Poiché le festività natalizie e di fine anno sono vicine, voglio suggerirti di usare le cene, i pranzi, le feste e i ritrovi ai quali molto probabilmente parteciperai per collezionare dialoghi, sui quali poi lavorerai con la procedura che adesso ti illustrerò.
Naturalmente puoi approfittare di qualsiasi occasione festaiola, quindi l'esercizio è perfettamente ripetibile.
Durante l'evento a cui partecipi registra un pezzo di dialogo, non importa se lo scambio ti sembra assurdo, freddo o carico di tensione.
Presta molta attenzione a ciò che è stato detto.
In un momento successivo trascrivilo e trasformalo in una scena.
mercoledì 15 dicembre 2010
mercoledì 8 dicembre 2010
Il successo nella scrittura? Una trama a colpo sicuro!
Se ti dicessi che esiste un modo per scrivere un racconto dal successo garantito, probabilmente penseresti alla solita "bufala" internettiana.
Se poi aggiungessi che non si tratta di una mia originale trovata, ma di un principio antico come l'arte del narrare, potresti pensare anche che sto farneticando.
Se infine affermassi che è una cosa a costo zero, sotto gli occhi di tutti, che non richiede sforzo e che mette in crisi tutti i discorsi sull'originalità, la personalità, la creatività e qualsivoglia qualità necessaria o presunta tale per la scrittura, ti balenerebbe l'idea di farmi rinchiudere.
Spero che nella stanza dove sarò ricoverato ci sia l'adsl...
Ma adesso te la sparo lo stesso...
Alla gente non piacciono le novità.
Potrei portarti migliaia di prove per validare quest'affermazione.
Tutte le grandi novità, soprattutto in campo artistico sono state all'inizio fortemente osteggiate.
Almeno la metà di queste novità ha avuto bisogno di una grossa campagna mediatica per essere poi accettata come arte.
In campo narrativo, ciò risulta ancor più vero: se la narrazione non segue un ritmo riconoscibile per chi la ascolta o la legge, essa risulterà spesso incomprensibile.
Il principio della riconoscibilità ha un peso determinante nella diffusione della narrazione, come arte e come elemento fondante dello sviluppo culturale umano.
Se poi aggiungessi che non si tratta di una mia originale trovata, ma di un principio antico come l'arte del narrare, potresti pensare anche che sto farneticando.
Se infine affermassi che è una cosa a costo zero, sotto gli occhi di tutti, che non richiede sforzo e che mette in crisi tutti i discorsi sull'originalità, la personalità, la creatività e qualsivoglia qualità necessaria o presunta tale per la scrittura, ti balenerebbe l'idea di farmi rinchiudere.
Spero che nella stanza dove sarò ricoverato ci sia l'adsl...
Ma adesso te la sparo lo stesso...
Alla gente non piacciono le novità.
Potrei portarti migliaia di prove per validare quest'affermazione.
Tutte le grandi novità, soprattutto in campo artistico sono state all'inizio fortemente osteggiate.
Almeno la metà di queste novità ha avuto bisogno di una grossa campagna mediatica per essere poi accettata come arte.
In campo narrativo, ciò risulta ancor più vero: se la narrazione non segue un ritmo riconoscibile per chi la ascolta o la legge, essa risulterà spesso incomprensibile.
Il principio della riconoscibilità ha un peso determinante nella diffusione della narrazione, come arte e come elemento fondante dello sviluppo culturale umano.
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venerdì 3 dicembre 2010
Quei piccoli trucchi per fare la differenza
Un tempo si andava dagli artisti a bottega: non solo si imparavano i "fondamentali" di un'arte, ma il maestro trovava il tempo di svelare quei piccoli trucchi per fare la differenza, e quelli che non riusciva a svelare potevano comunque essere "rubati" dagli allievi.
Anche nella scrittura è così: alcuni "trucchi del mestiere" possono portare i tuoi testi a un livello più alto.
Cimentati con questi cinque facili strumenti per migliorare all'istante i tuoi racconti (alcuni potrebbero funzionare bene anche con altri tipi di testo).
Anche nella scrittura è così: alcuni "trucchi del mestiere" possono portare i tuoi testi a un livello più alto.
Cimentati con questi cinque facili strumenti per migliorare all'istante i tuoi racconti (alcuni potrebbero funzionare bene anche con altri tipi di testo).
sabato 27 novembre 2010
Come sabotare la propria carriera
Durante la teleconferenza di mercoledì 25 novembre, ho spontaneamente affermato che ci si può dichiarare scrittori solo se si riempiono pagine, il che significa meritarsi il diritto a dichiararsi scrittori attraverso il dovere di comportarci da scrittori.
Ma a volte siamo noi stessi il nostro peggior nemico, soprattutto quando è il momento di creare e costruire la nostra carriera.
Ecco alcune forme molto comuni di autosabotaggio che forse, da scrittrice o da scrittore, hai già sperimentate o sperimenterai:
Ma a volte siamo noi stessi il nostro peggior nemico, soprattutto quando è il momento di creare e costruire la nostra carriera.
Ecco alcune forme molto comuni di autosabotaggio che forse, da scrittrice o da scrittore, hai già sperimentate o sperimenterai:
sabato 13 novembre 2010
Scrivere come Alice nel paese delle meraviglie
La creatività è una sottile e magnifica danza tra la nostra parte razionale e quella intuitiva, tra la parte sinistra e quella destra del cervello, tra la tecnica e l'immaginazione.
Ho aperto così la teleconferenza La creatività è di tutti, giovedì 11 novembre, su un tema che dovrebbe stare a cuore a chiunque voglia cimentarsi nell'arte di scrivere.
Ora la teleconferenza si può ascoltare in mp3 iscrivendosi in questa pagina.
Entrambi i partners in questa danza sono assolutamente necessari e c'è bisogno che siano in proporzioni uguali, il che vuol dire che l'immaginazione è importante quanto la tecnica, e viceversa.
Il problema principale che ho notato e noto nel mio insegnamento è la prevalenza della parte razionale.
Le persone vorrebbero avere le storie belle pronte e i testi scritti in quattro e quattr'otto.
Vorrebbero saltare il processo creativo, buttare le parole giù sulla pagina e mettere la parola fine a proprio testo.
Benché non ci sia nulla di sbagliato nel voler finire un testo, è comunque nel processo della scrittura che chi scrive può vivere una profonda e soddisfacente esperienza nella propria creatività.
Gertrude Stein la metteva in questi termini:
tu non sei nato nel grembo di tua madre già formato come essere umano; la parte migliore della tua scrittura è tutto ciò che tu adesso non conosci; se già conosci tutto allora non è più creare, ma scrivere sotto dettatura.
In questo ragionamento si cela un paradosso: in realtà quando noi scriviamo a partire dall'immaginazione stiamo comunque scrivendo ciò che sappiamo, ma da un livello di conoscenza così profondo da non sapere noi stessi che lo sapevamo, finché non riusciamo a svelarlo, o meglio, a rivelarlo nella nostra scrittura.
È questo è un punto sul quale si dovrebbe meditare a lungo.
Quando siamo immersi davvero nel processo, scopriamo dentro di noi i mondi dei quali ignoravamo l'esistenza.
Come quando la Alice di Lewis Carroll, seguendo il coniglio, piomba nel paese delle meraviglie, che è la metafora perfetta del viaggio creativo, viaggio che non può mai svolgersi nel mondo reale e consapevole.
Ho aperto così la teleconferenza La creatività è di tutti, giovedì 11 novembre, su un tema che dovrebbe stare a cuore a chiunque voglia cimentarsi nell'arte di scrivere.
Ora la teleconferenza si può ascoltare in mp3 iscrivendosi in questa pagina.
Entrambi i partners in questa danza sono assolutamente necessari e c'è bisogno che siano in proporzioni uguali, il che vuol dire che l'immaginazione è importante quanto la tecnica, e viceversa.
Il problema principale che ho notato e noto nel mio insegnamento è la prevalenza della parte razionale.
Le persone vorrebbero avere le storie belle pronte e i testi scritti in quattro e quattr'otto.
Vorrebbero saltare il processo creativo, buttare le parole giù sulla pagina e mettere la parola fine a proprio testo.
Benché non ci sia nulla di sbagliato nel voler finire un testo, è comunque nel processo della scrittura che chi scrive può vivere una profonda e soddisfacente esperienza nella propria creatività.
Gertrude Stein la metteva in questi termini:
tu non sei nato nel grembo di tua madre già formato come essere umano; la parte migliore della tua scrittura è tutto ciò che tu adesso non conosci; se già conosci tutto allora non è più creare, ma scrivere sotto dettatura.
In questo ragionamento si cela un paradosso: in realtà quando noi scriviamo a partire dall'immaginazione stiamo comunque scrivendo ciò che sappiamo, ma da un livello di conoscenza così profondo da non sapere noi stessi che lo sapevamo, finché non riusciamo a svelarlo, o meglio, a rivelarlo nella nostra scrittura.
È questo è un punto sul quale si dovrebbe meditare a lungo.
Quando siamo immersi davvero nel processo, scopriamo dentro di noi i mondi dei quali ignoravamo l'esistenza.
Come quando la Alice di Lewis Carroll, seguendo il coniglio, piomba nel paese delle meraviglie, che è la metafora perfetta del viaggio creativo, viaggio che non può mai svolgersi nel mondo reale e consapevole.
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