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domenica 9 giugno 2013

Scene brevi o scene lunghe: questo è il problema...

A volte ci vogliono centinaia di pagine per capire che cos'è che non va nel romanzo che stai leggendo.

Il discorso si complica e diventa ancor più delicato se si tratta della storia alla quale stai lavorando con fatica.

Mi piace farmi affascinare dai romanzi brevi di certe case editrici indipendenti, e con ottimismo penso sempre che quei libriccini mi regaleranno un'emozione singolare.

Spesso però i romanzi brevi portano con sé un carattere ibrido - romanzo  breve, di per sé è un ossimoro - che alla lunga si paga con la poca efficacia della narrazione.

Scene spesso brevissime, volutamente brevi e impaginate in modo che la brevità risalti, ti lasciano l'impressione di qualcosa che rotola via troppo rapidamente, come se l'autore non le avesse scandagliate a sufficienza.

Bozzetti, interessanti e pittoreschi persino, ma pur sempre bozzetti.

Quasi sempre si tratta di piccoli romanzi con trame basate su un personaggio che cerca il classico sé stesso, che realizza la sua vera aspirazione, che risponde a una chiamata.

Storie intrise di una spiritualità che ha ingranato la quinta.

Allora, a queste scene brevi, se ne aggiungono altre che per il contenuto sono ancora più fugaci, come i flashback, e alla fine hai l'impressione che tutto sia solo accennato, che tutto stia lì solo per toccare i tuoi sensi in modo superficiale, senza innescare quel processo di identificazione e partecipazione.

Soprattutto, sembra proprio che l'autore sappia sin dall'inizio come andrà a finire la storia.

Certo che deve saperlo, mi risponderai.

Sì, ribatto io, ma dev'essere così bravo da darmi l'impressione di scoprirlo insieme a me che leggo.

Per questi e altri problemi, la cura della lunghezza delle scene può essere determinante.

Quindi, se qualche volta ti capita di chiederti quanto dovrebbe essere lunga una scena, e se esistono misure che non si dovrebbero trasgredire, ti stai facendo una domanda utilissima.

mercoledì 1 settembre 2010

Romanzo o racconto? Questo è il problema

E aggiungerei alla domanda del titolo, cos'è allora una novella? E un romanzo breve?

I nomi, si sa, non sempre corrispondono alle cose e a volte le sovrastano, altre volte ancora sono il tempo e la storia a cambiarne funzione e significato.

Così l'esatto senso in cui intendere parole come romanzo, racconto, novella, romanzo breve può sfuggire o confondersi.

Tuttavia, per chi si avvicina alla scrittura è fondamentale avere ben chiare alcune differenze basilari.

Il romanzo deriva il suo nome dalla prima letteratura medioevale francese, ma quel romanzo lì si può dire che scompaia a partire dal mille, e chi voleva cimentarsi in una narrazione estesa all'epoca preferiva il poema.

Perciò, il romanzo moderno non c'entra nulla con quello delle origini, e per vederne l'alba dobbiamo aspettare almeno Cervantes e Rabelais.

Ciò che dilaga, invece, proprio a partire dal basso medioevo è la novella, tipologia dominata da un genio del quarto secolo, Giovanni Boccaccio.

Una narrazione più breve, spesso a effetto, connotata da morale, anche se una morale non sempre buonista, per fortuna.

I termini racconto e romanzo breve invece sono più recenti: il primo è utilizzato anche in senso generico come sinonimo di narrazione, per questo ha assunto tardi una sua autonomia, il secondo che in apparenza sembra una contraddizione in termini invece ha una sua profonda ragione strutturale.

Ma veniamo alla "ciccia" del post.

La vera domanda è: quali sono le differenze?