A chi non è capitato?
Pensi di conoscere qualcuno, e poi bum!, questa persona ti rivela qualcosa di sé che ti fa barcollare, ti spiazza, ti fa impressione.
Quando racconto che da bambino entravo a rubare ai grandi magazzini e poi montavo una bancarella per strada e rivendevo il bottino, effettivamente mi guardano un po' strano.
Per fortuna poi ridono quando aggiungo che successivamente fui beccato e la cinquina che mi diede la guardia me la ricordo ancora.
Questa è poco più che una bambinata, ma crescendo può succedere di incappare in qualche azione fortemente contraddittoria che per qualche motivo si decide di tenere nascosta, finché però le circostanze portano a rivelarla a qualcun altro, e questo qualcun altro può uscirne piuttosto sconvolto.
Rimasi fortemente turbato quando mi raccontarono che la prima figlia di una mia parente era frutto di una relazione che la donna aveva avuto con uno straniero che poi l'aveva abbandonata, e mi sembrò all'improvviso di scorgere con cognizione tutte le differenze fisiche e caratteriali tra questa figlia e le altre che lei ebbe in seguito, differenze che fino a quel momento attribuivo alla pura casualità.
Ora, chiunque legga un romanzo in qualche modo cerca di vivere quest'esperienza di turbamento, di stupore, di spiazzamento nello scoprire la vita dei personaggi e poi nel constatare che non tutto è come sembra, che anche gli eroi di una storia possono avere degli scheletri nell'armadio, e che la rivelazione sarà shockante.
Perciò gli scrittori possono e devono sfruttare questa possibilità che è nello stesso tempo una responsabilità, il dominio del mondo interiore dei personaggi, dal quale estrarre il segreto che sconvolgerà i lettori.
Qual è la spiegazione dietro a certi comportamenti singolari, alle manie, alle preoccupazioni, ai rituali e alle paure del tuo personaggio?
Dare al tuo protagonista un segreto da portare e magari da condividere lo renderà più umano, reale ed efficace.
Come fare?
sabato 8 febbraio 2014
domenica 12 gennaio 2014
Dal capitale umano a quello narrativo
Che Il capitale umano sia il più bel film di Paolo Virzì si fa presto a riconoscerlo.
La bravura di Virzì, sin da La bella vita, è sempre stata quella di far detonare la natura tutta italiana del commediante con le mostruosità della nostra società civile.
Immagino che Virzì, leggendo Il capitale umano di Amidon Stephen, abbia tirato un sospiro di sollievo, trovando una storia che si adattava perfettamente all'immaginaria Brianza e alla molto realistica Italia degli ultimi tre o quattro anni.
Il film però fa centro nell'attenzione dello spettatore grazie soprattutto alla sua struttura, senza la quale potrebbe sembrare un semplice affresco di caratteri, magistralmente incarnati da un cast in stato di grazia assoluto.
Il 50 % dell'efficacia comunicativa del film sta nella sua struttura in capitoli.
Ed è per questo che ne parlo qui, dove di solito scrivo di narrativa.
Il film è una lezione di scrittura, sia in termini compositivi che di stesura.
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martedì 31 dicembre 2013
Grazie 2013!
159 post.
Ai quali però vanno aggiunti gli oltre settecento degli altri miei blog, e pagine di racconto, romanzo, saggio, materiali per i corsi, persino letterine per le festività che mi è capitato di dover buttar giù su richiesta.
Il 1 gennaio 2013 non avrei saputo immaginare neanche un terzo di tutto ciò che quest'anno ho effettivamente scritto.
Non avrei mai pensato alle occasioni, ai pretesti, alle necessità, agli stimoli che mi hanno portato a scrivere tutto ciò che ho scritto in questi dodici mesi.
Per non parlare del mio scenario sul futuro di quattro o cinque anni fa, quando ho iniziato l'avventura dei blog.
Forse la fregatura, per chi scrive, è avere sempre questo sguardo verso il domani.
Ai quali però vanno aggiunti gli oltre settecento degli altri miei blog, e pagine di racconto, romanzo, saggio, materiali per i corsi, persino letterine per le festività che mi è capitato di dover buttar giù su richiesta.
Il 1 gennaio 2013 non avrei saputo immaginare neanche un terzo di tutto ciò che quest'anno ho effettivamente scritto.
Non avrei mai pensato alle occasioni, ai pretesti, alle necessità, agli stimoli che mi hanno portato a scrivere tutto ciò che ho scritto in questi dodici mesi.
Per non parlare del mio scenario sul futuro di quattro o cinque anni fa, quando ho iniziato l'avventura dei blog.
Forse la fregatura, per chi scrive, è avere sempre questo sguardo verso il domani.
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sabato 28 dicembre 2013
La prima pagina del tuo racconto
Chi scrive storie lo sa: la prima pagina è difficile ed è forse la parte che si cambia maggiormente prima di decidersi a chiudere un racconto.
Nei manuali di scrittura o sui blog potrai trovare centinaia di testi che ti consigliano o addirittura ti prescrivono i passi da compiere per avere una prima pagina che funziona.
Io stesso avevo pubblicato tempo fa un post sul tema, prendendo a esempio la prima pagina di un romanzo.
Senza fornire una vera e propria ricetta per ottenere una grande prima pagina, possiamo però convenire su tre punti che, opportunamente curati, renderanno sicuramente l'inizio del tuo racconto più interessante e avvincente.
Nei manuali di scrittura o sui blog potrai trovare centinaia di testi che ti consigliano o addirittura ti prescrivono i passi da compiere per avere una prima pagina che funziona.
Io stesso avevo pubblicato tempo fa un post sul tema, prendendo a esempio la prima pagina di un romanzo.
Senza fornire una vera e propria ricetta per ottenere una grande prima pagina, possiamo però convenire su tre punti che, opportunamente curati, renderanno sicuramente l'inizio del tuo racconto più interessante e avvincente.
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martedì 24 dicembre 2013
Malati di storie
Per alcune persone, raccontare e ascoltare storie è una vera malattia.
E questa malattia accompagna il genere umano sin dagli albori.
Dalla voce, ai segni rupestri, dalle tavolette al teatro, dai manoscritti ai tabelloni dei cantastorie, dalle prime stampe ai fumetti, dal grande schermo agli e-reader, passando per la tv e la rete, abbiamo visto cambiare il supporto, modificarsi la tecnologia, trasformarsi il mezzo di trasmissione di questo male benigno - perdonatemi l'ossimoro - ma la costante, la storia, la voglia di narrare e lasciarsi trasportare da chi narra, sembra immutabile.
Naturalmente, migliore è la storia, più potente è la malattia con le sue recidive: è proprio quando hai letto un grande libro che la tua sete di storie aumenta, è nel momento in cui hai appena finito di scrivere un racconto che ti prende la smania di iniziare un romanzo.
La malattia delle storie attacca la mente, producendo stati di alterazione più vividi e più a lungo termine di qualsiasi acido.
Diventiamo vulnerabili, ogni minima suggestione si trasforma in immagini fantasmatiche, e la vita che ci scorre davanti si mostra come un film del quale siamo ora spettatori e ora protagonisti.
E questa malattia accompagna il genere umano sin dagli albori.
Dalla voce, ai segni rupestri, dalle tavolette al teatro, dai manoscritti ai tabelloni dei cantastorie, dalle prime stampe ai fumetti, dal grande schermo agli e-reader, passando per la tv e la rete, abbiamo visto cambiare il supporto, modificarsi la tecnologia, trasformarsi il mezzo di trasmissione di questo male benigno - perdonatemi l'ossimoro - ma la costante, la storia, la voglia di narrare e lasciarsi trasportare da chi narra, sembra immutabile.
Naturalmente, migliore è la storia, più potente è la malattia con le sue recidive: è proprio quando hai letto un grande libro che la tua sete di storie aumenta, è nel momento in cui hai appena finito di scrivere un racconto che ti prende la smania di iniziare un romanzo.
La malattia delle storie attacca la mente, producendo stati di alterazione più vividi e più a lungo termine di qualsiasi acido.
Diventiamo vulnerabili, ogni minima suggestione si trasforma in immagini fantasmatiche, e la vita che ci scorre davanti si mostra come un film del quale siamo ora spettatori e ora protagonisti.
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