Le persone in genere pensano che scrivere sia meraviglioso perché così puoi esprimerti, puoi dar voce ai tuoi pensieri e alle tue emozioni, puoi creare e vivere il tuo spazio creativo.
Esprimerti, i tuoi pensieri e le tue emozioni, il tuo spazio creativo.
Ma siamo poi così sicuri che la mente e il cuore che in quel momento stanno scrivendo siano veramente nostri?
Come possiamo fare per mettere veramente noi stessi in ciò che scriviamo, ed evitare le trappole che ci portano a scrivere come fossimo posseduti da qualcun altro?
Cerchiamo di capire quando non siamo noi stessi, e in che modo non lo siamo.
martedì 9 settembre 2014
Scrivere rimanendo sé stessi
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lunedì 14 luglio 2014
Come scrivere un racconto che ipnotizza
Non so se credi all'ipnosi o la ritieni una totale presa per i fondelli, dove sedicenti possessori di fluido recitano - male - l'atto di condizionare finte cavie - amici di vecchia data - che diventano automi nelle loro mani.
Non voglio entrare nel merito della questione, ma di una cosa sono sicuro: la suggestione esiste, ci condiziona, e soprattutto la usiamo costantemente.
Cerchiamo tutti di influenzarci a vicenda per far andare le cose come ci piace che vadano.
Ci sono poi ambiti nei quali la suggestione è pane quotidiano, come l'intrattenimento, la comunicazione e ovviamente la scrittura.
Come nell'ipnosi, nella quale dopo il fatidico a me gli occhi tutto diventa possibile, anche per ipnotizzare il lettore con il tuo racconto tutto dipende dall'inizio.
Che cosa devi fare, dunque, per calamitare gli occhi e la mente di chi legge con le prime pagine della tua storia?
Non voglio entrare nel merito della questione, ma di una cosa sono sicuro: la suggestione esiste, ci condiziona, e soprattutto la usiamo costantemente.
Cerchiamo tutti di influenzarci a vicenda per far andare le cose come ci piace che vadano.
Ci sono poi ambiti nei quali la suggestione è pane quotidiano, come l'intrattenimento, la comunicazione e ovviamente la scrittura.
Come nell'ipnosi, nella quale dopo il fatidico a me gli occhi tutto diventa possibile, anche per ipnotizzare il lettore con il tuo racconto tutto dipende dall'inizio.
Che cosa devi fare, dunque, per calamitare gli occhi e la mente di chi legge con le prime pagine della tua storia?
martedì 8 luglio 2014
Scrivere un dialogo: non sono solo parole...
Quando due o più personaggi di una storia parlano tra loro, che cosa succede esattamente?
Si può pensare, con semplicità, che stiano solo parlando.
Ed è vero, ma per il lettore che li osserva, anzi, li ascolta, le cose sono leggermente diverse.
Dai loro scambi il lettore vive un'esperienza particolare.
Ho da poco finito di revisionare dei racconti per una raccolta di esordienti, e con sorpresa - o senza, dovrei dire - ho constatato che il maggior numero di punti deboli erano nei dialoghi.
E che il dialogo sia un banco di prova tremendo lo dimostra la leggenda per la quale l'editor della casa editrice, di solito, per scremare la miriade di manoscritti che gli arriva, ne prende alcuni a caso e li giudica esclusivamente da una pagina di dialogo.
La domanda è: quali scarterà e quali conserverà, e soprattutto perché?
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sabato 28 giugno 2014
Preferiresti... scrivere?
Preferiresti mangiare un vermiciattolo insieme ai tuoi spaghetti o vedere che da essi volano via dei moscerini prima di mangiarli?
Preferiresti essere figlio unico o essere l'ultimo di dieci fratelli?
Preferiresti un matrimonio che dura tutta la vita ma con molte corna o rimanere vedovo/a e risposarti più volte?
Preferiresti volare come Superman o correre veloce come Flash?
Il gioco del preferiresti fa impazzire i bambini - non proprio quelli piccolissimi, eh? - ma può avere risvolti inattesi anche per i più grandi.
Soprattutto se le domande vanno a toccare ciò che più sta a cuore a chi dovrà rispondere.
Vale anche per gli scrittori, certo.
Ed ecco qualche domanda per te, che ami scrivere, in perfetto stile preferiresti, che forse ti farà riflettere su come vivi la tua passione per la scrittura.
lunedì 2 giugno 2014
Non nominare i tuoi personaggi invano
Quando leggo racconti e romanzi da revisionare, mi incuriosisce sempre moltissimo il fatto che alcuni autori spendano parte delle loro energie creative nell'inventare e assegnare nome e cognome a tutti, ma proprio tutti, i personaggi del loro lavoro.
Ma quanto conta battezzare in modo completo i personaggi di una storia?
Sicuramente, l'assegnazione di un nome conferisce un grado di importanza maggiore, proprio perché il lettore nota la differenza con altre figure di passaggio: sapere che a quel personaggio sono stati dati nome e cognome fa sospettare al lettore che l'autore voglia si presti più attenzione a colui o colei dei quali si narra.
Proprio perché il lettore intende l'assegnazione del nome come un comando implicito da parte dello scrittore, avere troppi personaggi dotati di precisa anagrafe rischia di creare confusione nella memoria di chi legge.
Come possiamo capire quando e come identificare con nome e cognome un personaggio?
Ma quanto conta battezzare in modo completo i personaggi di una storia?
Sicuramente, l'assegnazione di un nome conferisce un grado di importanza maggiore, proprio perché il lettore nota la differenza con altre figure di passaggio: sapere che a quel personaggio sono stati dati nome e cognome fa sospettare al lettore che l'autore voglia si presti più attenzione a colui o colei dei quali si narra.
Proprio perché il lettore intende l'assegnazione del nome come un comando implicito da parte dello scrittore, avere troppi personaggi dotati di precisa anagrafe rischia di creare confusione nella memoria di chi legge.
Come possiamo capire quando e come identificare con nome e cognome un personaggio?
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