Le persone in genere pensano che scrivere sia meraviglioso perché così puoi esprimerti, puoi dar voce ai tuoi pensieri e alle tue emozioni, puoi creare e vivere il tuo spazio creativo.
Esprimerti, i tuoi pensieri e le tue emozioni, il tuo spazio creativo.
Ma siamo poi così sicuri che la mente e il cuore che in quel momento stanno scrivendo siano veramente nostri?
Come possiamo fare per mettere veramente noi stessi in ciò che scriviamo, ed evitare le trappole che ci portano a scrivere come fossimo posseduti da qualcun altro?
Cerchiamo di capire quando non siamo noi stessi, e in che modo non lo siamo.
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martedì 9 settembre 2014
Scrivere rimanendo sé stessi
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sabato 28 giugno 2014
Preferiresti... scrivere?
Preferiresti mangiare un vermiciattolo insieme ai tuoi spaghetti o vedere che da essi volano via dei moscerini prima di mangiarli?
Preferiresti essere figlio unico o essere l'ultimo di dieci fratelli?
Preferiresti un matrimonio che dura tutta la vita ma con molte corna o rimanere vedovo/a e risposarti più volte?
Preferiresti volare come Superman o correre veloce come Flash?
Il gioco del preferiresti fa impazzire i bambini - non proprio quelli piccolissimi, eh? - ma può avere risvolti inattesi anche per i più grandi.
Soprattutto se le domande vanno a toccare ciò che più sta a cuore a chi dovrà rispondere.
Vale anche per gli scrittori, certo.
Ed ecco qualche domanda per te, che ami scrivere, in perfetto stile preferiresti, che forse ti farà riflettere su come vivi la tua passione per la scrittura.
martedì 31 dicembre 2013
Grazie 2013!
159 post.
Ai quali però vanno aggiunti gli oltre settecento degli altri miei blog, e pagine di racconto, romanzo, saggio, materiali per i corsi, persino letterine per le festività che mi è capitato di dover buttar giù su richiesta.
Il 1 gennaio 2013 non avrei saputo immaginare neanche un terzo di tutto ciò che quest'anno ho effettivamente scritto.
Non avrei mai pensato alle occasioni, ai pretesti, alle necessità, agli stimoli che mi hanno portato a scrivere tutto ciò che ho scritto in questi dodici mesi.
Per non parlare del mio scenario sul futuro di quattro o cinque anni fa, quando ho iniziato l'avventura dei blog.
Forse la fregatura, per chi scrive, è avere sempre questo sguardo verso il domani.
Ai quali però vanno aggiunti gli oltre settecento degli altri miei blog, e pagine di racconto, romanzo, saggio, materiali per i corsi, persino letterine per le festività che mi è capitato di dover buttar giù su richiesta.
Il 1 gennaio 2013 non avrei saputo immaginare neanche un terzo di tutto ciò che quest'anno ho effettivamente scritto.
Non avrei mai pensato alle occasioni, ai pretesti, alle necessità, agli stimoli che mi hanno portato a scrivere tutto ciò che ho scritto in questi dodici mesi.
Per non parlare del mio scenario sul futuro di quattro o cinque anni fa, quando ho iniziato l'avventura dei blog.
Forse la fregatura, per chi scrive, è avere sempre questo sguardo verso il domani.
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giovedì 20 giugno 2013
Qui o si fa narrativa o si muore...
Non prenderla come una minaccia, né tantomeno come un invito di stampo garibaldino.
Poiché uno degli atavici problemi dello scrittore è l'arcinoto - e trito - blocco del medesimo, mi sembra interessante e divertente presentarti una cosuccia scovata in rete, e se la conosci già magari ti piacerà rifletterci ancora.
A tutti capita di avere giornate storte o fasi di secca creativa, persino momenti di monumentale pigrizia, immotivata e sacrosanta.
Ovviamente, chi scrive sa che questi stop - inspiegabili o cercati -si pagano con il rimando, la procrastinazione, e così il proprio diventa un romanzo senza fine, quando non è addirittura senza inizio perché non ci siamo mai presi la briga di iniziare a stenderlo, dopo averlo strutturato.
Qual è la vera soluzione?
Poiché uno degli atavici problemi dello scrittore è l'arcinoto - e trito - blocco del medesimo, mi sembra interessante e divertente presentarti una cosuccia scovata in rete, e se la conosci già magari ti piacerà rifletterci ancora.
A tutti capita di avere giornate storte o fasi di secca creativa, persino momenti di monumentale pigrizia, immotivata e sacrosanta.
Ovviamente, chi scrive sa che questi stop - inspiegabili o cercati -si pagano con il rimando, la procrastinazione, e così il proprio diventa un romanzo senza fine, quando non è addirittura senza inizio perché non ci siamo mai presi la briga di iniziare a stenderlo, dopo averlo strutturato.
Qual è la vera soluzione?
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domenica 7 ottobre 2012
Scrivere è bello!
Detta così può sembrare una domanda semplicistica, come se ti stessi proponendo semplicemente un altro mestiere o un hobby.
Ma scrivere è qualcosa che può cambiare radicalmente il tuo modo di rapportarti alla realtà, indipendentemente dal successo che i tuoi testi avranno.
Sto parlando di ciò che la scrittura può dare a te, prima ancora che ai tuoi lettori.
Ci hai mai pensato sul serio?
La scrittura non mi ha cambiato, questo no.
Ma anzi, mi ha fatto capire meglio chi sono, chi voglio essere e dove sto andando.
Scrivere storie è qualcosa di positivo in sé.
Noi viviamo storie e pensiamo attraverso le storie.
Non c'è pensiero umano che non si inserisca in un flusso cronologico di eventi, che non si incastri in una serie di cause ed effetti che si sviluppano nel tempo, con un inizio, uno sviluppo, una svolta e un finale.
Se questo accade a qualsiasi essere umano, allora puoi capire bene come ciò possa funzionare al meglio soprattutto se ti dedichi alla scrittura di queste storie.
Ecco le mie motivazioni per cui vale la pena di cimentarsi nella scrittura.
Spero che almeno una di esse possa ispirarti per comprendere meglio quale ricchezza si cela nella tua abilità intrinseca di narrare.
martedì 12 luglio 2011
Scrivere un romanzo: le tre chiavi irrinunciabili
Vuoi scrivere il tuo romanzo ma vuoi la certezza di arrivare fino in fondo?
Non vuoi scoprire di far parte dell'elenco sterminato di aspiranti scrittori evaporati nel nulla?
Vuoi la garanzia di non sprecare una risma di fogli per un manoscritto inevitabilmente incompleto che butterai da qualche parte in attesa dell'idea risolutiva?
Non è un problema di case editrici, non è un problema di trame o personaggi, non è neanche un problema di timidezza o inferiorità.
Ti manca l'APC.
Hai letto bene, non l'ABC ma l'APC:
Soltanto una piccola percentuale di tutti coloro che iniziano a scrivere un romanzo arrivano fino in fondo, spesso per eccesso di ottimismo, per troppa semplificazione e per un'irrazionale idea per la quale il romanzo si scriverà da solo, in qualche modo.
Nulla di più sbagliato: scrivere un romanzo significa nello stesso tempo imparare a scrivere un romanzo e acquisire sempre più fiducia fino a mettere l'agognata parola FINE.
Se vuoi approfondire la scrittura romanzesca e hai bisogno di confrontarti con me puoi contattarmi da qui ma intanto fai i conti con l'APC.
Non vuoi scoprire di far parte dell'elenco sterminato di aspiranti scrittori evaporati nel nulla?
Vuoi la garanzia di non sprecare una risma di fogli per un manoscritto inevitabilmente incompleto che butterai da qualche parte in attesa dell'idea risolutiva?
Non è un problema di case editrici, non è un problema di trame o personaggi, non è neanche un problema di timidezza o inferiorità.
Ti manca l'APC.
Hai letto bene, non l'ABC ma l'APC:
- Abilità
- Pratica
- Costanza
Soltanto una piccola percentuale di tutti coloro che iniziano a scrivere un romanzo arrivano fino in fondo, spesso per eccesso di ottimismo, per troppa semplificazione e per un'irrazionale idea per la quale il romanzo si scriverà da solo, in qualche modo.
Nulla di più sbagliato: scrivere un romanzo significa nello stesso tempo imparare a scrivere un romanzo e acquisire sempre più fiducia fino a mettere l'agognata parola FINE.
Se vuoi approfondire la scrittura romanzesca e hai bisogno di confrontarti con me puoi contattarmi da qui ma intanto fai i conti con l'APC.
lunedì 6 giugno 2011
Perché raccontare storie?
Il saggio parla perché ha qualcosa da dire, il pazzo perché deve dire qualcosa.
Questa frase non è di Platone ma qualcuno in passato si divertì ad attribuirgliela.
A noi interessa il suo senso, e non la paternità certa.
Trasposta al nostro mondo di narratori, la frase spinge a chiedersi: perché raccontare storie?
La risposta è scritta dentro di te, se solo pensi alle storie che conosci.
Le storie attaccate alla tua carne e alle tue ossa, quelle che ti porti dietro da quando le hai sentite, sono quelle che t'insegnano qualcosa.
È la prima ragione per la quale gli uomini inventano storie.
Questa frase non è di Platone ma qualcuno in passato si divertì ad attribuirgliela.
A noi interessa il suo senso, e non la paternità certa.
Trasposta al nostro mondo di narratori, la frase spinge a chiedersi: perché raccontare storie?
La risposta è scritta dentro di te, se solo pensi alle storie che conosci.
Le storie attaccate alla tua carne e alle tue ossa, quelle che ti porti dietro da quando le hai sentite, sono quelle che t'insegnano qualcosa.
È la prima ragione per la quale gli uomini inventano storie.
sabato 14 maggio 2011
Sei un mito? Smetti subito!
Di' la verità, quante volte hai pensato a quanto sarebbe affascinante la vita dello scrittore, mettendo l'arte al primo posto, onorandola in modo febbrile, scrivendo dove capita per non lasciarsi sfuggire l'ispirazione, e arrivare al successo con un racconto scritto di getto e giunto per puro caso nelle mani di un editore mecenate che solo il destino può aver indirizzato sui tuoi passi?
Quante volte ti dici che questo dannato mondo basato sul denaro farebbe bene a svoltare una volta e per tutte verso la bellezza e l'arte?
Quante volte hai sospirato per la fine del romanticismo?
Va bene, diciamo che sto parlando di me e che tu non hai mai fatto pensieri del genere.
E mi ricordo di me immerso in queste idee, grazie ai quaderni del mio passato - ripresi di recente per preparare una delle lezioni dei miei corsi sulla scrittura diaristica - dai quali riecheggia tutta una mitologia dell'artista, il "personaggio" che avevo eletto nella mia adolescenza a modello da incarnare.
L'idea stereotipata di scrittore artista prende piede maggiormente tra chi vuole scrivere narrativa.
Gli scrittori di testi espositivi e argomentativi sono più immuni, soprattutto perché il loro tipo di scrittura li àncora costantemente alla dura realtà.
Oggi voglio esaminare per te e con te il mito dello scrittore per metterne in evidenza i lati "pericolosi", i più difficili da vedere perché si resta abbagliati dal suo fascino.
Quante volte ti dici che questo dannato mondo basato sul denaro farebbe bene a svoltare una volta e per tutte verso la bellezza e l'arte?
Quante volte hai sospirato per la fine del romanticismo?
Va bene, diciamo che sto parlando di me e che tu non hai mai fatto pensieri del genere.
E mi ricordo di me immerso in queste idee, grazie ai quaderni del mio passato - ripresi di recente per preparare una delle lezioni dei miei corsi sulla scrittura diaristica - dai quali riecheggia tutta una mitologia dell'artista, il "personaggio" che avevo eletto nella mia adolescenza a modello da incarnare.
L'idea stereotipata di scrittore artista prende piede maggiormente tra chi vuole scrivere narrativa.
Gli scrittori di testi espositivi e argomentativi sono più immuni, soprattutto perché il loro tipo di scrittura li àncora costantemente alla dura realtà.
Oggi voglio esaminare per te e con te il mito dello scrittore per metterne in evidenza i lati "pericolosi", i più difficili da vedere perché si resta abbagliati dal suo fascino.
venerdì 15 ottobre 2010
Il permesso di scrivere
La creatività è di tutti
Gli uomini comuni guardano le cose nuove con occhio vecchio. L'uomo creativo osserva le cose vecchie con occhio nuovo.
La prima volta che lessi queste parole di Gian Piero Bona rimasi esterrefatto.
A quel tempo pensavo già all’importanza della voce individuale che ognuno di noi possiede e con cui può esprimersi.
Ma pensavo anche al diritto di sentirsi creativi per la capacità di portare una ventata nuova.
Così avevo trovato qualcuno che sapeva esprimere questo concetto meglio di me.
Nei dizionari, creatività viene definita come la capacità di creare e inventare con libera fantasia.
Ma la domanda è: ammesso si riesca a lanciarsi in una libera creazione di fantasia, come facciamo a sapere che stiamo creando qualcosa di buono?
Gli uomini comuni guardano le cose nuove con occhio vecchio. L'uomo creativo osserva le cose vecchie con occhio nuovo.
La prima volta che lessi queste parole di Gian Piero Bona rimasi esterrefatto.
A quel tempo pensavo già all’importanza della voce individuale che ognuno di noi possiede e con cui può esprimersi.
Ma pensavo anche al diritto di sentirsi creativi per la capacità di portare una ventata nuova.
Così avevo trovato qualcuno che sapeva esprimere questo concetto meglio di me.
Nei dizionari, creatività viene definita come la capacità di creare e inventare con libera fantasia.
Ma la domanda è: ammesso si riesca a lanciarsi in una libera creazione di fantasia, come facciamo a sapere che stiamo creando qualcosa di buono?
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