appena passata il laboratorio di scrittura Il gusto di scrivere che - dopo la prima edizione dell'1 e 2 giugno, ho il piacere immenso di replicare a Voghera (PV) grazie alla collaborazione fondamentale degli amici di CulturAma.
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domenica 21 luglio 2013
Personaggi che viaggiano
Che cos'è un viaggio, per te che scrivi?
Significa semplicemente approdare in un'altra destinazione?
Oppure è un processo che, grazie a nuove e sorprendenti esperienze, arricchisce la tua persona?
Può essere un'occasione per trasformarti?
Per raggiungere un punto di svolta, imparare qualcosa di nuovo, crescere?
Sono domande che ti permettono di capire qualcosa in più, non solo su di te, ma anche sui personaggi del tuo racconto o del tuo romanzo.
Ho già parlato recentemente della trama del viaggio in questo post, ma il viaggio in sé è un elemento fondamentale per far emergere i personaggi, per questo il viaggio spesso si trova anche nella trama di minaccia o in quella di ricerca.
giovedì 20 giugno 2013
Qui o si fa narrativa o si muore...
Non prenderla come una minaccia, né tantomeno come un invito di stampo garibaldino.
Poiché uno degli atavici problemi dello scrittore è l'arcinoto - e trito - blocco del medesimo, mi sembra interessante e divertente presentarti una cosuccia scovata in rete, e se la conosci già magari ti piacerà rifletterci ancora.
A tutti capita di avere giornate storte o fasi di secca creativa, persino momenti di monumentale pigrizia, immotivata e sacrosanta.
Ovviamente, chi scrive sa che questi stop - inspiegabili o cercati -si pagano con il rimando, la procrastinazione, e così il proprio diventa un romanzo senza fine, quando non è addirittura senza inizio perché non ci siamo mai presi la briga di iniziare a stenderlo, dopo averlo strutturato.
Qual è la vera soluzione?
Poiché uno degli atavici problemi dello scrittore è l'arcinoto - e trito - blocco del medesimo, mi sembra interessante e divertente presentarti una cosuccia scovata in rete, e se la conosci già magari ti piacerà rifletterci ancora.
A tutti capita di avere giornate storte o fasi di secca creativa, persino momenti di monumentale pigrizia, immotivata e sacrosanta.
Ovviamente, chi scrive sa che questi stop - inspiegabili o cercati -si pagano con il rimando, la procrastinazione, e così il proprio diventa un romanzo senza fine, quando non è addirittura senza inizio perché non ci siamo mai presi la briga di iniziare a stenderlo, dopo averlo strutturato.
Qual è la vera soluzione?
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sabato 25 maggio 2013
Ma che storia è?
La domanda era in un verso di un noto brano di Vasco Rossi, ma questo non è un quiz sui testi delle canzoni.
Il quesito però è tanto ovvio quanto diffuso e importante, quando si tratta di racconti.
Sia che tu veda un film, o legga un romanzo o stia scrivendo una storia, appena ne parli a qualcuno senti subito chiederti ma che storia è?
La parola storia è talmente ab-usata che non facciamo neanche più caso al suo significato.
Quando ci si dimentica da dove si è partiti, è salutare fare qualche passo indietro e ripartire dall'ABC.
Provando a trasformarmi in dizionario, direi che una storia è una narrazione di fatti reali o immaginari, in prosa, in versi, in audio, in video, a fumetti e quant'altro, fatta per interessare, divertire e magari istruire chi ascolta, legge o guarda.
A questo punto capisci che la domanda ma che storia è coinvolge in pieno queste tre caratteristiche: interessare, divertire, istruire.
Ma non dimenticare l'oggetto di questi tre verbi: chi ascolta, legge o guarda.
Non sei tu che scrivi a provare interesse, divertimento e a imparare qualcosa in più, per quanto scrivere fornisca sicuramente qualche forma di queste tre cose.
Le storie che funzionano producono questi effetti in chi sta dall'altra parte, cioè il lettore.
Come puoi ottenere questo risultato?
Andando incontro ai desideri di chi legge.
Le storie di maggior successo, a guardarle attentamente, condividono alcune caratteristiche capaci di incontrare questi desideri.
Il lettore vuole sentirsi catapultato nella storia perché, in quanto essere umano, ha tre spinte ben precise che quasi sempre i buoni racconti soddisfano.
Se tu riesci a scrivere una storia che accoglie una di queste spinte, come hanno fatto grandi racconti sin dall'alba dei tempi, allora il lettore sarà interessato, si divertirà e imparerà.
Il quesito però è tanto ovvio quanto diffuso e importante, quando si tratta di racconti.
Sia che tu veda un film, o legga un romanzo o stia scrivendo una storia, appena ne parli a qualcuno senti subito chiederti ma che storia è?
La parola storia è talmente ab-usata che non facciamo neanche più caso al suo significato.
Quando ci si dimentica da dove si è partiti, è salutare fare qualche passo indietro e ripartire dall'ABC.
Provando a trasformarmi in dizionario, direi che una storia è una narrazione di fatti reali o immaginari, in prosa, in versi, in audio, in video, a fumetti e quant'altro, fatta per interessare, divertire e magari istruire chi ascolta, legge o guarda.
A questo punto capisci che la domanda ma che storia è coinvolge in pieno queste tre caratteristiche: interessare, divertire, istruire.
Ma non dimenticare l'oggetto di questi tre verbi: chi ascolta, legge o guarda.
Non sei tu che scrivi a provare interesse, divertimento e a imparare qualcosa in più, per quanto scrivere fornisca sicuramente qualche forma di queste tre cose.
Le storie che funzionano producono questi effetti in chi sta dall'altra parte, cioè il lettore.
Come puoi ottenere questo risultato?
Andando incontro ai desideri di chi legge.
Le storie di maggior successo, a guardarle attentamente, condividono alcune caratteristiche capaci di incontrare questi desideri.
Il lettore vuole sentirsi catapultato nella storia perché, in quanto essere umano, ha tre spinte ben precise che quasi sempre i buoni racconti soddisfano.
Se tu riesci a scrivere una storia che accoglie una di queste spinte, come hanno fatto grandi racconti sin dall'alba dei tempi, allora il lettore sarà interessato, si divertirà e imparerà.
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domenica 12 maggio 2013
Il gusto di scrivere
Che gusto ha l'atto di scrivere?
In che modo le esperienze sensoriali legate al gusto, ai sapori e al cibo possono arricchire la nostra esperienza di scrittori, narratori e inventori di storie?
Se è vero che la cucina è un perfetto connubio di tecnica ed estro, e la degustazione un viaggio nei sensi alla ricerca del sapore, come può uno scrittore "cucinare" un buon racconto con cui "nutrire" i suoi lettori?
Da queste tre domande e da tutte le altre che saremo capaci di elaborare, parte il laboratorio di scrittura Il gusto di scrivere, che ho l'onore di tenere sabato e domenica 1 e 2 giugno a Sant'Antonino di Torrazza Coste (PV).
Esercitazioni guidate, lavoro individuale e di gruppo, dalla generazione di idee all'orchestrazione della trama fino alla tecnica di editing, ci impegneranno dalle 16 del sabato alle 17 della domenica, per stare insieme, condividere la passione per le storie da narrare e la voglia di scoprirsi semplici, sensibili, creativi e capaci di gustare il cibo, la scrittura e la vita.
L'evento nell'evento è la cena del sabato, nella quale si celebreranno la collina e i suoi abitanti, e dove mangiare e chiacchierare sarà esperienza di piacere e materiale di lavoro per la scrittura del giorno seguente.
Il laboratorio è frutto di un'iniziativa privata dettata da puro amore per la scrittura, e per questo non prevede alcun costo in denaro per i partecipanti, ma l'impegno alla partecipazione attiva del laboratorio e dei momenti di condivisione quotidiana di pranzo e cena.
Il programma dei lavori di scrittura in sintesi:
- dalle 16 alle 19 del sabato: dall'ingrediente al piatto, esercitazioni guidate all'elaborazione creativa di materiali per la costruzione di una storia, a partire dal contatto diretto col cibo
- dalle 9.30 alle 12.30 della domenica: il menù perfetto, percorso creativo per la costruzione di una trama collettiva a partire dalle suggestioni della cena-evento del sabato sera
- dalle 14.30 alle 17 della domenica: la presentazione è tutto, tecniche-espresso di editing e revisione per pagine impeccabili
Ancora pochissimi posti disponibili, per prenotarti scrivi nella pagina contatti.
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sabato 4 maggio 2013
Quando la poesia aiuta la prosa
Per chi scrive racconti, può essere molto salutare cimentarsi con altre forme di scrittura.
Questo consente di spaziare in campi sconosciuti e soprattutto di scoprire nuovi utili elementi da mutuare da altri generi letterari.
Sperimentare la scrittura poetica, in particolare, vuol dire (ri)scoprire le possibilità di giocare col linguaggio, l'importanza di lasciare più libertà al nostro estro, la cura estrema nel ripulire il testo prima di darlo in pasto ai lettori.
Ecco quattro piccoli insegnamenti che dalla poesia possiamo trasferire alla prosa, e rimettere in gioco la nostra passione.
Questo consente di spaziare in campi sconosciuti e soprattutto di scoprire nuovi utili elementi da mutuare da altri generi letterari.
Sperimentare la scrittura poetica, in particolare, vuol dire (ri)scoprire le possibilità di giocare col linguaggio, l'importanza di lasciare più libertà al nostro estro, la cura estrema nel ripulire il testo prima di darlo in pasto ai lettori.
Ecco quattro piccoli insegnamenti che dalla poesia possiamo trasferire alla prosa, e rimettere in gioco la nostra passione.
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sabato 27 aprile 2013
Non farti fregare dalla prima stesura!
A che velocità scrivi?
Molte persone che si avvicinano alla scrittura all'inizio faticano non poco a mettere insieme le parole.
A volte ci vogliono anche cinque minuti buoni solo per una frase.
Uno dei motivi principali è il processo mentale, tipico di chi non è avvezzo a scrivere spesso: prima si forma la frase nello schermo della mente e poi la si riscrive - perché in realtà la si è già redatta mentalmente - sul monitor o sul foglio, per chi scrive a mano.
Per fortuna il cervello ci mette poco ad adattarsi alla nuova modalità, a patto che si scriva di frequente, fino ad annullare la distanza temporale tra il comporre la frase e il registrarla in forma scritta.
Gli scrittori, dunque, scrivono più velocemente delle persone che non praticano la scrittura abitualmente, o almeno dovrebbero essere in grado di farlo.
Ma quanto tempo dovremmo impiegare per scrivere le nostre storie?
Molte persone che si avvicinano alla scrittura all'inizio faticano non poco a mettere insieme le parole.
A volte ci vogliono anche cinque minuti buoni solo per una frase.
Uno dei motivi principali è il processo mentale, tipico di chi non è avvezzo a scrivere spesso: prima si forma la frase nello schermo della mente e poi la si riscrive - perché in realtà la si è già redatta mentalmente - sul monitor o sul foglio, per chi scrive a mano.
Per fortuna il cervello ci mette poco ad adattarsi alla nuova modalità, a patto che si scriva di frequente, fino ad annullare la distanza temporale tra il comporre la frase e il registrarla in forma scritta.
Gli scrittori, dunque, scrivono più velocemente delle persone che non praticano la scrittura abitualmente, o almeno dovrebbero essere in grado di farlo.
Ma quanto tempo dovremmo impiegare per scrivere le nostre storie?
domenica 21 aprile 2013
L'ambiente degli scrittori: sai cogliere lo spirito dei luoghi?
Immagina di scrivere la tua prossima storia sotto quel gazebo che vedi in foto, poi torna alla stanza in cui sei, guardati intorno e rifletti: ci sarebbe qualche differenza?
Se ti piace scrivere, soffermati per un attimo sul luogo in cui vivi.
Una grande città o un paesino di campagna?
Una casa a due piani o un seminterrato?
Un quartiere multietnico o una monotona distesa di vetri e cemento?
Se ti piace scrivere, soffermati per un attimo sul luogo in cui vivi.
Una grande città o un paesino di campagna?
Una casa a due piani o un seminterrato?
Un quartiere multietnico o una monotona distesa di vetri e cemento?
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