domenica 3 maggio 2015

Io cito, tu citi, egli cita ma non sta attento agli errori!

Egli cita, volendo anche nel senso di Cheeta, la scimmia del Tarzan hollywoodiano, perché a volte le citazioni sono usate con lo stesso sproposito con il quale le utilizzerebbero forse i primati.

Stamattina mi arriva via mail la proposta di inserire un widget nei miei blog che pubblichi automaticamente aforismi e citazioni in linea con i temi che tratto, così i miei lettori saranno piacevolmente stimolati da frasi celebri e autorevoli che terranno vivo il loro interesse.

L'idea che una macchina, identificando l'uguaglianza delle parole, possa citare mi lascia in sospeso tra il sorriso amaro e lo sconcerto raggelante.

Sebbene la citazione in letteratura narrativa sia usata solo come compendio alla narrazione, ne parlo qui - e non nell'altro mio blog - perché citare è nella sua essenza un'operazione letteraria, non informativa.

La vera citazione dovrebbe sempre nascere spontaneamente da un'associazione di idee nella mente di colui che cita, cioè estrapola dal suo bagaglio di memorie di lettura estratti che in qualche modo hanno a che fare con un tema di cui si sta occupando nel momento stesso in cui cita.

Invece, la citazione diventa presto una sorta di gettone per far scattare l'ammirazione altrui, un distintivo di conoscitore, una patente di dotto che impressiona senza tuttavia lasciar vedere dietro che cosa c'è realmente, un po' come fa un flash.

Se usata con parsimonia e consapevolezza, la citazione nei testi informativi è in grado di arricchirli e portarli ad altro livello, e io stesso ne ho più volte consigliato l'utilizzo.

Se però è usata senza la conoscenza della materia citata finisce per essere una moina puerile che rivela soltanto il complesso d'inferiorità di chi la fa.

domenica 12 ottobre 2014

Racconto allungato vs. racconto concentrato

Nel mondo degli appassionati di scrittura si sente spesso parlare di una regola, da impartire a tutti i principianti e molto difficile da far rispettare, per chi insegna.

Poiché il narratore inesperto tende a dire i fatti da raccontare, a riferire gli avvenimenti, lo si esorta invece a scrivere in modo da mostrarli, da farli vedere e percepire al lettore, in modo che questi possa da solo - come guardando un film - completare il puzzle della storia nella sua mente.

La regola, o il consiglio se vogliamo, è sostanzialmente giusta, perché è vero che chi muove i primi passi quasi sempre commette l'errore di non scrivere descrivendo con i sensi ma di riferire ciò che avviene, ed è altrettanto vero che qualsiasi brano, reso più specifico grazie all'uso di un linguaggio che mostra le cose, diventa più potente.

domenica 5 ottobre 2014

Smettere di scrivere: incubo, segnale, risorsa

Per tutti gli scrittori arriva questo momento tremendo.

Può giungere a qualsiasi ora del giorno, in circostanze impensabili, oppure può accompagnarti erodendo il tuo cuore per lunghi lassi interminabili di tempo.

Un pensiero, un desiderio, una speranza, una rassegnazione.

Smettere di scrivere.

A volte, gli scrittori, tu, io, non desideriamo altro.

martedì 9 settembre 2014

Scrivere rimanendo sé stessi

Le persone in genere pensano che scrivere sia meraviglioso perché così puoi esprimerti, puoi dar voce ai tuoi pensieri e alle tue emozioni, puoi creare e vivere il tuo spazio creativo.

Esprimerti, i tuoi pensieri e le tue emozioni, il tuo spazio creativo.

Ma siamo poi così sicuri che la mente e il cuore che in quel momento stanno scrivendo siano veramente nostri?

Come possiamo fare per mettere veramente noi stessi in ciò che scriviamo, ed evitare le trappole che ci portano a scrivere come fossimo posseduti da qualcun altro?

Cerchiamo di capire quando non siamo noi stessi, e in che modo non lo siamo.

lunedì 14 luglio 2014

Come scrivere un racconto che ipnotizza

Non so se credi all'ipnosi o la ritieni una totale presa per i fondelli, dove sedicenti possessori di fluido recitano - male - l'atto di condizionare finte cavie - amici di vecchia data - che diventano automi nelle loro mani.

Non voglio entrare nel merito della questione, ma di una cosa sono sicuro: la suggestione esiste, ci condiziona, e soprattutto la usiamo costantemente.

Cerchiamo tutti di influenzarci a vicenda per far andare le cose come ci piace che vadano.

Ci sono poi ambiti nei quali la suggestione è pane quotidiano, come l'intrattenimento, la comunicazione e ovviamente la scrittura.

Come nell'ipnosi, nella quale dopo il fatidico a me gli occhi tutto diventa possibile, anche per ipnotizzare il lettore con il tuo racconto tutto dipende dall'inizio.

Che cosa devi fare, dunque, per calamitare gli occhi e la mente di chi legge con le prime pagine della tua storia?