La logica di questo titolo non ti sembra proprio stringente?
Eppure è vera, al di là dell'apparenza.
La memoria delle persone, e quel grande archivio che è la rete, brulicano di frasi, detti, citazioni estrapolate da opere letterarie che in realtà o non hanno mai visto la luce, nella forma in cui sono divulgate, o sono attribuite erroneamente.
Per esempio, da quando sono su Facebook ho ricevuto già, negli aggiornamenti, decine e decine di slides con la frase Lentamente muore eccetera firmata nientemeno che da Pablo Neruda, come ho visto nell'omonimo tronco a Smerillo dove addirittura c'è scritto 2004 come data di morte, cioè ben trentun'anni dopo quella effettiva.
Eppure, si tratta di versi scritti da Martha Medeiros nel 2000 e il titolo del testo originale è A Morte Devagar.
Il caso forse più famoso in assoluto di falsa citazione letteraria è l'emblematico elementare Watson, che Arthur Conan Doyle non ha mai e poi mai messo in bocca a Sherlock Holmes, e che forse derivano da una trasposizione cinematografica delle avventure del detective.
Fin qui, però, possiamo anche comprendere le sviste: si tratta di testi di autori stranieri, nei quali vanno sempre implicati problemi di traduzione e trasmissione, e alla fine risulta difficile capire come sia accaduto e soprattutto come si sia arrivati all'errore d'attribuzione.
Ma che dire delle false citazioni del nostro massimo poeta?
domenica 22 luglio 2012
Cito, quindi sbaglio
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sabato 14 luglio 2012
Sbagliando s'impara... a scrivere: momenti di stallo
Che cosa succede dopo?
Grazie a questa semplice domanda, gli scrittori sono capaci di sviluppare le loro storie e concatenare scena dopo scena le loro trame.
Quello che non si sottolinea abbastanza è che per far succedere qualcosa dopo deve accadere qualcosa prima.
Così è facile trovare autori che hanno avuto una grande idea sull'esperienza da far vivere ai propri personaggi, ma che tuttavia si perdono in mille chiacchiere inutili prima di arrivare alla parte interessante della loro storia.
A differenza della vita reale, nei romanzi e nei racconti l'ozio e la noia non sono permessi, a meno che non servano a portare avanti la trama.
Ci sono autori, anche molto rinomati, che commettono questo errore volutamente, al solo scopo di trasformare un piacevole raccontino in un tomo di cinquecento pagine, e che se lo leggano loro!
Il pericolo più grande, dunque, è che nella scena che stai scrivendo non succeda nulla, e il lettore aspetti che accada ciò che deve accadere.
Grazie a questa semplice domanda, gli scrittori sono capaci di sviluppare le loro storie e concatenare scena dopo scena le loro trame.
Quello che non si sottolinea abbastanza è che per far succedere qualcosa dopo deve accadere qualcosa prima.
Così è facile trovare autori che hanno avuto una grande idea sull'esperienza da far vivere ai propri personaggi, ma che tuttavia si perdono in mille chiacchiere inutili prima di arrivare alla parte interessante della loro storia.
A differenza della vita reale, nei romanzi e nei racconti l'ozio e la noia non sono permessi, a meno che non servano a portare avanti la trama.
Ci sono autori, anche molto rinomati, che commettono questo errore volutamente, al solo scopo di trasformare un piacevole raccontino in un tomo di cinquecento pagine, e che se lo leggano loro!
Il pericolo più grande, dunque, è che nella scena che stai scrivendo non succeda nulla, e il lettore aspetti che accada ciò che deve accadere.
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domenica 8 luglio 2012
Come si scrive una grande storia
Poiché parlerò di tre film e non mi piace svelarne trame e finali perché qualcuno potrebbe non averli visti, chiedo scusa se l'esposizione potrà risultare più criptica di quanto io voglia.
Spero comunque che il senso del post, cioè l'importanza di scrivere ciò che non sappiamo, riesca a emergere in modo chiaro.
Poche sere fa ho visto in TV Passengers - Mistero ad alta quota e quando ho visto la scena in cui il protagonista maschile Eric è ancora in piedi dopo il passaggio del treno la prima cosa che ho pensato è stata diamine, un altro film in cui ricorrono alla soluzione esoterica, però il film non si trasforma in un fantasy sfrenato ma continua la sua linea di sottile thriller psicologico.
Come spettatore interessato alle trame, a quel punto la sfida era capire perché stava accadendo tutto questo, perché quell'uomo non muore, pur non essendo un alieno o un demone o altre trovate balzane come queste.
La risposta mi è balenata all'improvviso sotto forma di titolo: The Others, un altro film nel quale i confini tra i vivi e i morti diventano labili, un'altra storia nella quale accade l'inverosimile e tuttavia, per qualche strano motivo che adesso sviscereremo, non puoi tacciarla di assurdità.
Pochi secondi di pensiero, mentre Passengers si avviava al finale confermando la mia ipotesi, e mi ricordo ovviamente de Il sesto senso e di quanto anche lì per il protagonista sia difficile fare i conti con il trapasso definitivo, nonché di come tutto ciò che accade nel finale - razionalmente assurdissimo - lo spettatore lo vive come un sollievo della mente, ah, meno male, ecco tutto spiegato!
Tutto spiegato cosa?
Spero comunque che il senso del post, cioè l'importanza di scrivere ciò che non sappiamo, riesca a emergere in modo chiaro.
Poche sere fa ho visto in TV Passengers - Mistero ad alta quota e quando ho visto la scena in cui il protagonista maschile Eric è ancora in piedi dopo il passaggio del treno la prima cosa che ho pensato è stata diamine, un altro film in cui ricorrono alla soluzione esoterica, però il film non si trasforma in un fantasy sfrenato ma continua la sua linea di sottile thriller psicologico.
Come spettatore interessato alle trame, a quel punto la sfida era capire perché stava accadendo tutto questo, perché quell'uomo non muore, pur non essendo un alieno o un demone o altre trovate balzane come queste.
La risposta mi è balenata all'improvviso sotto forma di titolo: The Others, un altro film nel quale i confini tra i vivi e i morti diventano labili, un'altra storia nella quale accade l'inverosimile e tuttavia, per qualche strano motivo che adesso sviscereremo, non puoi tacciarla di assurdità.
Pochi secondi di pensiero, mentre Passengers si avviava al finale confermando la mia ipotesi, e mi ricordo ovviamente de Il sesto senso e di quanto anche lì per il protagonista sia difficile fare i conti con il trapasso definitivo, nonché di come tutto ciò che accade nel finale - razionalmente assurdissimo - lo spettatore lo vive come un sollievo della mente, ah, meno male, ecco tutto spiegato!
Tutto spiegato cosa?
mercoledì 4 luglio 2012
Sbagliando s'impara... a scrivere: incipit vincenti?
A differenza degli altri post della serie, stavolta non voglio parlarti di errori e di come riparare, bensì elencarti alcune tipologie di incipit prodotte dai partecipanti ai miei corsi, che ho trovato particolarmente interessanti e che spero possano farti riflettere, lasciando però a te l'onere di giudicare.
Se l'incipit è capace di infondere subito energia, brio, emozioni forti, addirittura shockare il lettore, allora si tratta di un inizio col piede giusto.
A volte iniziamo a leggere cose del genere:
Marta era all'ultima strofa della canzone che si stava portando nelle orecchie sin dall'uscita del bar, e sulla nota finale voltò l'angolo per imboccare la sua via, ma si trovò faccia a faccia con due occhi accesi, sotto i quali spiccava il bianco delle zanne. Quel mostro saltò su due zampe prima di volare su di lei.
Va bene, il solito inizio di fuoco, sembra anche un racconto di genere, adesso andiamo a vedere se il mostro s'è pappato la Marta.
Se l'incipit è capace di infondere subito energia, brio, emozioni forti, addirittura shockare il lettore, allora si tratta di un inizio col piede giusto.
A volte iniziamo a leggere cose del genere:
Marta era all'ultima strofa della canzone che si stava portando nelle orecchie sin dall'uscita del bar, e sulla nota finale voltò l'angolo per imboccare la sua via, ma si trovò faccia a faccia con due occhi accesi, sotto i quali spiccava il bianco delle zanne. Quel mostro saltò su due zampe prima di volare su di lei.
Va bene, il solito inizio di fuoco, sembra anche un racconto di genere, adesso andiamo a vedere se il mostro s'è pappato la Marta.
lunedì 2 luglio 2012
L'arte del dettaglio
Quando trovi l'idea per una storia da raccontare e la sviluppi, in realtà stai progettando solo un infinitesimo di tutto ciò che renderà veramente vivo e credibile il tuo racconto.
Strutturare una trama vuol dire gettare un ponte che va dall'inizio alla fine della tua storia, ma quando inizi a scriverla davvero devi tuffarti da quel ponte e immergerti nell'abisso sottostante.
Quali fantasmi, quali avvenimenti passati, quali parole non dette, quali sentimenti non espressi faranno da presupposto e saranno implicati nella tua storia?
Per far emergere tutto ciò che quell'abisso sotto il ponte della trama contiene, hai un solo sistema: curare i dettagli.
Strutturare una trama vuol dire gettare un ponte che va dall'inizio alla fine della tua storia, ma quando inizi a scriverla davvero devi tuffarti da quel ponte e immergerti nell'abisso sottostante.
Quali fantasmi, quali avvenimenti passati, quali parole non dette, quali sentimenti non espressi faranno da presupposto e saranno implicati nella tua storia?
Per far emergere tutto ciò che quell'abisso sotto il ponte della trama contiene, hai un solo sistema: curare i dettagli.
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